Sharon Van Etten e Deftones
Sharon Van Etten e Deftones

Migliori album 2025. Classifica e considerazioni di Elena Raugei

Oscurità, trascendenza e urgenza espressiva nei dischi, film e serie che hanno segnato un anno-disastro

Se il 2024 era stato scisso, forse, principalmente, tra grandi ritorni e coraggiosi colpi di testa (nel secondo caso, da Kim Gordon ad Alan Sparhawk), il 2025 mi è sembrato mordersi la coda in una spirale circolare di volume, oscurità, invocazioni-evocazioni, fanta-geografia e soprannaturalità. Potendo, segnalerei più di un centinaio di dischi che mi sono piaciuti nella pila delle torrenziali pubblicazioni. Qui ne metto in fila appena una ventina (più altre annotazioni informali), che mi piace vedere in qualche modo connessi a un’urgenza espressiva contro lo scorrere del tempo. Sharon Van Etten e Deftones, quelli che ho ascoltato di più. La prima in una veste sorprendente, con la sua nuova band The Attachment Theory in inedita direzione darkwave, e i secondi nell’indefesso allestimento del proprio personale white bestiario, a fondere dream metal e, per l’appunto, private music.

Julien Baker & TORRES, in sodalizio, sfornano belle canzoni e fanno ciò che fa anche Perfume Genius, cioè riscrivono la tradizione, quella country nientemeno, in intimista chiave queer: fioccano preghiere sui generis e alternativi stati di gloria. Si va in direzione direttamente trascendentale con i These New Puritans di Crooked Wing, mentre i Big Thief amplificano il tasso psichedelico in Double Infinity e i libanesi SANAM elaborano un linguaggio che accorpa musica e parola, radici e dissonanze free form: tutti allargano le porte delle percezioni. Caroline Polachek duetta con Jack Barnett dei These New Puritans e compare anche nell’album di Blood Orange, Essex Honey, che scrive la sua irrinunciabile storia alt-R&B così come John Glacier presenta se stessa nel notevole debutto-diario hip hop-pop Like A Ribbon. Altri esordi: l’avant-folker DIY Kathryn Mohr per il primo tormentato e tormentante lavoro in lungo si fa ispirare sia dalla baia di San Francisco sia da remoti villaggi islandesi, la spagnola Amanda Mur tesse intrecci tra passato e futuro, tra electrocumbia, canto gregoriano, fado, dark ambient e minimal techno, gli irlandesi Rún esplorano il senso del mistero fondendo ad altissimi temperature musica sacra, acid folk, cosmic jazz, doom e sperimentazione, gli americani YHWH Nailgun sparano micidiali chiodi math-hardcore.

Tornando alla vis metafisica di cui sopra, guadate-sentite una super Deradoorian kraut-pop che volteggia tra «paradiso e vita terrena, dannazione e salvezza», oppure una Lyra Pramuk che lievita in scioltezza sopra minimalismo, musica da camera e registri operistici, electro-folk, loop e psichedelia, tecnologia, cattedrali veneziane e baite nelle Dolomiti. Armi: Hekla apre un portale grazie al suo theremin in grado di risucchiare tanto castelli medievali quando drone alieni, Jules Reidy imbraccia la sua chitarra in slalom tra accordature anticonvenzionali, scale di microtoni, sample e field recordings per porsi sul sottile confine in dissolvenza/trasformazione tra fantasmatico e spirituale.

Nell’elettronica Marie Davidson torna sul dancefloor e ci mette in guardia sul capitalismo della sorveglianza digitale nella sagace distopia di City Of Clowns, Nazar antepone l’emotività a ogni conflitto nel soul moderno di Demilitarize e DJ Koze nell’antidoto alle brutture del mondo di Music Can Hear Us ci consegna, tra le altre trovate pop-house, una spettrale Vamos A La Playa del dopo-bomba, con Soap&Skin al microfono, che da sola vale il prezzo del disastro. Perché il 2025 è stato un disastro, sì, ma noi per ora andiamo avanti.

Top 20
(in ordine alfabetico)

  1. Julien Baker & TORRES – Send A Prayer My Way
  2. Big Thief – Double Infinity
  3. Blood Orange – Essex Honey
  4. Marie Davidson – City Of Clowns
  5. Deftones – private music
  6. Deradoorian – Ready For Heaven
  7. DJ Koze – Music Can Hear Us
  8. John Glacier – Like A Ribbon
  9. Hekla – Turnar
  10. Kathryn Mohr – Waiting Room
  11. Amanda Mur – Neu Om
  12. Nazar – Demilitarize
  13. Perfume Genius – Glory
  14. Lyra Pramuk – Hymnal
  15. Jules Reidy – Ghost/Spirit
  16. Rún – Rún
  17. SANAM – Sametou Sawtan
  18. These New Puritans – Crooked Wing
  19. Sharon Van Etten – Sharon Van Etten & The Attachment Theory
  20. YHWH Nailgun – 45 Pounds

 

10 italiani

Laura Agnusdei – Flowers Are Blooming In Antarctica
Baustelle – El Galactico
Casino Royale – Fumo
Kety Fusco – BOHÈME
Litania – Litania
Messa – The Spin
Nero Kane – For the Love, the Death and the Poetry
OvO – Gemma
Populous – Isla diferente
Teho Teardo – Plays Twin Peaks and Other Infinitives

1 OST

Alessandro Cortini – Il Mostro (Colonna sonora della serie Netflix)

 


Film 

David Cronenberg – The Shrouds
Yorgos Lanthimos – Bugonia
Ryan Coogler – I peccatori 
Kathryn Bigelow – A House of Dynamite
Magnus von Horn – The Girl with the Needle
Mario Martone – Fuori
Ariane Louis-Seize – Vampira umanista cerca suicida consenziente
Zach Cregger – Weapons
Jacques Audiard – Emilia Pérez
Quentin Dupieux – L’Accident de piano
Gilles Lellouche – L’amore che non muore (L’Amour ouf)
Mike Flanegan – The Life Of Chuck
Alonso Ruizpalacios – Aragoste a Manhattan (La Cocina)

Serie TV

L’arte della gioia
American Primeval
Alien – Pianeta Terra
Il Mostro
Pluribus

Tracklist

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