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7.4

Dopo ghiotti singoli ed EP, dai quali riprende alcuni episodi, il talento di John Glacier sboccia appieno con l’album di debutto Like A Ribbon – da non confondersi appunto con l’EP dello stesso titolo del 2024. L’album racchiude undici brani concisi, per circa mezz’ora complessiva di durata. Questa capacità di concentrare l’ispirazione in composizioni così centrate, seppur ricche di idee, rende l’ascolto ancora più ficcante.

Dalle corde post-punk di Satellites all’experimental pop di Don’t Cover Me, sino alle collaborazioni con Eartheater (in Money Shows, dove si affrontano «Long days cos I talk about pain») e Sampha (nella morbida, riverberante Ocean Steppin’), pescando dunque tanto dalla scena d’avanguardia quanto dal mainstream di classe: l’hip hop della songwriter, rapper, poetessa e modella inglese, ma di origini giamaicane, è aperto alla miglior contaminazione, quella più genuina e trasversale. Brilla quando si concentra su un dark flow autobiografico (Emotions, vagamente su tracciati M.I.A., ribelle e autoironica nel prendere di petto il tema della fama: «You best believe it, I′m the hottest in the game»), quando gioca con l’elettronica (Nevasure, con lo zampino di Flume) e con ansiolitici beat dal potere ipnotico (Found), quando tocca il nu-R&B e quando affonda totalmente nella malinconia (Dancing In The Rain).

Ospite lo scorso anno dell’album The Road To Hell Is Paved With Good Intention del mentore Vegyn, Glacier cammina per conto proprio, con il principale apporto in produzione di Kwes Darko, e palesa un approccio sonoro contemporaneo, in linea con spiriti inquieti come Mica Levi, Tirzah, Moin, Coby Sey, Moor Mother, King Krule e The xx (a proposito, Glacier era tra le voci di In Waves di Jamie xx). Contemporaneo anche nello sguardo, che si posa sulla vita vissuta da giovane ragazza problematica e propositiva nelle strade di East London con flashante approccio diaristico, senza dimenticare una potente simbologia legata alla natura («Diamonds never rust», si afferma nella comfort-zone di Home). Glacier raccoglie oro da ciò che ha seminato e infiocchetta un disco che palpita, che cresce piedi a terra, a basso profilo nonostante l’hype, e si libra davvero in alto.

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