Film
Valeria Golino
L’arte della gioia
-
Carmen Palma
- 2 Marzo 2025
Il rischio era che uscisse fuori qualcosa di edulcorato e auto censurato, dati i dettami della prima serata in televisione. E invece è audace quanto basta L’arte della gioia, l’adattamento del romanzo di Goliarda Sapienza, pubblicato postumo nel 1998. Un testo denso, ricco di storie, date, eventi, emozioni, ricordi, che Valeria Golino ha deciso – coraggiosamente – di portare sul piccolo schermo con sei episodi. Un azzardo, sì, ma anche un atto di amore che solo chi si è immerso nella lettura del romanzo può capire. Nel ruolo della protagonista c’è Tecla Insolia, che possiede la fisionomia perfetta per il ruolo di Modesta (a volte calcando un po’ troppo la mano sul suo essere fuori le righe , spogliandola di quel mistero che rendeva la donna del romanzo qualcosa di inafferrabile, umana, sì, ma anche oscura e indicibile).
L’arte della gioia racconta la storia di una ragazzina della Sicilia di inizio ‘900 che scopre la sessualità e il desiderio di una vita migliore di quella che ha sempre avuto, il cui carattere ribelle la porterà in mille vicissitudini d’amore, intellettuali e politiche.
La miniserie non segue un andamento cronologico degli eventi, ma va avanti e indietro nel tempo senza rinunciare alla voce esterna di Modesta, che ricorda, come nel libro, tutto ciò che provava e passava nella sua testa durante i momenti più importanti della sua vita. Al centro dei primi due episodi vi è il suo rapporto con la madre superiora Leonora, interpretata da Jasmine Trinca, la quale accoglie Modesta in convento dopo che la sua famiglia è morta in un incendio (scaturito dopo lo stupro commessa da suo padre nei suoi confronti). Golino si affida a simbolismi raffinati – come la visione di madre Leonora nelle vesti di Sant’Agata – per descrivere un rapporto torbido e ambiguo, fatto di sospiri e sangue, che terminerà in maniera tragica.
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