Album

Sametou Sawtan

19 Settembre 2025 rock folk experimental post

Senza contare il Live at Cafe Oto dello scorso anno, Sametou Sawtan è il secondo album del sestetto libanese SANAM, il primo per Constellation, e, tradotto in inglese, sta a significare “I Heard A Voice”. Questa voce, spettrale o spirituale che sia, finisce per rappresentare il linguaggio di una formazione che fonde suono e parole, radici e dissonanze free form, passato e presente in una colata sciamanica e abbastanza ombrosa di avant-krautrock e free jazz, post-folk legato alle proprie radici e sperimentazione.

Il sestetto, formatosi nel 2021 in seguito all’invito a collaborare con l’ex Faust Hans Joachim Irmler per l’Irtijal Festival, è composto da Sandy Chamoun alla voce, Antonio Hajj al basso, Farah Kaddour al buzuq, Anthony Sahyoun alla chitarra e ai synth, Marwan Tohme alle ulteriori chitarre e Pascal Semerdjian alla batteria, raggiunti dal brillante Radwan Ghazi Moumneh (Jerusalem In My Heart) in sede di produzione. Le tracce sono nate a Beirut e registrate in prevalenza ai La Frette Studios di Parigi, dunque è comprensibile che si focalizzino innanzitutto su sensazioni di distanza, sulla necessità di appartenere a un posto in quest’epoca di dislocamento. Ma la band è bravissima a trasportarci di prepotenza nel suo mondo, dalle sincopi arabeggianti dell’iniziale Harik alla ballad Goblin, dalla psichedelia con tanto di autotune, con gusto, di Habibon alla percussiva Tatayoum, sulla trappola ambivalente dell’amore.

Negli ultimi cinque anni sembra che tutti stiano lasciando il Libano. L’album non parla letteralmente di questo, ma dell’idea che qualcosa ti stia abbandonando… Una distanza dagli eventi anche se li stai vivendo, una distanza da casa tua anche se ci sei dentro. Sandy Chamoun

Come già avveniva per il debutto Aykathani Malakon, nel complesso meno rifinito ma già ricoperto di ampi consensi, alcuni testi, quando non originali a firma di Chamoun, sono presi in prestito da altri contesti a appositamente riadattati: l’intensa e ieratica Hadikat Al Ams, sfociante a momenti in una sorta di hard rock digitale, si rifà all’opera dello scrittore libanese contemporaneo Paul Shaoul e l’estesa Hamam, in progressione via via sempre più caotica, è l’adattamento di una folk song egiziana, mentre l’atmosferico blues-dub di Sayl Damei e la breve chiusura affidata alla stessa Sametou Sawtan impiegano versi del matematico e poeta iraniano del XII secolo Omar Khayyam. Una creatura, quella dei SANAM, che mappa la Storia per divenire universale-atemporale.

Il 21 novembre live allo Spazio Teatro 89 di Milano, il 22 novembre ospiti del Transmissions di Ravenna e il 28 novembre in ultima tappa italiana al youTHeater di Mestre. 

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Discografia
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  • 1 Harik
  • 2 Goblin
  • 3 Habibon
  • 4 Hadikat Al Ams
  • 5 Hamam
  • 6 Sayl Damei
  • 7 Tatayoum
  • 8 Sametou Sawtan
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