Recensioni

E sì, Deradoorian è decisamente pronta per il paradiso. Dopotutto basterebbe riprendere per l’attacco di questa recensione quello che affermavamo un lustro fa, ai tempi di Find The Sun, album con il quale (Angel) Deradoorian, artista di origini armene e nascita californiana del giro Dirty Projectors ma da cui si è via via sganciata con una produzione solista parca ma di livello altissimo e una serie di collaborazioni di primo livello (Matmos, Avey Tare e Flying Lotus per fare qualche nome) ci trascinava nel suo mondo multisfaccettato e ipnotico, in cui riusciva a unire suggestioni e dettagli apparentemente distinti e distanti. Come il precedente, anche Ready For Heaven è un disco solista nel senso più letterale del termine: concepito, prodotto e completato in totale autonomia da Angel, che ha impiegato mesi a limare e riscrivere ogni dettaglio fino a ottenere il suono esatto che cercava.
Non tanto quello di una songwriter in senso stretto, quanto quello di una produttrice appassionata, curiosa e in costante dialogo con le sue fonti d’ispirazione: i Silver Apples e certi 60s ipnoticamente psych e dolcemente eterei (Set Me Free è una specie di ballata cinematografica fuori tempo massimo che però si appiccica in testa riesumando addirittura i Procol Harum), il krautrock con le sue quadrature, l’art pop che è la polpa e il dub l’unguento che si fa necessario contrappunto di questi intingoli che paiono nati – parole di Deradoorian – in un brodo primordiale fatto di Lizzy Mercier Descloux, Mingus, ESG e, aggiungiamo noi, molto altro ancora compreso in un range che va dai Can agli Stereolab passando per minimalismo e Alice Coltrane. Un pezzo come Golden Teacher è emblematico di questo pot-pourri apparentemente bislacco ed eccessivamente arty, ma che Deradoorian riesce a mantenere coeso, intrippante, cullante con un dosaggio estremamente sapiente dei vari ingredienti sonori di cui sopra.
Ed è proprio questa capacità nel dosare elementi apparentemente anche dissonanti (Reigning Down sembra teletrasportata da un album synth-pop dei pieni anni ’80; No No Yes Yes è acid-funk à la Zè Records attualizzato all’oggi; Purgatory Of Consciousness una ambient aliena che risale dalle profondità oceaniche; Hell Island un trip-hop sensuale e jazzato dagli umori lynchiani) come fosse un piccolo chimico del suono, che rende le musiche di Deradoorian – siamo al quarto album lungo, escluso l’ep di esordio Mind Raft – qualcosa di particolare nel panorama odierno. E degno della massima attenzione, ovviamente.
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