Film
Vince Gilligan
Pluribus
-
Jacopo Fioretti
- 11 Novembre 2025
Tutti aspettavano il ritorno di Vince Gilligan sul piccolo schermo, ma nessuno si aspettava un ritorno al quadrato. La mente dietro a Breaking Bad e Better Call Saul si presenta infatti su Apple TV+ con una serie che guarda oltre i due capolavori che hanno lanciato il suo nome nel firmamento dei più grandi showrunner di inizio millennio, tornando fino a X-Files, il suo primo impegno seriale.
Il risultato è Pluribus (anzi, “Plur1bus”), un’operazione che riprende l’immaginario un po’ escapista e un po’ persecutorio di un certo filone sci-fi che caratterizzò il cinema statunitense tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, ma che si colloca straordinariamente bene nel nostro tempo. L’idea è quella di rifarsi al passato del genere, aggiornarlo e disattenderlo, mescolando riferimenti classici e moderni: si percepisce l’eco dei disaster movie anni ’50, con la loro tensione globale e la paura di catastrofi scientifiche o extraterrestri, e l’influenza di The Twilight Zone, nella costruzione di una narrazione allegorica dove la protagonista osserva un mondo trasformato e deve confrontarsi con dilemmi morali e filosofici.

Probabilmente dalla nascita dell’umanità (o giù di lì), dallo spazio alla Terra arriva un segnale che finalmente, nel 2025 a.C., viene decifrato. Si tratta di un codice genetico, un’architettura tra l’RNA e un vero e proprio virus, che, per il più classico degli incidenti — forse il punto più debole della sceneggiatura — infetta uno dei ricercatori, propagandosi in forma pandemica per un breve periodo.
Questo microrganismo ha la capacità di infettare le persone creando una sorta di reticolato in cui tutti entrano a far parte di una mente alveare priva — almeno fino alla seconda puntata — di una regina. L’intera umanità diventa così una collettività senza pluralità, Pluribus appunto, in seguito a una fusione che, nonostante qualche effetto collaterale, regala a tutti i suoi componenti uno stato di gioia e felicità perpetua.

Tutto viene narrato da Carol (Rhea Seehorn), scrittrice frustrata ma famosa per i suoi libri erotici di fantascienza. Suo malgrado, si ritrova ad essere l’antieroina della storia. È una delle 13 persone al mondo che hanno resistito al contagio e vive nell’impossibile dimensione di essere sopravvissuta a un’apocalisse aliena che ha reso paradossalmente aliena lei stessa, conservando libero arbitrio e coscienza individuale. Non è detto però — e questo è uno dei dilemmi filosofici e morali della serie — che questo la renda migliore degli altri, specialmente quando gli altri devono rispettare rigidamente un certo codice etico.
Vince Gilligan utilizza uno spunto classico per creare qualcosa di incredibilmente multifunzionale a livello metaforico e incarica Rhea Seehorn di diventare gli occhi e la mente di uno spettatore spaesato, costretto a guardare dentro di sé per trovare una nuova posizione nel mondo, sostenibile e funzionale. Il risultato è un dramma ironico, dal forte spirito postmoderno e dall’alto contenuto tensivo, pur ambientato in un mondo pacificato, con l’eccezione di una protagonista sontuosa. Già cult.
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