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7.4

È un giro di vite lento e per forza di cose decadente, nel quale calarsi in immersione totale, quello di For the Love, the Death and the Poetry, il quarto album del songwriter, cantante e chitarrista Nero Kane, spalleggiato al solito dall’artista Samantha Stella al mellotron e alla voce, nonché alla parte visiva. Un giro di vite nel quale gli altri in ballo sono i mortali ancora nel corpo e i morti già in cenere, in una successione di canzoni che si fanno rosario, si fanno quasi pellicola di evocazioni, non tanto nel senso di pure e semplici suggestioni quanto nel vero e proprio invito volto alle varie entità di manifestarsi. Nella prima estesa e purificante litania As an Angel’s Voice, coadiuvata da un cortometraggio sperimentale tra le dimensioni del passato e del presente diretto dalla stessa Stella, lo si canta subito: «Come to me as an angel’s voice / Restore your soul, embrace the Death».

Gli altri possono essere anche padri/madri putativi/e richiamati senza mai inchinarsi all’atto del mero calco. Spiriti-guida come Johnny Cash, Nico, Nick Cave, Michael Gira e Jozef Van Wissem, volteggianti in cartoline d’altri tempi, intonse alla corruzione delle interferenze. L’ascolto, tanto minimale quanto solenne, ricco di rimandi interni, si fa allora un profondo tendere l’orecchio verso la terra e l’ultraterreno, nel blues suadente e desertico di My Pain Will Come Back to You, nello ieratico e marmoreo madrigale di Land of Nothing, nella tradizione sempiterna di arpeggi acustici di Mountain of Sin, nella connessione con l’aldilà via organo a archi della funerea eppure struggente Receive My Tears. Sino al finale costituito da There is No End, ballata dalla chiaroscurale circolarità, e Until the Light of Heaven Comes, avant-proiezione su altri mondi forse auspicabili.

In precedenza Nero Kane aveva scritto di fede e follia, conoscenza e rivelazione. Solo gli amanti sopravvivono sulla montagna sacra dell’atto poetico, elevazione in antidoto al dolore in circolo vizioso, oltre che a tutto quello che là fuori è vanità. L’articolata The World Heedless of Our Pain, laddove Nero Kane e Stella uniscono le occulte forze psichedeliche-psicomagiche ai microfoni, incarna non a caso il cuore del nuovo lavoro, prodotto ancora una volta da Matt Bordin (Squadra Omega), con uno spiazzante coro in italiano che si fa gentile manifesto programmatico di pacificante rinascimento: «Vissi d’Arte, vissi d’Amor». Quello che vorremmo leggere sulla copertina in pelle rigorosamente nera di ogni songbook che si rispetti e che vorremmo incidere, s’intende, sulla nostra lapide.

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