Film

Mike Flanagan

The Life of Chuck

18 Settembre 2025 Stati Uniti commedia drammatico

Che Mike Flanagan fosse un cultore di Stephen King era palese a tutti, sia attraverso gli adattamenti diretti (Il gioco di Gerald, Doctor Sleep) sia dal profondo debito di riconoscenza nelle sue opere originali (Midnight Mass, Oculus), ma arrivato al suo terzo adattamento cinematografico consecutivo di un’opera dello scrittore del Maine qualcosa sembra essersi spezzato. Non che The Life of Chuck sia un brutto film, è semplicemente un’operazione sbagliata.

Flanagan, che ha dimostrato di essere un maestro nella costruzione di una tensione palpabile, sempre in equilibrio tra mistero e dramma profondo, con un’attenzione quasi maniacale ai personaggi che popolano le sue storie, sembra qui aver smarrito la sua strada abituale e averne scelto al suo posto una più schematica e diretta, una sorta di scorciatoia delle emozioni che arrivano già preannunciate verso l’inevitabile e telefonata conclusione. In The Life of Chuck, il regista predilige una via più comoda, banalizzando così la materia a sua disposizione. L’uso insistito di una fastidiosa voce fuori campo, che sembra voler guidare lo spettatore come se fosse incapace di orientarsi da solo (funziona meglio sulla pagina scritta che su celluloide), non solo spezza più volte il ritmo narrativo ma soprattutto sottrae fascino al mistero e, ancor più grave, ci priva del piacere stesso della scoperta.

A reggere la pellicola rimane il cast, che compie un lavoro convincente e dona spessore emotivo a personaggi che la scrittura tratteggia in maniera piuttosto superficiale, colpa di una sceneggiatura (che ha causa della sua struttura invertita in tre atti appare già come depotenziata) in cui il talento di Flanagan riemerge solo a tratti (ad esempio, nell’intenzione di voler inserire l’elemento perturbante in sequenze solo apparentemente più leggere) in quello che è sostanzialmente un feel good movie che non osa mai davvero spingersi oltre i confini rassicuranti. A fine visione si ha come l’impressione che il film abbia voluto solo accarezzare temi profondi (la fine del mondo, i rimpianti di una vita, le scelte compiute), senza mai trovare la sintesi giusta per offrirne una rilettura quantomeno dotata di personalità.

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