Probabilmente la notizia principale della giornata: questa mattina, davanti al civico 10 di Downing Street, Keir Starmer ha recitato il suo discorso d’addio da Primo Ministro e leader dei Laburisti. L’ormai ex Premier ha rivendicato i risultati del suo mandato, dichiarando di “aver estirpato il veleno dell’antisemitismo e ristabilito la fiducia nell’economia e nella sicurezza nazionale”. Mentre a Westminster ci si confronta sul successore, con Andy Burnham già in pole position, a Belfast si sta festeggiando questa clamorosa uscita di scena.
I Kneecap non hanno perso tempo e hanno affidato ai social un personalissimo e durissimo addio al Premier: “Slàn Keir” (“Addio Keir” in gaelico), allegato a un video-collage che riassume come il trio hip-hop nordirlandese sia stato negli ultimi due anni la spina nel fianco più dolorosa per l’establishment britannico.
Da Glastonbury alla censura di Stato
Poco spazio alle interpretazioni, se si guarda il video: ci sono le immagini dell’esibizione a Glastonbury 2025, quando la band aveva guidato il pubblico di Worthy Farm nel coro “Fuck Keir Starmer“, alternate alle interviste in cui il Premier – visibilmente irritato – definiva il trio “completamente intollerabile”. Sul finale del video, la band accusa ancora un’ultima volta Starmer per la sua politica estera, definendolo “il cagnolino di Netanyahu” e “un fornitore di armi per il genocidio”.
Quello tra Starmer e i Kneecap con il tempo ha preso la piega di uno scontro istituzionale. Il punto di rottura con Downing Street risale proprio ai mesi precedenti a Glastonbury, quando l’allora Primo Ministro si era speso in prima persona – arrivando a testate della destra populista come The Sun – per far saltare i Kneecap dalla line-up del Festival. Il motivo: un attivismo sfrenato della band alla causa palestinese e la denuncia aperta dei flussi di armi britanniche a Tel Aviv.
Starmer aveva poi dichiarato ai microfoni di NME che “I Kneecap non avrebbero dovuto esibirsi a Glastonbury. Non sostengo l’incitamento alla violenza mascherato da libertà di espressione”. Un tentativo di censura che poi è diventato un boomerang: i tre rapper sono ugualmente saliti sul palco e lo hanno trasformato in un raduno gigantesco di protesta pro-Palestina.
Il caso giudiziario
In realtà, occorre fare ancora un passo a ritroso a novembre 2024. Mo Chara era stato accusato di reati di terrorismo per aver sventolato una bandiera di Hezbollah e aver intonato cori a favore di Hamas durante un concerto all’O2 Forum Kentish Town di Londra.
Tuttavia, i Kneecap hanno sempre respinto al mittente le accuse, definendo l’intera vicenda giudiziaria “un carnevale delle distrazioni”. Mo Chara, dal canto suo, ha ribadito più volte di aver raccolto la bandiera dal pubblico senza aver chiaro cosa rappresentasse. Lo scorso settembre l’Alta Corte ha poi archiviato il caso, mandando su tutte le furie uno Starmer che, non contento, ha pressato pubblicamente il Crown Prosecution Service affinché riaprisse il caso. Durissima la replica dei Kneecap:
Fanculo Keir Starmer, un uomo che non è riuscito nemmeno a cancellarci da Glastonbury. Sai cosa non è appropriato, Keir? Armare un ca**o di genocidio
La musica usata come arma politica
Una faida che a tutti gli effetti ha lasciato un segno profondo anche nella produzione discografica del trio: nel loro ultimo album, intitolato Fenian (qui la recensione di Diego Muleri), spicca il singolo Liar’s Tale, di fatto un attacco senza filtri a Starmer liquidato come “feccia” per la complicità del Regno Unito nel massacro di Gaza.
Móglaí Bap analizzando lo scontro con il Premier, aveva sottolineato un potere dettato dal cinismo: “C’è un disperato bisogno di sensazionalismo. Starmer attacca noi per farsi bello con l’elettorato di destra? Molto bizzarro. Poteva essere indignato per qualcosa che non aveva ripercussioni su di lui, solo per tornaconto politico. Abbiamo vissuto una relazione simbiotica disfunzionale con il potere”.