Migliori album 2022. Classifica e considerazioni di Riccardo Zagaglia

Nel giorno in cui sto scrivendo queste righe la metà dei 30 album più ascoltati delle ultime 24 ore sono vecchi almeno due anni

Premetto che anche quest’anno, pur provandoci, non sono riuscito a tenere il giusto ritmo di ascolti/letture/approfondimenti per riuscire ad avere una mappa mentale di quanto successo in musica negli ultimi dodici mesi. Parallelamente, quest’anno mi ero anche ripromesso di tornare ad ascoltare musica per puro piacere ed invece la voglia di continuare ad esplorare, analizzare, scoprire e contestualizzare anche sonorità lontane dai miei gusti è stata ancora una volta troppo forte. Quelli che seguiranno saranno quindi pensieri abbastanza sparsi e disconnessi di chi ha perso un po’ il polso della situazione e di chi anagraficamente si sta sempre più allontanando dalla fascia di età in cui “succedono le cose”.

L’appuntamento dei “migliori album dell’anno” rimane comunque un must a cui non sottrarsi, anche solo per tracciare una linea, svuotare tutto e creare spazio per l’anno successivo. La selezione dei “migliori album dell’anno” nel mio caso tendenzialmente è il risultato di un mix tra quelli che ho ascoltato maggiormente (e per questo ringrazio sempre l’esistenza di Last.FM), quelli più vicini al mio gusto (shoegaze/dream/post-punk/jangle-pop) e quelli che da osservatore ritengo essere comunque lavori imprescindibili per comprendere in che direzione sta andando la discografia. Al primo posto della classifica lascio quel Ants From Up There dei Black Country, New Road che mi ha folgorato ad inizio anno, che ho ascoltato in continuità per qualche settimana e che – se devo essere onesto – ho un po’ abbandonato con il passare dei mesi. Superiore per songwriting, varietà e personalità stilistica rispetto all’esordio For the First Time (che fu comunque il personale top dello scorso anno…), Ants From Up There non ha più trovato rivali ai vertici delle mie preferenze. Ci hanno provato i Fontaines D.C. con un album-di-canzoni dal repeat facile (Skinty Fia) andando a cementificare un percorso di crescita che li porterà senza dubbio con ancora più riflettori puntati addosso (anche se in territori albionici avevano maggior successo agli esordi) quando uscirà il quarto disco, ci hanno provato i Black Midi con un disco (Hellfire) ancora più eclettico, brutale, infernale e riccardonesco, ci hanno provato i Girl Band/Gilla Band con Most Normal, un lavoro che è contemporaneamente il più estremo e il più accessibile della loro carriera ma Ants From Up There è rimasto lì, inscalfibile e mentre scrivo queste righe non posso non notare che le band che sto includendo sono esattamente le stesse che citavo nel 2019.

Questo porta ad una prima riflessione: nel 2022 sono mancati – o li ho persi per strada – degli album di debutto davvero memorabili. Tornando indietro di dieci anni, a quel 2012 che fu probabilmente l’annata più intensa degli anni Dieci, avevamo avuto tra gli altri gli esordi di Frank Ocean, Death Grips, Purity Ring, DIIV, Alt-J e comunque una lunga serie di debutti lunghi magari ai conti fatti non così eccelsi ma capaci di generare hype e interesse istantaneo. Quest’anno questa sensazione di “ricambio” e voglia di nuovo l’ho percepita davvero poco: certo God’s Country dei Chat Nile è un signor disco ma era atteso da almeno tre anni (vedi Remove Your Skin Please EP), stesso discorso per i Jockstrap di I Love You Jennifer B (comunque per il momento materiale da addetti ai lavori) e anche l’opera prima dei Caroline è sicuramente intrigante ma ha un appeal “pop” prossimo allo zero . Aggiungo poi il fenomeno Wet Leg che personalmente non va oltre il jingle pubblicitario e il debutto lungo targato Yard Act, divertente ed intelligente ma non esattamente un grande album. Ecco, abbiamo avuto tanti debutti interessanti e piuttosto validi (aggiungo anche Wu-Lu, Haunted Youth, PVA, Thus Love, Horsegirl, King Hannah, Honeyglaze, The Lounge Society, Courting e Sinead O’Brien) ma nulla di davvero impressionante.

Per il resto tante conferme di assoluto livello: i Big Thief con Dragon New Warm Mountain I Believe In You realizzano probabilmente la loro opera definitiva ma verrà ricordato più per i brani che lo hanno anticipato che per quello che è venuto dopo la pubblicazione, discorso simile anche per l’ottimo Once Twice Melody dei Beach House. Ancora molto bene anche Weyes Blood (And in the Darkness, Hearts Aglow) che con alcune perle riesce a scacciare – in parte – l’impressione di essere di fronte ad un Titanic Rising in formato minore. Validissimo per l’ennesima volta Perfume Genius (Ugly Season) che decide di tenere a freno le tentazioni pop lasciando libero il lato più sperimentale, così come pure gli Alvvays (Blue Rev) questa volta forse un pelo sopravvalutati (continuo a preferire Antisocialites) ma sempre abilissimi compositori indie-pop o un Alex G (God Save The Animals) zitto zitto riesce nuovamente a finire nella parte alta della mia top list.

Poi c’è Kendrick, con l’album più atteso di tutti, quel Mr. Morale & The Big Steppers forse schiacciato dal peso stesso delle attese e dall’asticella settata troppo in alto per essere costantemente raggiunta. Rimane un ottimo lavoro, ma certamente non quello per cui verrà ricordato. Dal mondo dell’hip hop arrivano ancora una volta ottime cose: i due album di Cities Aviv, i due album di Billy Woods, il ritorno di Pusha T, il terzo capitolo King’s Disease del rinato Nas, l’album di Danger Mouse e Black Thought, la conferma di Denzel Curry (Melt My Eyez See Your Future) e Conway The Machine.

Altri lavori a 360° che mi hanno piacevolmente sorpreso o sui quali ho schiacciato play spesso e volentieri sono stati: Cave World dei Viagra Boys, Half Life di Castlebeat, Glitch Princess di Yeule, Reset di Panda Bear & Sonic Boom (coppia che funziona), Pre Pleasure di Julia Jacklin, Heart Under dei Just Mustard, Actual Life 3 di Fred again.. (recuperando anche i primi due), Ha Ha Heartbreak di Warhaus, Labyrinthitis dei Destroyer, Blending degli High Vis, Autofiction degli Suede (in grande forma), Arrangements dei Preoccupations e tanti altri che riporto in lista più sotto.

Uscendo dal contesto migliori album per provare a buttare uno sguardo più ampio sul 2022, impossibile non constatare che a livello mediatico, di cassa di risonanza commerciale o di percezione di interesse, il rock continua la propria agonia con da una parte gli – ormai – unici dinosauri in grado di incidere anche solo lievemente e per un paio di settimane nelle classifiche con lavori quando va bene da sufficienza striminzita (Rammstein, Red Hot Chili Peppers…) ma spesso irricevibili (Muse) e dall’altra parte una serie di plastificati personaggi per la TikTok-generation che fanno rimpiangere il peggior pop-punk o il peggiore fake-emo di vent’anni fa (MGK, Yungblud…). Sulle fasce alte del mainstream la situazione è quindi quella in cui i “grandi” (virgolette d’obbligo) del passato sono sempre più scollegati dal contemporaneo e in “nuovo” (anche qui virgolette d’obbligo) sta tra l’inverecondo e il dannoso.
Rimanendo in ambito rock, campionato a parte in tutto e per tutto per i King Gizzard & the Lizard Wizard che anche nel 2022 ci hanno deliziati con una manciata di album più che ispirati.

Se le chitarre non stanno benissimo, a livello mediatico, di cassa di risonanza commerciale o di percezione di interesse anche tutto il contesto elettronico è ormai un po’ fermo da qualche tempo, si è ancora in attesa di un nuovo messia, di una nuova corrente più o meno rivoluzionaria o di album davvero game-changer. Citato precedentemente, Fred again.. è il nome giusto nel momento giusto, uno a cui sembra riuscire tutto facile, una sorta di predestinato se vogliamo, ma il suo è un mix mix di influenze clubbing made in UK degli ultimi venticinque anni, non è presente una spinta evolutiva. Come non è presente nella produzione di Nia Archives, altro nome chiacchierato, che per quanto fresca e trascinante non va oltre a quel revival jungle&dintorni 95-00 che già citavo lo scorso anno.

Non c’è spazio qui per approfondire a dovere ma è chiaro che ormai da tempo la direzione è quella di un forte appiattimento che sta portando verso un disinteresse generalizzato nei confronti della musica (o meglio, di un certo modo di intendere e vivere la musica), sempre più relegata a sottofondo/intrattenimento secondario e questo è ancora più evidente da quando la trap (spesso impresentabile quanto volete ma rimane oggettivamente l’unico genere/movimento di rottura di recente memoria) ha iniziato a perdere la spinta lasciando spazio ad un grande “va bene tutto”, che è chiaramente diverso dal “va tutto bene”.

Bisogna anche dire che a livello mainstream il 2022 è stato particolare: Bad Bunny ha letteralmente dominato (Un Verano Sin Ti diventerà in poco tempo l’album più ascoltato di SEMPRE su Spotify), distaccando tutti gli altri in modo evidente, compreso un Harry Styles (Harry’s House) o una Taylor Swift (Midnights) comunque capaci di ottime cifre. I nuovi album dei big non sono mancati ma ad oggi hanno raccolto tutti meno del previsto: Dawn FM di The Weeknd è lontano dai risultati dei predecessori, Twelve Carat Toothache di Post Malone è un flop, RENAISSANCE di Beyoncé non ha avuto l’impatto previsto, Honestly, Nevermind di Drake uguale (Her Loss è partito meglio ma è ancora presto per giudicarne i numeri). Insomma, ad eccezione di rarissimi casi fuori scala, questa sensazione di disinteresse verso la novità è presente: l’anno scorso gli album del 2021 con oltre 1 miliardo di ascolti erano stati trenta, in questo momento gli album pubblicati quest’anno con oltre 1 miliardo di ascolti sono solo sedici (probabile che a fine anno saranno 20-25 non di più). Lo streaming ha reso tutto più bulimico nell’immediato ma parallelamente ha reso tutto più dilatato, aumentando la quota “catalog” tra le preferenze. Nel giorno in cui sto scrivendo queste righe la metà dei 30 album più ascoltati delle ultime 24 ore sono vecchi almeno due anni. Come già evidenziato in passato, in tutto questo TikTok (e più raramente Netflix) gioca un ruolo importante andando a “riattivare” vecchi brani con una certa continuità.

Divagazioni a parte, tornando sul punto di partenza (i migliori album), per quanto riguarda il territorio italiano tra gli album maggiormente degni di nota sicuramente cito It’s Here Where You Fall dei The Wends (già Smile) ed il loro pregevole jangle-rock che in un paio di occasione mi ha ricordato i dispersi Line & Circle, ma anche la conferma ad altezza doom dei Messa (Close). I Verdena mi hanno convinto ancora una volta, magari senza l’effetto wow (in tutti i sensi) ma comunque con una prova solida e libera da compromessi (Volevo Magia). Edda riesce sempre a conquistarmi (Illusion) ascolto dopo ascolto: parto sempre un po’ controvoglia per poi rimanerne affascinato (questa volta con alcune melodie e prove vocali inattese). Tanti, poi, i dischetti indie degni di menzione, da Paura di Piacere dei Cosmetic (mai così pop), passando per Entropia Padrepio dei Post Nebbia finendo su una scuola bolognese mai così “brensa” negli ultimi anni: Sleap-e (Pouty Lips), Leatherette (Fiesta), Baseball Gregg (Pastimes) e Ibisco (NOWHERE EMILIA). In ambito hip hop sempre ottimo Murubutu anche se è il ritorno di Egreen quello che mi ha sorpreso maggiormente (considerata anche la piega che aveva preso la carriera prima di questo lavoro).

Top 20 Album 2022

  1. Black Country New Road – Ants From Up There
  2. Big Thief – Dragon New Warm Mountain I Believe In You
  3. Beach House – Once Twice Melody
  4. Fontaines D.C. – Skinty Fia
  5. Perfume Genius – Ugly Season
  6. Weyes Blood – And In The Darkness, Hearts Aglow
  7. Black Midi – Hellfire
  8. Kendrick Lamar – Mr. Morale & The Big Steppers
  9. Alex G – God Save The Animals
  10. Gilla Band – Most Normal
  11. Alvvays – Blue Rev
  12. Chat Pile – God’s Country
  13. Viagra Boys – Cave World
  14. Caroline – Caroline
  15. CASTLEBEAT – Half Life
  16. High Vis – Blending
  17. Billy Woods – Aethiopes
  18. Danger Mouse & Black Thought – Cheat Codes
  19. Preoccupations – Arrangements
  20. Foxtails – Fawn

 

TOP200

Canzoni -> Playlist 2022

Film*
*Le visioni si sono ridotte ai minimi termini quindi più che una classifica è una suddivisione grossolana dei film visti.

– consigliati –
Licorice Pizza
The Batman
Spencer
C’Mon C’Mon
The Northman
Triangle Of Sadness
White Noise
The Fabelmans

– ok –
Bones and All
The House
Crimes Of The Future
Blonde
Verdens Verste Menneske [The Worst Persona in The World]
CODA
Everything Everywhere All At Once
Top Gun: Maverick

– ok ma… –
America Latina
Hustle
No Time To Die

– anche no –

_____
Serie TV & co*
*Le visioni si sono ridotte ai minimi termini quindi più che una classifica è una suddivisione grossolana delle serie viste

– Better Call Saul s6 (addirittura superiore a Breaking Bad, si può dire?)
– Ted Lasso 1&2 (serie feel-good)
– Stranger things s4
– Maid
– Succession (da finire)
– Ozark (da finire)
– Trainwreck: Woodstock ’99

Tracklist

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