Recensioni

Se con Cavalcade i Black Midi ci avevano sommerso con un audace mix di generi e influenze – dal post-punk al funk, dal prog al math-rock e oltre – e una fauna di personaggi strambi (e fuori di testa), nella nuova prova in studio mollano totalmente gli ormeggi sprofondando nell’eccesso concettuale. Un disco che risponde sì alla domanda su fino a che punto avrebbe potuto spingersi la band britannica, ma lasciando ugualmente sorpresi, e non solo positivamente.
Si potrebbero semplicemente utilizzare definizioni colorite – e lo faremo – per portare facilmente a casa una critica dignitosa sul disco. Eppure se Hellfire è tecnicamente ineccepibile e divertente, allo stesso tempo è pervaso da una costante schizofrenia di cambi di tempo, umori e visioni da non lasciare scampo all’ascoltatore. Per di più lo fa spingendo ulteriormente l’acceleratore su una teatralità a perdifiato, veicolata da monologhi psicotici in prima persona. Il problema non sta nell’estremismo in sé – gli appassionati del genere sono già svezzati a colpi di Zappa, Naked City, Boredoms, Primus e Flying Luttenbachers – ma nella volontà di non voler programmaticamente concedere punti di riferimento: un suono che spinge le intuizioni di Van der Graaf Generator e Genesis all’estremo della follia, concettualmente muscolare, esageratamente imbastardito e infarcito di forzati momenti soft da sembrare una compiaciuta prova di forza.
Venendo alle minacciate definizioni, la title track ha il sapore di un’opera scritta da un Kurt Weill buontempone, il jazz rock di Sugar/Tzu è un estenuante mix di potenza e quiete, Eat Men Eat butta il flamenco all’interno di contorsioni math, Dangerous Liaisons è un recital malefico e The Defence è Frank Sinatra in preda alle allucinazioni. Still dal canto suo evapora in poetiche rarefazioni prog anni ’70, The Race Is About To Begin trita assieme siparietti da avanspettacolo, momenti di calma surreale e stacchi pesanti come se non ci fosse un domani; poi Welcome To Hell ci butta dentro anche qualche tirata hardcore e 7 Questions quadra minacciosamente alla ricerca di una linea che non importa comunque dove sia finita.
Detto così sembrerebbe tutto positivo, eppure alla lunga emerge il sapore di un vicolo cieco: e se i Black Midi avessero scrutato così tanto l’abisso che ora è l’abisso a scrutare dentro di loro?
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