Recensioni

7.2

Di strada, metaforicamente parlando, ne hanno sempre fatta molta i quattro canadesi da qualche anno ribattezzatisi Preoccupations. Dapprima a livello di sigla e formazione, ovviamente in maniera non dipendente dalla propria volontà visto che la formazione primigenia, ovvero gli Women, si stoppò al momento della morte improvvisa del chitarrista Christopher Reimer; non che la reincarnazione in Viet Cong sia andata meglio, visto che le pruderie post-ideologiche e spesso iper-fuffose a stelle e strisce (leggi boicottaggio dei live) indussero un nuovo cambio di sigla. Ora con il nome Preoccupations dovrebbe, e il condizionale è d’obbligo, andare tutto bene ma chissà, forse i quattro hanno già preparato un nuovo nome.

Facezie a parte, anche musicalmente il quartetto, qualunque fosse l’incarnazione e la sigla, è sempre stato molto inquieto, e pur muovendosi da sempre dentro un recinto genericamente indie-art-rock-post-wave (Iannini dixit) ha sempre variato la propria attitudine, mostrandosi dapprima con un suono più spigoloso e irregolare (sia come Women che come Viet Cong) e poi via via sempre più connesso alle atmosfere latamente arty (l’esordio omonimo come Preoccupations) e poi wave alla maniera di Gang Of Four, Killing Joke, Cure, Joy Division; tutte band citate, appunto, da Iannini nell’approfondimento su New Material, il secondo album dei Preoccupations. Chi mancava all’appello dei punti di riferimento storici della wave?

Esatto, gli Wire, che guarda caso tornano a galla in questo nuovo album Arrangements soprattutto per ciò che riguarda le linee melodiche, nettamente più presenti rispetto all’immediato passato, per lo meno nella side A del disco. L’opener Fix Bajonets! è più che un rimando alla storica formazione inglese tra chitarre vorticose e abrasivamente post-punkish e un cantato melodico e ossessivo che indirizza la prima parte del disco, come testimoniano l’ottima seppur idiosincratica Death To Melody, gli intrecci sonici “catchy” di Slowly, la trascinante e revivalistica Ricochet.

Visto che ne parlavamo come di una formazione in continuo movimento anche per il suono, non meraviglia che la side B si distacchi dalle citate tracce apparendo più dilatata, più ampia non solo come minutaggio ma proprio come orizzonte sonoro, a dimostrazione di una curiosità, di una ampiezza di riferimenti e di una volontà di mischiare le acque seguendo solo se stessi che è degna di nota in tempi di conformismi. Advisor, Recalibrate e Tearing Up The Grass sono un lungo viaggio dalle atmosfere simili che incupisce gli orizzonti del disco in linea con testi dal vago sentore di disillusione socio-distopica, inglobando droni e atmosfere notturne, caligini sonore e spruzzi di elettronica, psichedelia docile e recrudescenze art-wave, e facendo di Arrangements un ottimo lavoro che molto probabilmente passerà ingiustamente inosservato.

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