Recensioni

Starboy è tornato con stile. Dawn FM, che segue a due anni di distanza After Hours, è la chiusura del cerchio concept-dance e dark-gloom iniziato con Beauty Behind The Madness e passato dagli accenni romantici dell’EP My Dear Melancholy. Nel frattempo, la pandemia e il successo di Blinding Lights hanno reso Abel Tesfaye l’artista dei record. Non ci sarebbe stato bisogno neppure del chiacchiericcio generato dalle critiche al sistema dell’assegnazione dei Grammy’s o di quelle alla società del botulino, presenti nel video della super hit Save Your Tears (feat. Ariana Grande). Ma tant’è… la grande macchina commerciale di The Weeknd macina rumore sui social, apprezzamenti dalla critica e, soprattutto, milioni di stream.
Dawn FM è l’album migliore di Tesfaye dai tempi di Beuty Behind The Madness, che – a onor del vero – era stato sottovalutato dal sottoscritto. Il percorso evolutivo di The Weeknd, dal garage macchiato R’n’B di Trilogy alla sci-fi dance di After Hours, tocca qui il punto più alto di maturazione. Lo fa sia dal punto di vista della scrittura (lo stile dance romantico è uniforme nella tracklist), che da quello della produzione (mai sopra le righe e, anzi, a tratti audace); sia per quanto riguarda l’idea del concept a tema (la vita dopo la morte, la “dawn” del titolo), che per ciò che concerne le collaborazioni (nomi grossi, che però non spostano l’attenzione dall’artista canadese).
Il concept, dunque: una sorta di viaggio edonistico sulle sponde dell’Eunoè, il fiume dantesco che segna il confine del purgatorio. Ad accompagnarci c’è la voce narrante di Jim Carrey, che ci invita ad abbandonarci alle velleità di questi sedici brani di «musica commerciale» (cit.), prima di offrirci alla purificazione del prossimo Nirvana. Carrey impersona la “stazione radio” di questa narrazione, in un gioco di realtà orsonwellsiano già praticato in maniera eccellente da Oneohtrix Point Never, non a caso, insieme a Max Martin, produttore esecutivo di tutte le tracce di questo Dawn FM. Il giochino rientra nell’ottica derivativa propria dello stile di The Weeknd che, oggi più che mai, si aggrappa con tutta forza a referenti illustri del passato, in un viaggio che parte da Michael Jackson e arriva ai Daft Punk, con i quali è stato l’ultimo ad avere la fortuna di collaborare prima dello scioglimento.
Il lussurioso stile di Dawn FM gravita quindi sulla falsa riga di un dance pop simulacro, ispirato tanto dalle produzioni fine anni ’90 e inizio anni ’00, quanto dal portamento elegante dei primi passi dell’elettronica negli anni ’80. In entrambi i casi, si tratta di anni cruciali per la formazione dell’artista canadese, che ha certamente incorporato la digitalizzazione della club culture e l’ha portata in ambiti radiofonici e da classifica. Gasoline e Don’t Break My Heart, in questo senso, sono esemplari tanto perché lo vedono scivolare in un emblematico accento british (sarà forse una strizzata d’occhio alla Second British Invasion di Eurythmics e A Flock of Seagulls?), quanto perché sono hit banger dalle tonalità oscure più o meno quanto un brano dei Depeche Mode.
La forza di Dawn FM sta nel tenere in equilibrio la drammaticità delle produzioni, il loro piglio fra il fantascientifico e il dark e la forza di un pugno di brani estremamente e potabilmente pop. Il perno su cui ruota questo meccanismo acrobatico è Take My Breath, un brano condito dal solito falsetto, da una cassa dritta e un’attitudine disco-funk alla Blondie o alla Olivia Newton-John, che però conserva un’anima nera, quasi krautrock, che lo rende misterioso e, per questo, affascinante. I 5 minuti di pura disco-house fra How do I Make You Love Me? e Take My Breath rimangono il momento migliore del disco. La successiva Sacrifice è agevole ma non scontata, non spinge nemmeno troppo sugli stilemi citati sopra e, anzi, cita apertamente MJ di Off The Wall. Non a caso il Nostro si tira dentro Quincy Jones, produttore di quello storico disco, per uno spoken word confessionale a metà disco (ogni parallelo con quello di Moroder in Random Access Memories dei Daft Punk è puramente voluto?).
Il “lato B” abbassa notevolmente i bpm, raggruppando un pugno di ballate e brani mid-tempo, alcuni (Out of Time) più convincenti di altre (Starry Eyes). Si parte con le melodie pregne di sex appeal di Out of Time e Here We Go… Again, omaggi al catalogo Motown, ai Jackson 5 e alla Love Unlimited Orchestra. La sincopata Best Friends affonda il coltello dei synth in profondità e tira in ballo la fine di una relazione da “amici di letto”. A tratti si coglie il gusto per le colonne sonore di Vangelis, i colori pastello di un riuso sistematico della cultura anni 80, ormai scivolata fra le grinfie di Netflix e H&M. Altre volte capita che il retro-futurismo di Tesfaye si perda nella selva dell’eccessivo sentimentalismo, come in Is There Someone Else? di justinbieberiana memoria e Starry Eyes. Sono questi episodi, farciti di banalità pop (vocine in auto-tune) e melodie ultra-patetiche, che impediscono a Dawn FM di essere il Top album che avrebbe potuto essere.
Poco male, però, perché il morale torna su immediatamente con la sperimentazione ultra-citazionista (abbiamo già citato Stranger Things?) di Every Angel is Terrifying prima, e grazie alla new wave della già citata Don’t Break My Heart poi. Il processo di maturazione di Tesfaye emerge ancora più chiaramente in una I Heard You’re Married che rappresenta l’altro ago della bilancia rispetto all’edonismo sfrenato di Can’t Feel My Face: qui Abel Tesfaye, complici le chitarrine funky e il rap low-core di Lil Wayne, dichiara di odiare il fatto di aver avuto una relazione con una donna sposata. Infine, basterebbe ascoltare Less Than Zero per accorgersi della bontà di questo disco. The Weeknd mette nel frullatore Bret Easton Ellis, Flaming Lips, Future Islands, Killers, un primo approccio agli strumenti acustici, e tira fuori una hit dream-pop che senza dubbio ascolteremo fino alla nausea.
Unendo naturalezza e maturità, scrittura e produzione, Dawn FM colloca Weeknd fra i punti più alti di un personale arco retro-futurista. Al netto di qualche fisiologico brano-filler, il primo grosso disco commerciale del 2022 è di quelli da tenersi stretti. Citando il Guardian, se Weeknd dovesse smettere ora, questa sarebbe un’uscita di scena col botto. Come dargli torto.
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