Recensioni

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Nel 2019 su queste pagine, Andrea Macrì parlava di House of Sugar mettendo l’accento sull’aspetto, già noto ai fan e non di Alex G, della coerenza strutturale dell’album. Nello specifico si discuteva di quanto nei dischi di Giannascoli la scrittura, e di conseguenza la coesione tra le singole tracce, fosse subordinata ad una forte ambizione personale dal taglio sperimentale e di quanto questa attitudine rischiasse di mettere in crisi la coerenza dell’intero album. La riflessione finale rovesciava il punto di vista, esaltandone (a ragione) la creatività: «a lui non interessa trovare una propria linearità e organicità, ma solo (solo?) raccontare e rappresentare le creature incoerenti che siamo, continuamente iper-stimolate». Trovandosi di fronte al nuovo lavoro di Alex G, God Save the Animals, non sembra sbagliato ripartire dallo stesso ragionamento.

Co-prodotto da JacobPortrait e registrato tra gli Headroom Studios, la Spice House e la casa di Giannascoli a Philadelphia, God Save the Animals ritorna sulle atmosfere lo-fi e dissonanti di House of Sugar, realizzando un piccolo trattato di fede e speranza. Anche stavolta la prima impressione è quella del pacchetto assortito, tredici tracce in apparenza sfilacciate che restituiscono però l’immagine unica, a tratti un po’ sfocata, di un artista giovanissimo ma già in grado di costruire una poetica cristallina.

Tra autotune e riferimenti biblici, Giannascoli si mostra più vulnerabile di quanto mai fatto in passato, riflettendo su crisi personali e panteismo (il coro marziale di Molly Germer, attuale compagna di G, in Mission, è chiarissimo) e snocciolando confessioni segrete dal sapore profondamente religioso. L’aspetto mistico da provincia del Midwest (Sufjan Stevens torna spesso in maniera prepotente) permea ogni angolo dell’album: Mission, Blessing, Miracle, Forgive scavano alla ricerca di un sentiero altro rispetto a quello terreno («After all, there’s no way up from apathy, you and me, we got better pills than ecstasy») passando spesso, seppur in maniera mai diretta, attraverso i riferimenti alla lealtà del mondo animale. Il paesaggio sonoro, tra i più variegati di sempre, utilizza una vasta gamma di strumenti (tamburi, archi, banjo, piano) per connettere gusto lo-fi e melodia, le due anime di Giannascoli che in questo album si fondono in maniera precisa. 

God Save the Animals è un album difficile ma al tempo stesso ricco e splendente, arrangiato in maniera intelligente e specchio di un’anima giovane e in continuo cambiamento. Con buona probabilità, il migliore di Alex G finora.

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