Recensioni

7.2

È quasi estate ma Perfume Genius ci lancia nella Ugly Season del suo sesto album. Ugly Season è però un progetto in divenire e un articolo particolare nella discografia dell’artista di Seattle, perché contiene le musiche realizzate in origine per il balletto The Sun Still Burns Here della coreografa Kate Wallich, commissionato dal Seattle Theatre Group e dal MoCA e andato in scena nel corso del 2019, prima della pandemia, nella stessa Seattle, Minneapolis, NYC e Boston. Il rapporto con la fisicità e la danza, lo scrivevamo, era già al centro del clip di Your Body Changes Everything ad esempio, uno dei singoli dal precedente full length Set My Heart On Fire Immediately, sbilanciato verso le radici americane e seguito sia dal libro fotografico Immediately, con gli scatti di Camille Vivier, sia da IMMEDIATELY Remixes (con l’interessante coinvolgimento di Jaakoo Eino Kalevi, A. G. Cook, Jenny Hval, Boy Harsher, Koreless, Planningtorock, Actress e altri).

Stavolta le cose, sotto l’aspetto visivo, sono state fatte in grande, se Ugly Season ha addirittura ispirato in un secondo momento un cortometraggio di circa mezz’ora: parliamo di Pygmalion’s Ugly Season, diretto in accompagnamento a cinque dei dieci brani in programma dal regista e visual artist Jacolby Satterwhite, quest’ultimo rinomato per utilizzare una tecnica che unisce live video, animazione 3-D, disegno e incisione, e presentato per la prima volta al Guggenheim Museum. Satterwhite in persona ha spiegato che il suo lavoro rispecchia la direzione lirica delle musiche di Mike Hadreas, «come modellare architettonicamente e renderizzare una versione idealizzata dell’utopia», paragonando il processo a «un mito della creazione».

Tornando alle musiche, affinate e ampliate assieme a un paio di collaboratori che restano nuovamente il producer Blake Mills e il partner Alan Wyffels: è come se Perfume Genius, nel percorso che dall’introspezione vulnerabile degli esordi lo ha condotto via via a una libera espressione queer sempre più sfaccettata, abbia compiuto un ulteriore passo avanti nell’affrancarsi da ogni eventuale catena sonora. Le session sono scaturite da canzoni maggiormente canoniche, per così dire, ma anche da autentiche improvvisazioni con spirito di team. Il primo estratto Eye In The Wall era stato del resto una palese avvisaglia, arrivando a sfiorare i nove minuti di durata, con un panta rei di groove sperimentale e luminoso («Wild and free / Your body onscreen»). Tutto torna in collegamento all’esperienza liberatoria del dancefloor, tra art-R&B, nuove ipotesi di pop e una totale emancipazione dalle sue stesse forme, tanto da oltrepassare ove necessario il vincolo dei ritornelli e delle strutture canoniche.

La scaletta, nel complesso, è quasi una piccola installazione di tracce, con Just A Room e Cenote ad aprire e chiudere sull’evanescente spinta dei tasti del pianoforte, che riappare al centro dell’intermezzo strumentale avant-jazzy Scherzo totalmente a cura di Wyffels, e degli archi. Nel mezzo, l’armonium del sogno perduto Herem a protendersi verso pulsazioni digitali, la sensualità da camera di cristallo armata di clarinetto di Teeth, la dark ballad alla Xiu Xiu di Photograph e il ritorno del personaggio di Jason – incontrato in Set My Heart On Fire Immediately – nella narrazione noisey di Hellbent.

Spiccano poi le rifrazioni tra elettronica e classicismo di una Pop Song in linea con il succitato Koreless, con un testo che annuncia espressamente: «Our body is stretched». Riscaldamento, pronti e via nell’Eden simbolico di Hadreas, costituito da fiori e nature morte, bacche e agrumi, sentimenti, sofferenza e catarsi. Nella title track, un torrido funk-blues con voci femminili che parrebbe lanciare Prince nel deserto fondendo il Nick Cave altamente performativo di Stagger Lee e i chiaroscuri conturbanti dell’Angels With Dirty Faces marchiato Tricky, si canta in perfetta sintesi: «Bitch, it’s ugly season / And I love it».

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