L’identità di Banksy continua a incuriosire il mondo. Tra il 2016 e il 2017, lo scrittore scozzese Craig Williams aveva ipotizzato sul suo blog che dietro il marchio Banksy potesse esserci Robert “3D” Del Naja dei Massive Attack, richiamando le origini comuni a Bristol, la carriera da graffitari e curiosi parallelismi geografici tra concerti e apparizioni delle opere dello street artist.
L’ipotesi era stata inaspettatamente confermata – almeno informalmente – dal producer Goldie durante un’intervista a Scroobius Pip, quando, parlando di Banksy, si lasciò sfuggire un “Robert”, per poi cambiare discorso. «Give me a bubble letter and put it on a T-shirt and write Banksy on it and we’re sorted. We can sell it now… No disrespect to Robert, I think he is a brilliant artist», dichiarò.
L’inchiesta
Ora arriva un nuovo capitolo: un report di Reuters sostiene di aver identificato finalmente la vera identità di Banksy. Secondo l’inchiesta, l’artista sarebbe Robin Gunningham, che avrebbe successivamente cambiato nome in David Jones. La conferma si baserebbe su fotografie di ex collaboratori, una nota scritta a mano durante un arresto a New York nel 2000 e un viaggio in Ucraina del 2022 con Robert Del Naja. L’indagine riprende in parte vecchie ipotesi, tra cui un articolo del Mail on Sunday del 2008 e testimonianze di ex compagni di scuola di Gunningham a Bristol Cathedral School.
L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha tuttavia respinto i dettagli del report, sottolineando che rivelare la sua identità violerebbe la privacy dell’artista e metterebbe in pericolo il suo lavoro, ricordando l’importanza dell’anonimato per la libertà di espressione.
Negli ultimi anni, Banksy ha continuato a intervenire su temi politici e sociali con opere provocatorie: dai murales davanti alla Royal Courts of Justice a Londra, alla barca finta di migranti lanciata durante il concerto degli IDLES a Glastonbury 2024, fino al Walled Off Hotel, un art hotel a West Bank city, Betlemme.