Recensioni
Baustelle, Coma Cose, Franz Ferdinand
Be Alternative 2023
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Nino Ciglio
- 31 Luglio 2023

Ultimamente si parla molto di maxi eventi con nomi grossi (Arctic Monkeys, Blur, The Weeknd, ecc.) inseriti in dichiarati “festival” che però non assomigliano all’idea di festival che ci facciamo guardando, per esempio, a quelli all’estero. Fresca la notizia – che ha trovato conferma dai diretti interessati – che il colosso Primavera Sound starebbe considerando di sbarcare in Italia, a conferma di ciò che già sospettavamo: dalle nostre parti i festival di grandi dimensioni scarseggiano, soprattutto quando si guarda al di fuori dal circuito elettronico (vedi Kappa Futur Festival).
“Basterebbe non andarci e concentrarsi sulle realtà medio-piccole che esistono già e sono fortissime” – commenterà l’attento lettore. E noi, anche se vorremmo obiettare che non è questo il punto, ascoltiamo l’attento lettore e torniamo con piacere al Be Alternative, un evento in cui la natura, l’esperienza stessa della location, conta tanto quanto i live. Anzi, forse addirittura di più.
Si è detto “natura”, ma Paolo Cognetti (autore del best seller, poi diventato film, Le otto montagne) ci avrebbe ammonito: “siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito”. Solo che, per parlare della location scelta dal festival silano (alla sua terza edizione qui) bisognerebbe proprio inventare parole nuove.
Una chiesetta di montagna, il tetto spiovente, un’infinita spianata d’erba, un lago al tramonto… Sono cose che si possono usare o indicare, direbbe sempre Cognetti, che sono concrete, ma che sono anche portatrici di significati profondi, emozioni difficili da descrivere a parole. “La Sila va capita”, si dice da queste parti. Ma guardando lo scenario di Campo San Lorenzo, una località nei pressi di Camigliatello Silano (CS), pensiamo che c’è poco da capire. È tutta lì, nella sua struggente bellezza.

La buona affluenza (e riuscita) di Be Alternative non è un fatto casuale. Il team organizzativo è una realtà ben radicata nel territorio cosentino, con svariati eventi disseminati durante tutto l’anno e un locale (il Mood, l’ex B-Side) che rappresenta sia il fulcro degli eventi (quelli invernali), sia il luogo della fidelizzazione. Il pubblico conosce il lavoro dei ragazzi di Be Alternative e li segue ovunque, anche a prescindere dalle line up. Gli eventi sul lago Cecita sono solo la punta dell’iceberg di questa rassegna itinerante: il 16 luglio, infatti, ci si era concentrati su escursioni e concerti in fattoria, con protagoniste il folk jazz di Guinevere e l’arpa elettrica della compositrice svizzera Kety Fusco; mentre il 22 luglio, si era saliti a bordo del Treno della Sila (una vera e propria locomotiva a vapore) con l’alt folk degli americani Galapaghost e l’art pop di Erio.
È nella contaminazione con la realtà circostante la forza di questo festival. Tutto è in simbiosi con il territorio: dal parcheggio (gestito dall’unico ristorante sulla via, La Tavernetta di Pietro Lecce, che – fra le altre cose – propone una cucina silana raffinatissima) al catering (affidato a un’azienda locale), dal merchandise (realizzato in parte dall’artista cosentino Roberto Gentili) al main sponsor (Amaro Silano). Rispetto all’anno scorso, ci sono poche ma sostanziali differenze. Intanto, i giorni sono diventati due, facendo intuire la volontà, da parte degli organizzatori, di voler stabilizzare questi eventi in maniera permanente. Poi, forse facendo seguito agli imprevisti meteorologici dello scorso anno (che comunque non hanno intaccato una memorabile performance degli headliner Kings of Convenience), il palco era coperto (ma non troppo, per non impedire la visuale dello specchio d’acqua lacustre al tramonto). Inutile dire che non ce n’era bisogno, perché di temporali estivi non c’è stata nemmeno l’ombra. Anzi, l’oggetto più gettonato della due giorni è stato senza dubbio la crema solare, perché il sole di montagna picchia e nemmeno te ne accorgi dato che l’arietta tira che è un piacere.
E poi c’è la musica, che, fra un selfie e una foto al panorama, quasi passa in secondo piano. Il sabato sono stati venduti tutti i 2500 tagliandi a disposizione per Tangram, Coco Maria e Nu Genea. Quest’ultimi, come sempre vivacissimi, hanno colorato di tinte mediterranee la ruralità silana. Il contrasto è riuscito bene, anche perché, a queste latitudini, la band di Massimo Di Lena e Lucio Aquilina è una vera e propria istituzione.
Magliette del Napoli Campione, santini di Maradona, sono solo alcuni dei cimeli che s’intuiscono nel pubblico. Otto componenti, compresi fiati e percussioni, che continuano a scandire il ritmo delle nostre estati, anche se Bar Mediterraneo (il loro secondo riuscitissimo album) è uscito da ormai più di un anno. Mentre i Baustelle (che suoneranno solo il giorno dopo), affascinati e socievoli, guardano dal lato del palco, si scatenano e si godono il tramonto montano, il collettivo napoletano non tradisce le attese con un live divertente, in cui la loro essenza tropicale trasuda da ogni nota. Aggiungeteci un sex appeal tutto francese e il gioco è fatto.

Mentre su queste stesse strade di montagna si sta svolgendo la Coppa Sila (una storica competizione automobilistica, giunta alla 42esima edizione), arriviamo alla domenica, dove sul palco si susseguono 3 generazioni di musicisti italiani da sempre tenuti d’occhio su queste pagine. Parte Emma Nolde nel primo pomeriggio, che con il suo cantautorato rock fra Anna Calvi e la prima Elisa, ha presentato estratti del suo ultimo interessante Dormi. Le segue Dente, reduce dal successo di Hotel Souvenir, che, come al solito, mostra subito tutta la sua simpatia: “Benvenuti, anzi benvenuto a me in questo posto meraviglioso”. Il cantautore di Fidenza è bravo a interagire con il pubblico, assolato e rilassato dalla dolce brezza montana: non rinnega i pezzi che l’hanno portato a essere, a cavallo degli anni dieci, un punto di riferimento della nuova scena cantautorale: A me piace lei, Voce piccolina, Buon appetito, Baby Building, Vieni a vivere. Deliziosi bozzetti indie-pop, fatti di giochi di parole e tanta ironia, che filano bene nella cornice rilassata del pomeriggio domenicale.
Sui Baustelle, che portano in giro sia Elvis che questo nuovo interessante live acustico (“country ruspante” ripeterà a più riprese Bianconi), si è detto veramente tutto. Arrivano a Camigliatello dopo due giorni di sbornie culinarie e paesaggistiche (Rachele si presenta sul palco addirittura con la maglia dei Lupi della Sila) e, anche nella versione acustica, la giovane band (fresca e dandy) fa tutta la differenza. Laddove nel live tradizionale c’è il blues-rock (e ce n’è tanto in Elvis), in questo live acustico si trova invece il country-rock che risuona magistralmente in Betabloccanti cimiteriali blues, Gran Brianza…, Milano è la metafora dell’amore. Più intimo si fa sia in La nostra vita (vero epigono del nuovo album), che quando decidono di ripescare quel gran brano che è I Provinciali (da La Malavita). Poi ci sono i pezzi che sembrano nati per essere suonati in unplugged (Un romantico a Milano, La Moda del lento, Le rane) e quelli che vivono di una nuova interessante linfa (Amanda Lear). Felicissimi, alla fine, si concedono a un inaspettato bis, con la magistrale Love Affair, uno dei brani più significativi de La moda del lento.
Il sole scompare dietro le colline oltre il lago e, mentre il dj set di Fabio Nirta ci fa compagnia quando addentiamo un panino con Caciocavallo Silano DOP e Patate raccolte a 500 metri da qui, pensiamo che un’altra idea di festival non solo sia possibile, ma sia anche auspicabile. Un’idea di festival che apra le porte alle famiglie (i bambini fino a 10 anni entravano gratis al Be Alternative), in cui ci si possa incontrare più volte, anche casualmente, in cui natura e cultura convivano in perfetta armonia. Magari ripensando (ancora!) alle parole di Cognetti che ci ricorda che “qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”, e il futuro – chissà, forse proprio quello del Be Alternative Festival – “è l’acqua che scende dall’alto”.
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