Ieri non s’è parlato di altro. Un articolo pubblicato da Repubblica riportava di trattative avanzate tra il Primavera Sound, il comune di Torino e la regione Piemonte volte a far approdare l’evento dalle nostre parti. Che l’organizzazione si sia allargata oltre la storica location catalana è ormai fatto noto. Oltre a Barcellona c’è stata Madrid e continuerà ad esserci Porto. Nel frattempo, altre città attorno al mondo si preparano ad accogliere il brand come San Paolo (dicembre), Buenos Aires (novembre) e a Bogotà (dicembre).
Riguardo alla concreta fattibilità del Primavera Sound a Torino, è la stessa organizzazione a fare chiarezza attraverso un quote: un dialogo è in corso ma è decisamente prematuro parlare di date, oltre al fatto che le opzioni in campo non mancano di certo. «Molte città ci hanno contattato per informarsi su questa possibilità. Ospitare un evento come il nostro significa dare un enorme contributo alla scena culturale della regione, senza contare ovviamente le entrate economiche e promozionali che ne derivano», specifica il Primavera Sound confermando sì la papabilità di Torino a patto che «tutti i requisiti vengano soddisfatti». «È una possibilità aperta», specificano, «senza scadenze o conferme per il momento».
Nell’articolo di Repubblica si faceva riferimento al Parco Dora di Torino come location papabile, ovvero il luogo in cui da anni si svolge il Kappa Futur Festival, evento che tra giugno e luglio porta nella città piemontese oltre 85 mila appassionati di club culture provenienti da 105 nazioni diverse. Dichiarazioni che non trovano riscontro nelle parole del portavoce del festival che, è evidente, non vuole sbilanciarsi in questo momento.
Il Primavera Sound è ormai considerato l’equivalente europeo dello statunitense Coachella. Un evento che non ha nulla da invidiare ad un altro colosso come il britannico Glastonbury. Quest’anno il festival ha portato sul palco tra gli altri Depeche Mode, Kendrick Lamar, Blur e Rosalía. E il dato interessante, sempre riportato da Repubblica, confermato dall’organizzazione («è sempre stato uno dei nostri mercati principali all’estero »), è la percentuale italiana sul totale degli abbonamenti e ticket venduti, rispettivamente il 10% sul totale riguardo ai full pass e il 9,18% per i giornalieri, con una crescita del 64% rispetto all’edizione pre Covid del 2019.
Il nostro report dell’ultima edizione del Primavera Sound di Barcellona è stato curato da Tommaso Bonaiuti.