Recensioni

Sarà perché Elvis aveva toccato il capoluogo piemontese poco più di due mesi fa e molti curiosi li avevano visti proprio lì presentare il loro nuovo lavoro. Sarà perché le nuove canzoni sono state meglio assimilate, dal pubblico e dalla stessa band. Perché l’open air cambia sempre un po’ il mood e Torino è la città d’adozione di Carlo Ubaldo Rossi, storico produttore scomparso nel 2015, con il quale il trio ha lavorato per i dischi più importanti, La malavita e Amen.
Per tutti questi motivi, l’atmosfera del concerto dei Baustelle alle Lavanderie a Vapore del Parco della Certosa di Collegno era diversa. Il luogo, intanto, un monastero seicentesco, un ex manicomio, una lavanderia ospedaliera, ha fatto la sua parte. Si tratta della location ideale per il Flowers, storico festival che da anni ospita nomi di rilievo del panorama nazionale e internazionale.
Al concerto di Collegno, poi, c’era il pubblico dei fedelissimi. No, non vuol dire pochi ma buoni. Vuol dire gente che ha deciso di (ri)vedersi il live del Baustelle a stretto giro dalla loro ultima apparizione cittadina. Bianconi lo nota subito e chiosa: “Grazie di cantare con noi”. Se possibile, questo set estivo è ancora più ragionato e malinconico di quello primaverile. Decade il vincolo di presentare tutti i pezzi di Elvis (ne risultano comunque 5 in scaletta), anche se sorprende l’assenza di un singolo importante come Milano è la metafora dell’amore. Rispetto al passato, invece, si notano dei significativi miglioramenti sia sul piano degli arrangiamenti che su quello vocale. La nuova band – giovane, fresca, dandy – ha infuso ai brani un’inedita linfa. C’è una filigrana blues-rock che permea i pezzi in scaletta, ma si va anche oltre. Laddove c’erano delle crepe (soprattutto nella voce spesso imprecisa di Bianconi) queste sono state curate definitivamente.
Per un disco come Elvis, che rappresenta lo scavallamento definitivo dell’elettro wave tanto dei primi lavori quanto del dittico sull’Amore e la violenza, c’è bisogno di un live fatto di un “rock sinuoso/dinamico/adrenalinico – più power pop che glam – imbrattato soul dalle evidenti stigmate anni Settanta”. E l’apertura maestosa, liturgica affidata alla power ballad fra l’umorale e il gospel di Andiamo ai rave e il divertissement rock ‘n’ roll di Betabloccanti cimiteriali blues corrobora questa tesi.
Il suono che esce dagli amplificatori è forte, spesso distorto, ma c’è uno snellimento complessivo delle forme sintetiche, tanto nei pezzi più movimentati, come l’up-tempo battente in pieno stile indie-rock anni Novanta di Los Angeles, quanto nei pezzi più intimi (forse quelli più riusciti del live), come l’amara pop-soul in stile Belle And Sebastian de La nostra vita.
Il pubblico apprezza i nuovi pezzi, ma si esalta quando in setlist fanno un’apparizione i grandi singoli (La guerra è finita, Veronica n.2, Le rane) e i brani più amati della loro discografia (La moda del lento, Un romantico a Milano). Menzione speciale meritano le versioni unplugged di Gran Brianza e, soprattutto, I Provinciali (brano fra i più belli de La malavita). D’altronde, parallelamente al tour “regolare” di Elvis, la band di Bianconi, Bastreghi e Brasini sta portando in giro uno show acustico che si preannuncia particolarmente gustoso. Soprattutto se verrà riproposta, com’è stato fatto al Flowers Festival, anche la bella cover de La donna cannone di De Gregori. Molto fedele all’originale, ma decisamente rispettosa.
Se nel tour primaverile c’era Noi Bambine non abbiamo scelta, oggi la chicca arriva con l’ultimo brano della scaletta regolare: Love Affair, fra i più significativi de La moda del lento, proposto con un arrangiamento vintage fra Stereolab e Blonde Redhead, una sublimazione dell’essenza stessa della band di Montepulciano, ovvero quell’inimitabile talento di saper raccontare il vuoto delle nostre vite e farcelo apparire affascinante. Si chiude ripescando la decadenza post-glam dei Pulp e Suede con La canzone del riformatorio e la wave ormonale di Gomma (entrambi i brani da Sussidiario illustrato della giovinezza), prima di far esplodere il loro lato da boy band con un finale affidato al singolo di maggior successo, ovvero Charlie fa surf.
Dalla qualità del suono alla scelta dei brani, dalla presenza scenica al talento dei musicisti, dall’interazione col pubblico alla reazione di quest’ultimo, sembra proprio che assistere a un live dei Baustelle nel 2023 significhi avere davanti una band all’apice della carriera, che è stata capace di essere spudorata e intelligente, ruffiana ed agile, e, in tutte le sue incarnazioni, sempre convincente.
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