Recensioni
The Notwist, Nu Genea, Psicologi, Mecna
Color Fest 2022
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Nino Ciglio
- 17 Agosto 2022

E pensare che contemporaneamente, non molto lontano dal Color Fest, Jovanotti – fra le polemiche – faceva ballare tutti con il suo Jova Beach Pary. Forse anche per questo, la notizia del sold out della serata del 13 per il festival calabrese è sembrata una boccata d’aria fresca per la musica dal vivo (di qualità) nel Sud Italia. Duemila persone hanno acquistato il tagliando per assistere ai live di GINEVRA, Gomma, Marco Castello, Notwist e Nu Genea. Una line-up di tutto rispetto che conferma la possibilità di creare un impegno duraturo, un’offerta culturale di spessore, un festival dal respiro internazionale in una terra in cui, a volte, l’evento è finalizzato solo al profitto.
Nella campagna lametina, nel giardino degli ulivi di un agriturismo dal sapore autentico, l’atmosfera è calda e gioviale. Due palchi, un’area food & drink rigorosamente a chilometro zero, i teli stesi sull’erba e la voglia di assorbire ogni goccia di questi live. Si scambiano idee, si chiacchiera, si (ri)costruiscono relazioni che il covid ha separato negli anni difficili per gli amanti dei festival all’aria aperta. Nel frattempo i Gomma conquistano il palco e lo infiammano.
Post-punk dai volumi altissimi, in cui Ilaria Formisano (voce), Giovanni Fusco (chitarra), Matteo Tedesco (basso) e Paolo Tedesco (batteria) propongono estratti dal loro terzo disco Zombie Cowboys. Emo-core a volte politicamente impegnato che dal vivo suona come una rasoiata al petto. Anche la folla delle 18.30 sembra gradire e si scatena sotto palco sullo stoner sociologico di Santapace o sul blues punk di Louis Armstrong. C’è la freschezza dei primi Marlene Kuntz e la profondità dei Massimo Volume. Da monitorare.

Al tramonto, il pop funky coloratissimo di Marco Castello accompagna l’audience in quella che si rivelerà la serata più danzereccia del festival. Inizio carriera invidiabile, quella del cantautore siciliano. Amico e collega di Erlend Øye (metà dei Kings of Convenience) col progetto La Comitiva, il suo disco d’esordio Contenta Tu è stato prodotto insieme a Marcin Öz (The Whitest Boy Alive) e al produttore e compositore Daniel Nentwig. Il sound è un equilibrio di pop spensierato, funk, jazz e blues, mentre il live – con una band al completo – punta più sull’impronta italo-disco, funk, groove, coinvolgendo il pubblico in ogni sua parte. Tematiche leggere, ricordi di vita scolastica, calembour alla Calcutta… c’è abbastanza per imbastire un live piacevole.

Dietro la collinetta, sull’altro palco, non mancano altri ulivi. Ma il palco è più grande. E pure coperto nel caso quei nuvoloni dovessero trasformarsi in pioggia. I Notwist sono sette veterani che sanno perfettamente come gestire le dinamiche di un live. Oscillano fra l’elettro-acustico e l’interstellare. Vent’anni dopo Neon Golden (e più di trenta dal loro esordio!), il loro sound è ancora «un pop-rock immaginato da un abitante di un mondo futuro nel quale il pop-rock non esiste in tempo reale ma come documento archiviato digitalmente, come fenomeno riproducibile a partire da input dati in pasto a un algoritmo». Si scrive indietronica, si legge musica che tocca l’anima. Appiattisce qualsiasi sovrastruttura, sembra arrendersi di fronte al tramonto del rock. Un po’ come Kid A e Amnesiac dei Radiohead, of course. E anche il live dei Notwist suona come un viaggio a propulsori soffusi, in cui la destinazione non è un mondo nuovo, ma l’essenza stessa della nostra sostanza, i neutroni e gli elettroni che ci costituiscono.

Inutile a dirlo, si attinge a piene mani dal loro capolavoro del 2002, rimaneggiando gli arrangiamenti e accomodandoli elegantemente sul loro set. Pick Up The Phone, This Room, Pilot e Consequence suonano come se fossero brani del nuovo Vertigo Days. Innesti danzerecci, aperture melodiche, violenti colpi noise rock, ipnotiche spirali ritmiche, pause jazzistiche, approccio cinematico da colonna sonora. Senza pause, il set della band tedesca la conferma fra le più interessanti da seguire dal vivo. Il pubblico, però, non ne ha abbastanza. E, anzi, sembra bramare il live che verrà.
I Nu Genea in full band sono un’esperienza di autentica vivacità. Otto componenti, compresi fiati e percussioni, che scandiscono il ritmo della nostra estate. Almeno a partire dall’uscita del singolo Marechià che li ha catapultati sotto gli occhi di pubblico e critica nazionali e internazionali, specializzata e di consumo. Il collettivo napoletano non tradisce le attese con un live divertente, in cui la loro essenza mediterranea-tropicale trasuda da ogni nota. Aggiungeteci un sex appeal tutto francese e il gioco è fatto.

Mentre alla fine dei giochi, Fabio Nirta sonorizza la notte calabra con il suo dj set, pensiamo – per usare le sue parole – «a come il Color ha fatto sembrare facile ciò che è in verità molto difficile». Fare cultura in Calabria con la musica – dicono gli addetti ai lavori – è spesso un azzardo. Ma al Color Fest tutto è sembrato facile, naturale, nella certezza che si possa replicare per molti, molti anni ancora.
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