Recensioni

I primi colpi di sole devono aver fatto poco bene al nostro Damon, che saluta Lucca invece di Camaiore (ancora fermo al giro d’onore bluresco?), ma fa giusto in tempo a scusarsi raccontendo di quella volta che parlò venti minuti con Paul Simonon scambiandolo per un’altra persona… ma in che senso? Per fortuna, noi colpi di sole pochi, e ringraziamo madre natura per l’alberata che cinge il Parco BussolaDomani e il veloce (anzi issimissimo) servizio bar del festival, perlomeno prima che calasse l’oscurità; e, tolto lo scherzo, neanche Albarn, che porta in scena un nuovo capitolo dei Gorillaz, in buona forma.
Certo, sorvoliamo sul look da Bill Murray prof di geografia che prova a far colpo sugli studenti in gita, ma per il resto l’ex dente d’oro di Leytonstone regala un’ora e mezza di spettacolo che legge in buona retrospettiva il catalogo di hit della bestia scimmiesca (ma non c’è Dare!), orchestrando un buon set che alterna momenti meno scontati (ottima, veramente, Andromeda) a qualche pezzo del nuovo album The Mountain.
E in effetti l’highlight di serata di questa Prima Estate è proprio la title track strumentale della nona prova dal sapore d’India, che apre il concerto, con Damon immobile e sinceramente sereno, a lasciare spazio al flauto di Ajay Prasanna che, per chi sa, regala lacrime e commozione per mille-e-uno motivi. In primis, a chi sta leggendo.
Per il resto Albarn mantiene l’approccio aperto e condiviso del suo progetto: non è neanche lontanamente la star con polo Fila quando imbraccia strumenti con Graham e gli altri due, ma forse più vicino al condottiero laterale dell’Africa Express che tante gioie ed emozioni gli regala.

Anche quando in chiusura veste il mantello rosso (e beato lui che non soffriva), il suo è un fare da cerimoniere ingenuo e smaliziato: zero pose o parate per i fotografi, accompagnando la girandola di ospiti — ma niente a che vedere, naturalmente, con l’ultima tappa di Tottenham e gli show di storicizzazione di settembre — in pezzi e situazioni in naturale dialogo con i videoclip proiettati sugli schermi che, seppur non stupiscano più nessuno, si guadagnano comunque una buona attenzione da parte dei presenti, come aggiunta divertente a canzoni che reggono benissimo anche senza la stampella visual, con lo stilizzato della vetta come tema ricorrente.
Momenti migliori? Il primo ve l’abbiamo detto, divertentissimi i ritmi dinoccolati di 19/2000 e I Need a Gun, On Melancholy Hill con il (fastidioso o fastidiosissimo?) momento telefono, Feel Good Inc. fa sempre il suo, Clint Eastwood neanche a dirlo, anche se forse si poteva aspettare qualche secondo in più prima dell’attacco melodico.
Tutto bello, nient’altro da segnalare. Buona estate Damon, scommetto che ci rivedremo presto.
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