Se c’è chi come Damon Albarn definisce tutt’oggi gli Arctic Monkeys “l’ultima grande guitar band” non è certo per gli ultimi lavori ma per il debut e soprattutto per AM. Parliamo di una band il cui disco d’esordio è risultato, almeno in Gran Bretagna, il debutto dal successo di vendite più fulminante dai tempi dell’esordio delle Elastica (che a sua volta aveva battuto Definitely Maybe degli Oasis) e di un quinto album capace di vendere più di 2 milioni di copie nel mondo.
Le ragioni dietro la fama della band sono tutte guitar based e sulle sei corde elettrificate la band fa tuttora affidamento nei live la cui prima parte è incentrata sulle canzoni che l’hanno resa celebre. Guardando le tour statistics la cosa risulta più che lampante: cinque sono i brani che i britannici non fanno mai mancare da AM, il disco che li ha fatti conoscere al grande pubblico USA e quello con più canzoni presenti in ogni scaletta, e parliamo di Arabella, Do I Wanna Know?, R U Mine?, Snap Out of It e Why’d You Only Call Me When You’re High?, così come dal debut I Bet You Look Good on the Dancefloor e The View From the Afternoon se la battono tra i bis e la prima metà della setlist.
Da sottolineare anche la massiccia presenza della seconda prova, Favourite Worst Nightmare, con l’opener Brainstorm scelta proprio per aprire i live di quest’anno e cinque brani complessivi estratti dal disco (uno in più rispetto alla media del tour).
Un live tra passato e presente
Gli Arctic Monkeys non si sono ancora in modalità reunion come appunto i Blur, che dell’ultimo album in uscita a brevissimo non suonano che due canzoni, sono un progetto vivo e continuativo, che si è fatto carico del peso delle proprie scelte estetiche, quelle che abbiamo apprezzato nella svolta sci-fi 70s Tranquility Base Hotel + Casino (unico brano eseguito Four Out Of Five) e li hanno portati fino a The Car, l’ultima prova pubblicata lo scorso anno, disco a cui la band tiene molto (quattro brani fissi in scaletta) e che dal vivo acquista un’inedita energia tutta rock (e riprova ne è una splendida versione extended di Body Paint).
Il live all’Ippodromo Snai La Maura all’interno di I-Days Milano (uno dei due appuntamenti festivalieri italiani del tour europeo dei britannici), segue naturalmente questo impianto, anche l’allestimento è lo stesso che abbiamo visto a Glastonbury (e quello dello scorso anno), e ha regalato un live energico ma anche elegante e sfaccettato, completo cioè tutta la raffinatezza di cui le ultime divisive prove si sono fatte carico.
A Milano erano oltre 65.000 a vederli (“il concerto italiano degli Arctic Monkeys più affollato di sempre” leggiamo sulla stampa locale), quando poco più in là all’Ippodromo di San Siro a suonare in contemporanea c’erano gli Iron Maiden. Un pubblico anche piuttosto variegato in cui non è mancata nemmeno la quota di ultraminorenni accompagnati da genitori (e le ragioni sono tutte su TikTok).
Setlist (via setlist.fm)
- Brianstorm
- Snap Out of It
- Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair
- Crying Lightning
- Teddy Picker
- The View From the Afternoon
- Why’d You Only Call Me When You’re High?
(With Piano Intro) - Arabella
(With “War Pigs” Outro) - Four Out of Five
- Pretty Visitors
- Perfect Sense
- Fluorescent Adolescent
- Do Me a Favour
- Cornerstone
- There’d Better Be a Mirrorball
- 505
(New Arrangment) - Do I Wanna Know?
- Body Paint
Bis
- Sculptures of Anything Goes
- I Bet You Look Good on the Dancefloor
- R U Mine?
