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Diplomato in pianoforte al conservatorio di Amsterdam, Andrea Taeggi porta avanti ormai da tempo una serie di riflessioni che spaziano dall’elettroacustica alla bass music, fino alla musique concrète. L’artista ha al suo attivo una cospicua discografia, sia a nome proprio che con i moniker Gondwana e 5HT2, e nel duo lumisokea, in collaborazione con Koenraad Ecker. Centrale, nei suoi lavori, l’idea di portare al limite le possibilità degli strumenti e delle consuetudini che regolano l’approccio all’ascolto, che sia attraverso l’uso di poliritmi, accordature non convenzionali, ritmi spezzati e quant’altro.

I Alone, ultimo suo lavoro, si configura come il punto di arrivo delle riflessioni di Taeggi sulle accordature alternative al temperamento equabile. Ispirato, nelle sue parole, da The Well-Tuned Piano di La Monte Young, l’artista usa un sistema di accordatura microtonale chiamato “just intonation”. Questa scelta ha lo scopo di ovviare a un duplice ordine di ‘storture’ — sia in termini di frequenze e intervalli, causate dal temperamento equabile, sia in termini di relazioni umane, giocando sulla polisemia dell’aggettivo ‘just’, e anelando a “connessioni che non siano distorte dalla logica della dominazione e della mutua subordinazione”. L’accordatura come correlativo oggettivo di una mutata prospettiva sul mondo, in una simbiosi totale fra tecnica e pensiero. Il rifrangersi vicendevole tra lingua — in quanto manifesto espressivo e quindi messaggio — e tecnica.

A livello musicale le composizioni del disco, i cui titoli rimandano a passi del Tao Te Ching, intersecano arpeggi di synth, sample di piano preparato ed elettronica soffusa, risultando più luminose e melody-centered rispetto ai suoi lavori recenti come Nattdett e Biomimetics. Siamo piuttosto nei dintorni di un minimalismo che rimanda a Caterina Barbieri o a J.G. Biberkopf in ambito recente o, tornando progressivamente indietro, a Laurie Spiegel di The Expanding Universe o ai Tangerine Dream di Phaedra. Una tradizione illustre, quella della Berlin School, a cui Taeggi si rifà, pur aggiornando il discorso con tecniche strumentali abbastanza inedite per il genere, e soprattutto agganciando la microtonalità e l’accordatura ‘just’ a un insieme etico ancorato al contemporaneo.

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