Torno a pubblicare quelli che secondo il parere di chi scrive sono i titoli migliori usciti quest’anno (dal dicembre 2021 al novembre 2022) dopo due anni di assenza forzata sia da circostanze indipendenti dalla mia volontà, come la chiusura/riapertura a singhiozzo delle sale a causa della pandemia che dal marzo 2020 si è abbattuta con tutta la sua crudeltà e indifferenza (oltre che sulla vita di miliardi di persone) sul circuito cinematografico e la possibilità di fruirne in sala in prima persona (relegando tutto allo streaming), sia per un’esigenza tutta personale di voler recuperare il contatto con l’interno di una sala cinematografica che andasse oltre la semplice fruizione della pellicola proiettata, analizzandone l’impatto su una società che nel 2022 si è risvegliata completamente diversa da quella di due anni prima.
Il pubblico è cambiato, il modo di fruire il cinema è cambiato, con sempre più persone che preferiscono la comodità di casa propria alla sala (un processo iniziato ben prima del 2020 e che la pandemia non ha fatto altro che accentuare); sono cambiati i metodi produttivi e le finalità commerciali del prodotto, ma la strategia di Warner Bros. utilizzata nel 2021 (distribuendo i suoi film contemporaneamente in sala e in streaming on demand) si è rivelata fallimentare, soprattutto per un discorso legato alla pirateria che ancora scuce una fetta importante degli incassi complessivi di un film. Il cinema non è morto, ha cambiato nuovamente pelle e in alcuni momenti lo si è riscoperto del tutto: è il caso dei film cosiddetti “evento”, quelli fieramente presentati con la tagline pubblicitaria “solo al cinema”, a sottolineare l’impossibilità di rimediarlo in rete. Top Gun: Maverick avrà tutte le piccole imperfezioni di questo mondo, ma è un blockbuster “come quelli di una volta”, con il solito Tom Cruise sornione ma dannatamente attento all’aspetto più ludico di chi il cinema lo realizza e di chi invece lo fruisce. Non a caso, il produttore (Cruise) si presenta direttamente allo spettatore in sala, ringraziandolo e invitandolo a godersi lo spettacolo.

Che il pubblico preferisca favorire la sala solo quando si tratta di grandi blockbuster commerciali non è un’illusione da snob, lo dice chiaramente il box-office italiano di quest’anno solare: le prime 10 posizioni sono tutte in mano ai grandi film americani e non un solo titolo italiano figura tra queste. Il primo incasso italiano è La stranezza di Roberto Andò, un buon film in grado di miscelare sapientemente dramma e commedia, e di catturare una larga fetta di pubblico grazie all’utilizzo della coppia collaudata Ficarra e Picone, e di Toni Servillo. Poco più di 5 milioni di euro che in un paese risvegliatosi da una pandemia non sono pochi, ma non sono nemmeno lontanamente sufficienti a fornire una chiave di lettura per un’eventuale ripresa del nostro mercato e della nostra offerta. Ci sono stati prodotti più commerciali che non hanno fatto breccia fra il pubblico, nonostante l’ingente spesa (pensiamo a Freaks Out di Gabriele Mainetti o ai due Diabolik dei Manetti Bros e al più recente Dampyr); per questi si è adottato un diverso approccio, volto a guardare anche alla distribuzione internazionale che solo il tempo dirà se avrà pagato o meno. I risultati pre-pandemia sono ancora lontani ma ritornare a quei livelli non è impossibile, è solo difficile e serve continuare a produrre titoli in grado di portare al cinema più pubblico, offrirgli qualcosa che valga la pena essere visto in sala e non atteso in streaming qualche settimana più tardi, soprattutto se parliamo del cosiddetto cinema d’autore che arranca sempre di più e stenta a trovare un vero e proprio pubblico al di fuori del semplice cinéphile assiduo frequentatore di sale d’essai.
Ma veniamo all’offerta vera e propria che questo 2022 ha riservato allo spettatore. Come sempre, ho preferito sia valorizzare il ritorno di alcuni grandi maestri di questa settima arte, indicare i possibili nuovi astri che incarnano al meglio le sensazioni dell’oggi e le riversano su celluloide, così come non manca nemmeno l’attenzione per le opere prime decisamente interessanti. Impossibile non far caso a David Cronenberg, che dopo otto lunghissimi anni di assenza, torna con il resoconto lucido, cinico e distopico di una realtà ormai alla deriva: il suo Crimes of the Future è probabilmente il discorso per immagini meglio articolato di questa annata, in cui ogni idiosincrasia del suo autore giunge a una maturazione ormai innegabile anche da parte del più impavido detrattore, e Saul Tenser (interpretato magnificamente da Viggo Mortensen) è una delle figure più struggenti viste in anni recenti.

Non manca nemmeno il già citato Top Gun: Maverick, non solo per via della presa avuta sul pubblico, ma per la capacità produttiva di sfornare ancora un film “vecchio” e passatista e di fare comunque centro; non stupisce che nello stesso anno sia uscito praticamente il suo opposto, quel Matrix Resurrections da tutti additato come terribile ma in realtà a suo modo profetico su questo delicato ritorno in sala. Lana Wachowski, partendo dal periodo di lutto che l’ha colpita, torna ai suoi amati personaggi non con un capitolo 4 delle avventure di Neo e Trinity, non con un remake 30 anni dopo come il suddetto film con Tom Cruise, ma con una disamina del grottesco funzionamento della macchina hollywoodiana, che è riuscita a masticare e risputare perfino la figura cristologica di Neo. Quella di Lana Wachowski è un’epica nuova, spogliata da logiche commerciali predeterminate, più fluida ma pur sempre umana nel suo delirio tecnologico avanzato: un blockbuster in psicanalisi.
Impossibile non accennare ai ritorni di mostri sacri come Jane Campion (con il bellissimo Il potere del cane), Paul Thomas Anderson (con il suo Licorice Pizza, solo apparentemente leggero e scanzonato, in realtà è un film sofferente come lo sono solo i sogni più memorabili), Richard Linklater (con il suo nostalgico Apollo 10 e mezzo), Guillermo del Toro (con l’incompreso La fiera delle illusioni), Pablo Larraín (Spencer), Ashgar Farhadi (Un eroe). Eppure, sono già presenti quegli autori che detteranno il passo negli anni a venire: nomi come Jordan Peele (Nope), Robert Eggers (The Northman), Apichatpong Weerasethakul (Memoria), Luca Guadagnino (Bones and All), Sean Baker (Red Rocket) sono qui per rimanere.

C’è poi un cinema italiano vivo e vibrante che grazie alle intuizioni di alcuni giovani autori può davvero puntare molto in alto. Laura Samani è riuscita a regalare una serie di suggestioni visive ed emotive in grado di unire diversi immaginari in un racconto sospeso tra terreno e onirico: Piccolo corpo è la migliore opera prima di quest’anno ed è un peccato che sia stata distribuita in così poche sale (per poi approdare su Sky Cinema).
I miei film del 2022 (in ordine alfabetico)
- Apollo 10 e mezzo (Richard Linklater)
- Argentina, 1985 (Santiago Mitre)
- Bones and All (Luca Guadagnino)
- Crimes of the Future (David Cronenberg)
- Un eroe (Asghar Farhadi)
- La fiera delle illusioni (Guillermo del Toro)
- Licorice Pizza (Paul Thomas Anderson)
- Matrix Resurrections (Lana Wachowski)
- Memoria (Apichatpong Weerasethakul)
- Nope (Jordan Peele)
- The Northman (Robert Eggers)
- Nostalgia (Mario Martone)
- Parigi, 13Arr. (Jacques Audiard)
- Petite Maman (Céline Sciamma)
- Piccolo corpo (Laura Samani)
- Il potere del cane (Jane Campion)
- Red Rocket (Sean Baker)
- Scompartimento n.6 (Juho Kuosmanen)
- Spencer (Pablo Larraín)
- Top Gun: Maverick (Joseph Kosinski)
- West Side Story (Steven Spielberg)