Recensioni

Il 27 maggio 2022 esce nelle sale Top Gun: Maverick, dopo una lunga gestazione e, soprattutto, un lungo congelamento della pellicola in realtà girata nel 2018 e pronta per il lancio nel 2019. Il primo rinvio, dovuto ai tempi di post-produzione, condannerà il film a un limbo di due anni a causa dell’arrivo della pandemia. Occorre quindi fare un po’ di contesto.
Come molti altri prodotti coevi, il film sarebbe potuto benissimo finire in streaming su qualche piattaforma, ma Tom Cruise la pensava in maniera decisamente diversa ed è tornato a ribadirlo nelle sue ultime uscite pubbliche, quando ha esternato la sua opinione circa un suo possibile approdo in streaming: «Non succederà. Mai. Ho speso tanto tempo con i proprietari dei cinema, con la gente che serve popcorn, con tutti quelli che fanno in modo che tutto questo ci sia, che accada. Li ho chiamati tutti, gli ho detto: ‘So cosa state passando, sappiate solo che stiamo realizzando due sequel di Mission Impossible e ora Top Gun. Faccio film per il grande schermo, io. […] Dopo tutto quello che abbiamo passato, è un tale privilegio vedere i vostri volti. Così come essere in un cinema con tutti voi dopo tutto quello che abbiamo passato».
La proiezione di Top Gun: Maverick ruota quindi attorno a tutto questo preambolo decisivo e anacronistico. Appena le luci della sala si spengono, ecco che parte il trailer di Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte 1, che arriverà solamente nel luglio 2023, ma Cruise ci tiene a farci sapere ancora che sarà possibile vederlo solo al cinema. Poco prima dell’inizio del film, quindi, il videomessaggio con cui la star ringrazia personalmente il pubblico accorso in sala. Può sembrare un eccesso di megalomania, e in parte lo è pure, ma serviva un messaggio forte e diretto dopo quelli che possono benissimo essere considerati gli anni peggiore per tutta l’industria cinematografica, non solo americana, ma mondiale.
È ancora più incredibile, quindi, che Top Gun: Maverick in sostanza rappresenti tutto ciò che il cinema ha ancora da dire sul modo di raccontare storie, che non può e non potrà essere assimilato del tutto dalle piattaforme streaming: l’enfasi, gli stunt spettacolari, le star bigger than life, la nostalgia, lo sguardo alle nuove generazioni. Tutto è epico in Top Gun: Maverick, film in cui la mano sapiente e dal taglio profondamente architettonico di Joseph Kosinski si sente e svolge un lavoro sottile e ben più egregio di quanto non avesse fatto Tony Scott con l’originale (pensato per un pubblico diverso e decisamente più grossolano e in linea con l’estetica anni ’80). Tutto è tomcruisecentrico, poi, con il film volto a esporre una lezione che riflette in pratica tutta l’ultima parte di carriera di Clint Eastwood, con la sua contrapposizione tra l’umano e la macchina, tra l’analogico e il digitale. Questo dualismo in via di risoluzione è ancora più marcato in campo bellico, dove gli strumenti senzienti ma computerizzati stanno già rimpiazzando la mano dell’uomo.
Componendosi in maniera molto fluida e ritmata attraverso macrosequenze action che trovano il loro culmine esplosivo nel reboante terzo atto, Top Gun: Maverick rappresenta quel ritorno all’umano e ai sentimenti, nonché all’esaltazione del gesto atletico, che Cruise insegue da ormai una carriera intera, capace di utilizzare gli strumenti della nostalgia e del sentimentalismo in modo diretto e sincero, senza trucchi né ruffianeria (anzi, con sincera commozione, la mente va al bellissimo incontro tra Cruise e Val Kilmer, con il suo Iceman a riflettere la reale condizione dell’attore). Un blockbuster che è già un instant classic, perfettamente in grado di ragionare sui tempi moderni e su quello che verrà…
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