Recensioni

Era il lontanissimo 2008 quando Samuel L. Jackson usciva dall’ombra per rivelarsi come Nick Fury al Tony Stark di Robert Downey Jr. e proporgli l’”iniziativa Vendicatori”. 32 pellicole e diverse serie televisive dopo, una sequenza molto simile appare quasi come una caricatura di quella che in Iron Man appariva come rivoluzionaria. La prima annunciava al mondo intero che un Universo Cinematografico condiviso era un’idea non solo possibile ma vincente e l’avrebbe dimostrato qualche pellicola dopo grazie al successo senza precedenti di The Avengers, rapidamente diventato il cinecomic con il più alto incasso fino a quel momento; la seconda, invece, appare come la riprova che da qualche anno l’incantesimo si è tragicamente spezzato, la catena di montaggio si è inceppata e gira a vuoto, vittima di un sistema che ha contribuito a generare.

The Marvels, 33esima pellicola del Marvel Cinematic Universe, prima ancora di essere una delle prove più svogliate e mal gestite di questa lunghissima narrazione a episodi, che ad ogni appuntamento aggiunge un piccolo tassello, è la cartina di tornasole che qualcosa dopo l’arrivo di Avengers: Endgame non ha più funzionato a dovere. La casa delle idee si ritrova improvvisamente ad arrancare e a brancolare nel buio totale, alla perenne ricerca di un’ispirazione che latita non solo dal punto di vista della narrazione, delle suggestioni simboliche o dei messaggi da dare in pasto alla Gen Z, ma che rinnega perfino se stessa in un cortocircuito che sarebbe quasi in grado di distruggere quanto di buono realizzato fino a questo momento.

Facciamo un attimo un passo indietro per inquadrare meglio il contesto. All’indomani dell’arrivo di Endgame, i Marvel Studios hanno inaugurato le loro serie televisive e l’arrivo di WandaVision, The Falcon and the Winter Soldier e soprattutto Loki avevano proseguito la scia di suggestioni e innovazioni delle fasi precedenti, pur con qualche difetto (sceneggiatori confusi, finali pesantemente riscritti anche per via delle difficoltà della pandemia); le pellicole arrivare al cinema, però, accusavano una stanchezza evidente: Black Widow era stato un primo campanello d’allarme, poi confermato da uno Shang-Chi poco ispirato e da un Eternals che era stato in grado di rischiare seppur col freno a mano tirato.

Spider-Man: No Way Home e Doctor Strange nel Multiverso della Follia hanno solo accennato alle mille possibilità di questa saga del Multiverso, con il primo che se l’è cavata con del fan-service ben assestato e il secondo solo grazie alla regia di un maestro come Sam Raimi (con tutte le limitazioni del caso). Nel frattempo, sul piccolo schermo arrivavano prodotti medi ma divertenti come Hawkeye, confusionari come Moon Knight, e a dir poco imbarazzanti come Ms. Marvel e She-Hulk. Per non parlare dell’ultima, disastrosa Secret Invasion. La qualità di un Guardiani della Galassia Vol. 3 è farina del sacco di James Gunn, che nel MCU costituisce un unicum abbastanza singolare.

Il caos emerso proprio nelle ultime settimane, dopo il licenziamento di registi e sceneggiatori in diversi progetti (l’ultimo con la decisione di ricominciare daccapo le riprese di Daredevil: Born Again), mostrano uno studio cinematografico alla deriva, non più in grado di gestire una macchina talmente imponente da non potersi permettere il minimo errore e la paura di sbagliare, di deludere il fan pronto ad alimentare la polemica social, è sempre quella che alla fine permetterà al prodotto mediocre di prevalere sul resto. Sappiamo che registi e sceneggiatori assoldati dai Marvel Studios non sono liberi di realizzare ciò che vogliono, ma costretti ad obbedire a un disegno generale più grande che alla maggior parte di loro viene tenuto nascosto; ebbene, le crepe in questo tipo di progettazione non tradizionale e del tutto verticale stanno emergendo tutte insieme e in maniera a dir poco incontrollata.

La pellicola di Nia DaCosta si inserisce nel solco di mediocrità di Ant-Man and the Wasp: Quantumania e riesce addirittura a far peggio. Una trama rimaneggiata diverse (forse troppe) volte riesce nel compito di snaturare completamente il senso che le tre protagoniste avevano nei rispettivi progetti dove le avevamo viste per la prima volta. Chiaramente non si può pretendere che al 33esimo episodio di questa gigantesca e tentacolare narrazione ci sia un riassunto delle puntate precedenti, ma in The Marvels serviva quantomeno un baricentro più solido, dato che non stiamo parlando di un vero e proprio sequel di Captain Marvel, ma anche della prosecuzione delle storie raccontate in WandaVision e Ms. Marvel, le ultime due arrivate su Disney+ (con buona pace di chi non possiede un abbonamento).

Alla fine rimane poco o nulla da ricordare, e qualche ammiccamento in meno alla diversity – sostenuta da una politically correct di stampo Disney francamente estenuante – avrebbe certamente giovato all’insieme complessivo. Perfino gli effetti visivi, in cui la Marvel dovrebbe essere garanzia di qualità, sono a dir poco imbarazzanti da parecchi anni. Ritmi simili non sono più gestibili, sia economicamente che umanamente (pensiamo alle denunce da parte dei vari reparti di VFX) e un cambio di passo è non solo auspicabile ma necessario, perché non ci sono altri finali come quello visto nella recente seconda stagione di Loki da potersi giocare per salvare ancora la faccia.

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