Recensioni

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Pink Floyd: Animals

Dopo The Dark Side Of The Moon, il disco della grande abbuffata critica all’unanimità dalla loro parte ed economica fino a un punto imprevedibile, e dopo Wish You Were Here, l’album del rammarico e dei sensi di colpa ancor più celebrato, i Pink Floyd si ritrovano in una sorta di condizione di stallo. La pancia è piena, in tutti i sensi, e la creatività dopo due (capo)lavori come quelli del 1973 e del 1975 in fase di ricarica. Decisi a ritirarsi dalla vita pubblica, causa problemi personali e una crisi di rigetto per il mondo discografico – all’uscita di Wish You Were Here non organizzarono conferenza stampa, interviste o concerti – i Nostri cambiano idea al momento di inaugurare la Britannia Row Productions Ltd, che aveva sede al 35 di Britannia Row, a Islington, nella periferia nord di Londra, dove i Floyd approntano tra le tante cose il loro personale studio di registrazione comunque aperto a tutti – per esempio al fiatista Michael Mantler (insieme a Edward Gorey), amico di Mason, che nel 1976 incide ed esegue il missaggio, in parte, di The Hapless Child (And Other Inscrutable Stories), o addirittura ai Damned, prodotti nel 1977 proprio dal batterista (ma i punk, non odiavano i Floyd?).

Nick Mason assicura che diventare padroni dei propri ritmi di registrazione cambiò in positivo il clima all’interno della band: in realtà David Gilmour era in fase depressiva a causa di un furto che l’aveva privato di molti strumenti ai quali teneva, mentre Richard Wright era roso addirittura dall’idea di abbandonare la band. «È stato il primo disco per cui non ho scritto nulla, ed è stato il primo album in cui il gruppo stava perdendo la sua unità. Fu allora che iniziò il periodo in cui Roger voleva fare tutto», dichiarava il tastierista a Guitar World nel 2002. Attento alle istanze pubbliche, e sempre più coinvolto nelle scivolose vicende politiche del paese che lui voleva portare all’interno degli argomenti dibattuti dai Floyd, il bassista traeva linfa dal complesso e sofferto momento che appesantiva il clima sociale del Regno Unito, quello stesso sfondo plumbeo che musicalmente aveva recentemente dato la stura al fenomeno iconoclasta del punk. Waters è l’album’s domine: firma quattro brani in solitaria e il quinto, Dogs, insieme a Gilmour. Pigs On The Wing 1 e Pigs On The Wings 2 furono inoltre causa di ulteriore malumore perché sbilanciavano i guadagni a favore di Waters, dato che le royalty venivano distribuite in base al numero dei crediti di composizione e non alla durata dei brani. Gilmour si sentiva preso in giro, dato che i 17 minuti di durata di Dogs valevano meno dei 3’ complessivi di Pigs On The Wing 1 e 2.

Il bassista firma tutti i testi e canta quattro canzoni su cinque: a questo punto Gilmour, Wright e Mason sembrano diventati la sua backing band. Il leader dei Floyd, oramai si può definire così, trae spunto da La fattoria degli animali di George Orwell, una favola nera pubblicata nel Regno Unito nel 1945, quando le ceneri del secondo conflitto mondiale erano ancora calde. L’autore, un socialista attivista che aveva partecipato anche alla guerra civile spagnola dalla parte degli anti-franchisti, intendeva il libro come una parodia/farsa del processo che aveva portato l’URSS dalla rivoluzione all’avvento di Stalin. Nella sua personale visione Waters si libera delle allusioni fatte da Orwell per appropriarsi delle figure degli animali parlanti, alcune – Orwell usa anche cavalli, scimmie, mucche – per adattarle alle categorie umane rapportate alla scala sociale senza distinzione di nazionalità.

Dogs che coi suoi 17 minuti di durata occupa l’intero lato A (insieme alla manciata di secondi di Pigs On The Wing 1) mette alla sbarra il ceto medio, quello che ha di che vivere serenamente ma punta a guadagnare un posto più alto nella catena di comando rappresentata dai pig. Anche se non sono i peggiori, il giudizio di Waters è senza appello: «Devi colpire quando è il momento giusto, senza pensarci / E dopo un po’ di tempo, puoi lavorare sui punti di stile / Come la cravatta del club e la stretta di mano decisa / Un certo sguardo negli occhi e un sorriso semplice / (…) In modo che quando ti voltano le spalle avrai l’occasione di mettere il coltello nella piaga». Solo un piccolo sprazzo di coscienza assale il cane intento alla realizzazione del suo scopo: «Devo ammettere che sono un po’ confuso / A volte mi sembra di essere stato solo usato». Ma è un momento di debolezza isolato: «Se non mi difendo da solo, come posso trovare la strada per uscire da questo labirinto?».

Come in molti altri dischi dei Floyd, Dogs è il completamento di un brano che giaceva nei cassetti del materiale inutilizzato di Gilmour. Col titolo di You’ve Gotta Be Crazy la canzone era stata eseguita dal vivo a partire dal 1974. «Dogs era un semplice giro di accordi che avevo scritto io e parve incontrare il gradimento di tutti. A me piaceva perché gli accordi erano insoliti e ci si poteva suonare sopra ogni tipo di nota, così come i solo di chitarra». Il brano nasce sulle note di una chitarra acustica che seppur brillante, in breve tempo rovescia il clima di aspettativa instaurato da Pig On The Wings 1. Poche pennate e l’atmosfera, anche per merito delle tastiere fantasmatiche di Wright, diventa poderosa, le parole violente, la voce a tratti impietosa a tratti angosciata.

Peggiori dei cani ci sono i maiali che controllano dall’alto della piramide che tutto si svolga secondo le loro direttive. Questa volta Waters non spara nel mucchio ma prende di mira tre figure, più o meno precise, come suggerisce il titolo di Pigs (Three Different Ones). La più evidente è quella di Mary Whitehouse, citata senza mezzi termini: «Ehi tu Whitehouse / Ah ah sei una farsa / Tu! Topolino di città orgoglioso della casa / Ha ha, sei una farsa». La donna fu una indefessa paladina della censura e del perbenismo, al punto da prendere di mira, tra la miriade di cose e arti – dal cinema al teatro, alla musica rock – la BBC e Dr. Who per i suoi contenuti (sic!) scandalosi. Instancabile promotrice di comitati e associazioni per la salvaguardia e la difesa dei costumi morali, naturalmente coccolata da Margaret Thatcher, e implacabile avversario, sempre a suo insindacabile giudizio, dei corruttori del pubblico decoro che spesso trascinava in tribunale. Una figura tra lo spauracchio e il grottesco che prima degli stessi Folyd aveva acceso la fantasia dei Deep Purple. I cinque hard rocker la misero al centro delle loro attenzioni con la canzone Mary Long, che si trova sull’album del 1973 noto come Who Do We Think We Are (1973), titolo che sembra calzare a pennello, parodisticamente, alla visione che aveva della musica giovanile la fondatrice della National Viewers’ And Listeners’ Association, organo di controllo e pressione sul broadcasting pubblico britannico.

Mary Whitehouse, che evidentemente aveva parecchio tempo libero, si era scagliata in maniera diretta anche contro i Pink Floyd. E Waters, che se lo era probabilmente legato al dito, dopo avere pensato a lungo se tirarla in ballo senza troppi giri di parole, alla fine non ha resistito: «Sei quasi una vera delizia / Tutto labbra strette e piedi freddi / E ti senti stuprata? / Tu! / Devi arginare la marea malvagia / E tenere tutto dentro di te / Mary, sei quasi una delizia / Ma in realtà sei un pianto». In Pig Mary compare nella canzone come ultimo dei tre porcellini. Il primo è un uomo: «Grande uomo, uomo maiale / Ah ah, sei una farsa / (…) E quando la tua mano è sul tuo cuore / Sei quasi una bella risata / Quasi un burlone / A testa bassa nel bidone dei maiali / Dichiarando: “Continua a scavare” / Una macchia da maiale sul tuo mento grasso / Cosa speri di trovare? / Giù nella miniera di maiali / Sei quasi una risata / Ma sei davvero un pianto». Qualcuno ipotizza che si tratti di James Callaghan, primo ministro dal 1976 al 1979, ma non ci sono riscontri nelle dichiarazioni di Waters, che fatta salva Mary Whitehouse, ha cantato di una intera categoria. Callaghan diede il peggio di sé nel periodo 1978-79, entrando in conflitto con i maggiori sindacati che proclamando una serie di lunghi scioperi misero in ginocchio la nazione. E inoltre mandando le forze militari inglesi nel Nord Irlanda per affiancare le forze dell’ordine locali, ma dopo avere abbandonato il ruolo di Primo Ministro per diventare Segretario di Stato. Sappiamo però che Animals a quel tempo era giù uscito da lungo tempo. Quindi Callaghan non può essere il bersaglio di Waters. Più probabile che si tratti del suo predecessore Harold Wilson, in carica da marzo 1974 ad aprile 1976 con risultati altrettanto sciagurati per il paese.

Il terzo maiale viene associato da alcuni critici alla figura della Lady di ferro, al secolo Margaret Thatcher, il durissimo primo ministro dei conservatori che tanti strascichi lasciò nell’immaginario collettivo. Ma anche in questo caso c’è qualcosa che non quadra: è vero che la Thatcher scala il partito dei Tories nel febbraio del 1975, ma vince le elezioni nazionali proprio a scapito del laburista James Callaghan solo nel maggio del 1979. Nel 1976, tra aprile e novembre, quando i Floyd registrano Animals, la Thatcher era ancora lontana dai riflettori e soprattutto dalla sala dei bottoni. Il terzo maiale è femmina, questo sì: «Tu! Vecchia megera del cazzo» è inequivocabile, ma è molto probabile che si tratti una figura anonima rappresentante una tipologia, e che la citazione esplicita di Mary Whitehouse rimanga confinata al conto aperto che Waters aveva con la donna poiché aveva indicato i Pink Floyd come fonte di aberrazione e pessimo esempio per le nuove generazioni.

Per la pecora, Sheep, Waters usa il singolare, quando prima aveva cantato di Dogs e Pigs. Che comunque fa moltitudine, quando aggregandosi costituisce il gregge, fa massa, la gran parte della popolazione. Ma basta un solo cane per fare la guardia a un gregge. (E un maiale per gestire un branco di cani). «Passando senza speranza il tempo nella prateria / Solo debolmente consapevoli di una certa inquietudine nell’aria / È meglio fare attenzione / Potrebbero esserci dei cani in giro». Dopo la drammatica strofa iniziale le parole hanno uno scarto che prende di mira la religione, altra piaga dell’umanità consorziata e corporativista, oppio autolesionista delle greggi: «Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla / Egli mi fa sdraiare / Attraverso pascoli verdeggianti mi conduce lungo le acque silenziose / Con coltelli brillanti libera la mia anima / Mi fa appendere a ganci in luoghi elevati / Mi trasforma in cotolette d’agnello / Perché, ecco, Egli ha un grande potere e una grande fame».

Anche se Gilmour mette in guardia sulla (presunta?) poderosità di certi testi: «Credo che ci sia dell’umorismo nascosto in tutto quello che abbiamo fatto. Ad esempio nel pezzo di preghiera in Sheep, tuttavia la gente prende i nostri testi così sul serio da non accorgersene». Confessione corroborata dal modo nel quale Waters scrive e canta il momento del riscatto, o meglio la rivolta degli ultimi, attraverso l’arte del karate (?), che in effetti lungo un percorso sinora doloroso suona come minimo surreale: «Quando verrà il giorno in cui noi umili / Attraverso una tranquilla riflessione e una grande dedizione / impareremo l’arte del karate / Ci alzeremo in piedi / E allora faremo lacrimare gli occhi a quel bastardo». Parole declamate in modo inintelligibile, impastate nella musica che si fa cupa e minacciosa.

Sheep trascina un altro quesito irrisolto. Essendo l’ennesima canzone che nasce su demo nel passato remoto, col titolo di Raving And Drooling, eseguita dal vivo già nel 1974, a volte come Raving And Drooling I Fell On His Neck With A Scream, un demo registrato da Gilmour a casa sua, perché il brano passa alla storia come scritto da Roger Waters? Può bastare averne riscritto le parole per adattarle all’idea unitaria di Animals, e musicalmente aggiustarla per l’occasione? Non solo. Gilmour nel 1994 dichiara alla rivista inglese Mojo di essere stato la principale forza musicale del disco, mentre come già detto concede a Waters di essere stato «motivatore e autore dei testi»\. Perché dunque i diritti d’autore sono così pesantemente sbilanciati a favore del bassista?

Pigs On The Wing – in apertura e chiusura dell’album, sostanzialmente chitarra acustica e voce – anticipa, casualmente o no, quello che Waters avrebbe fatto con The Final Cut per celebrare la memoria del padre caduto ad Anzio durante la campagna di liberazione alleata in Italia nel secondo conflitto mondiale: il titolo è mutuato dal gergo della RAF, «un maiale sulle ali» era un pilota nazista che stava in coda all’aereo pronto ad attaccare. Secondo tale ottica un titolo fuorviante, perché Pigs On The Wing 1 («Se non ti importasse di ciò che mi è successo / E a me non importasse di te / Ci saremmo fatti strada a zig-zag attraverso la noia e il dolore») pare non avere molto a che fare con quanto segue (l’intero disco), mentre Pigs On The Wing 2 si congeda lasciando uno spiraglio di speranza che risulta avulso, anche formalmente, dal contesto: «Sai che mi interessa / Quello che ti succede / E so che a te importa di me / Così non mi sento solo, né il peso della pietra / Ora che ho trovato un posto sicuro per seppellire il mio osso / E ogni stupido sa che un cane ha bisogno di una casa / Un riparo dalla minaccia dei maiali».

Waters portò le due canzoni a disco praticamente completato, anche se risalivano a diversi mesi prima, come pegno d’amore per la seconda moglie Carolyne Christie sposata in fretta, una aristocratica con la quale aveva iniziato a flirtare quando lei era ancora vincolata al precedente marito. La torta del party che seguì la cerimonia di nozze fu regalata alla coppia dalla nota Sarah Ferguson, Duchessa di York, poiché ex-moglie di Andrea, terzogenito della defunta Elisabetta II alle cui recenti esequie era presente dopo essere stata riammessa a corte solo dal 2018. Per quanto Waters si scagliasse contro i maiali, e pur convinti della sua sincerità, non si può fare a meno di notare come non disdegnasse frequentarli.

Pare strano, ma sui brani più brevi di Animals c’è tanto altro da raccontare. Almeno, ed è da non credersi, la cancellazione di un secondo solo di Gilmour da parte di Waters, al quale il chitarrista irritato chiederà se lo stia facendo di proposito. (Il primo incidente, come vedremo dopo, accadde in occasione della registrazione di Dogs). Pigs On The Wing 1 e 2, all’origine, sono un solo brano. E prevedono un assolo centrale che Gilmour esegue con la consueta bravura. Waters poi si mette dietro la consolle, dove non doveva essere, e puff, ecco l’assolo sparire come per maldestra magia. Il chitarrista incrocia le braccia e non resta altra soluzione che chiamare Snowy White.

I Floyd cercavano un musicista capace di eseguire parti sia di chitarra che di basso che Gilmour e Waters non avevano intenzione di suonare dal vivo nell’imminente tour (intitolato In The Flesh). Fu il loro manager, a sua volta imbeccato da Hilary Walker manager di Kate Bush, a individuare in Terence Charles “Snowy” White, un session man non proprio notissimo, la persona giusta.

Intervistato nel 2010, il chitarrista ha svelato com’è andata: «Steve O’Rourke, il manager dei Floyd, mi convoca in ufficio e dice: “Beh, sai, stiamo finendo un album intitolato Animals e poi andranno in tour. Hanno bisogno di qualcuno. Perché non vieni a conoscere la band? Hanno appena finito di registrare. Sono nello studio di Britannia Row”, che distava circa mezz’ora da dove eravamo. Così siamo andati lì, ho incontrato la band e in quel momento stavano registrando Pigs On The Wing. Poi Roger ha detto: “David, perché non porti Snowy in ufficio e gli spieghi in cosa consiste il concerto?”. Così ho chiacchierato con David e lui mi ha detto: “Beh, dovrai suonare un po’ di basso. Tu sai suonare il basso, vero?”… “Sì, suono il basso”… “Ok, bene. Poi c’è un po’ di armonia, un po’ di voce solista e tu suonerai un po’ di roba che io non voglio suonare. Allora, vuoi il lavoro?” … “Sì, va bene”. (…) Così siamo tornati nella sala di controllo, e mentre passavo davanti a Roger lui mi ha detto: “Ehi, già che sei qui potresti suonare qualcosa. Perché non fai un assolo nel mezzo di questo brano?’. Era Pigs On The Wing. Così ho detto: “Sì, va bene. Non c’è problema”, e ho preso una chitarra a caso, (…) ho fatto una prova veloce e silenziosa e poi Roger mi ha detto: “Ok, sei pronto?”… “Sì, va bene”, poi lui ha premuto il pulsante rosso e ha iniziato a registrare. Ho fatto l’assolo e quella che sentite è la prima ripresa. Non ce n’erano altre. Sono stato fortunato». Il risultato, Pigs On The Wing della durata di 3’26”, venne inserito nella versione Stereo-8 di Animals venduta sul suolo statunitense, e comparve su poche copie in vinile distribuite in Francia come singolo promozionale.

Animals è un disco spartiacque nella carriera dei Floyd. Waters prende il sopravvento, Wright è passivo, Mason un caporale, Gilmour resta in attesa di capire come evolverà l’incruento colpo di mano messo in atto da quello che ora è il leader maximo della band: sue le decisioni sui temi da cantare, sue le parole, suoi 4/5 della musica dicono le note di copertina, sua la voce solista su 4/5 delle composizioni. Solo Dogs è attribuita a Waters/Gilmour e cantata in duetto. Un atteggiamento che si riflette sul disco a tutto tondo.

Importantissimo l’aspetto testuale, Animals non è un disco di denuncia ma una vera invettiva che risente del clima rovente che incendia la Gran Bretagna fuori e dentro la musica, come mai successo nella carriera dei Pink Floyd. Non un dito puntato ma un manrovescio derivato anche dalla frustrazione generata dal periodo di difficoltà personali, come ammesso dallo stesso Waters: «penso di avere suonato bene, ma ricordo di non essermi sentito felice o creativo, in parte per i problemi legati al mio matrimonio» (Mojo, 1994). Nel complesso risulta l’album più spigoloso dei dieci registrati fino a quel momento. La psichedelia è completamente evaporata, di suggestioni spaziali non se ne parla, gli artifici rumoristici che sono una caratteristica imprescindibile e cospicua sono presenti ma rimaneggiati o collocati in subordine sul piano musicale. Anche i singoli musicisti (re)agiscono in modo differente: Wright non compone alcun brano ma sembra quasi nascondersi, non “chiede la palla” come si dice nel mondo del calcio: se poi gliela passano, ok, la gestisce meglio che può in questa fase nella quale si sente fuori luogo. Anni dopo ha dichiarato: «molta della musica sull’album non mi piace».

In certi momenti la voce dei suoi strumenti assume una connotazione smaccatamente progressive come mai in precedenza: per esempio, da 3’10” a 3’40” di Dogs siamo in territorio Tony Banks (Genesis), mentre il primo minuto di Pigs (compreso il basso) sembra appartenere ai Renaissance, cosa che si ripete tra 7’15” e 8’15”. Nel 1977, col punk allo zenit della sua ascesa, e Waters che ne subisce in qualche modo il fascino (il cosiddetto fascino dell’orrore), si tratta di un intercalare (sonoro) sorprendente e imprevisto. Gilmour è come al solito la spina dorsale del suono della band, ma non tutto quello che producono le corde della sua chitarra sono oro puro come da (virtuale) contratto con gli ascoltatori, e che la sua parte più bella su Dogs sia stata cancellata per sbaglio da Waters e Mason – come accadrà, abbiamo visto, in modo tragicomico per Pigs On The Wing – è un capriccioso segno del destino al quale non si rassegnò facilmente, come dichiarato con amarezza: «Era una cosa piuttosto bella e ne andavo fiero. La ritenevo molto espressiva. Poi è arrivato Roger che per sbaglio ha rovinato tutto e io l’ho dovuta rifare».

Pubblicato il 21 gennaio 1977 (e il 10 febbraio negli USA), Animals non ebbe lo stesso successo di vendite dei due dischi precedenti, ma replicare tali picchi era quasi inevitabile. Si tratta comunque di cifre da capogiro: raggiunse il primo posto in Francia, Germania (Ovest: c’era ancora il Muro di Berlino), Olanda, Svizzera, Spagna, Portogallo; fu n° 2 nel Regno Unito e n° 3 negli USA. Del resto i Floyd godevano, per dirla col gergo del distopico concept, di una tale posizione di dominio da non dovere preoccuparsi di inserire nell’album un singolo adatto, anche solo per minutaggio, alla programmazione radiofonica, il vero jolly capace di spostare la popolarità di un disco e una band soprattutto negli USA, il mercato più importante su scala mondiale. Così come per le classifiche, inoltre, e a differenza della trionfale e compatta accoglienza riservata a The Dark Side Of The Moon e Wish You Were Here, la critica si rivelò più tiepida e divisa nei pareri circa la qualità di Animals.

Nick Mason parla di “Animals”
Pink Floyd, la nuova versione della cover di “Animals”

Animals 2018 Remix

Nel 2022 la discografia ci sorprende pubblicando il remix di Animals. In cosa consiste la sorpresa? Nel fatto che si tratta di un restyling (eseguito da James Guthrie) risalente a quattro prima. Motivo? L’ennesimo litigio fra Waters e Gilmour. A quest’ultimo non andavano giù alcune considerazioni relative alla note di copertina, che sono state sostituite da foto dell’epoca. Chissà che il Regno Unito fuori dalla UE, e per effetto dell’avvento del nuovo (si fa per dire) Re Carlo, non ripristini la possibilità di risolvere questioni apparentemente senza soluzione, tra gentiluomini ovvio, ricorrendo al duello con tanto di padrini. Il mondo dei Floyd ne guadagnerebbe in praticità. Ma torniamo al punto. La faccenda dei remix in DTS, 5.1, 24 bit, Surround, e di tutte le formule associate, è un argomento spinoso. Rischia di essere materia di godimento per la fascia alta dei consumatori: non tanto per il costo del disco quanto per le migliorie tecniche associate alla registrazione, che il più delle volte danno soddisfazione in modo direttamente proporzionale alla qualità della tecnologia capace di estrarle e consegnarle adeguatamente all’ascoltatore. Certo esistono i casi in cui il lavoro di restauro è così evidente da risultare individuabile tramite qualsiasi apparecchio, o quasi. Ma all’origine ci devono essere prodotti alquanto scadenti. In fatto di ricerca del suono i Pink Floyd sono sempre stati all’avanguardia, che tradotto significa che le loro registrazioni difficilmente potranno guadagnare in maniera palese di ulteriori trattamenti.

Ma mai dire mai. Soprattutto se l’iniziativa parte da loro stessi e dalla loro certosina, proverbiale, quest per il meglio tendente alla perfezione. Il remix di Animals di conseguenza offre maggiore nitidezza, una più decisa separazione stereo, un suono mediamente più brillante. Ne guadagna soprattutto la batteria di Nick Mason, che nella versione originale peccava in dinamica, la voce di Waters che assume più colore, il lavoro di Wright che come abbiamo visto si sentiva ai margini del progetto ma per effetto del primo missaggio lo sembrava anche di più. Altra buona cosa è che versione originale e remix si trovano su un solo disco, e dunque il sospetto sempre presente per queste occasioni della mera operazione commerciale resta confinato sullo sfondo: soprattutto per chi si trovi a decidere per il primo acquisto, questa è la versione da prendere; salvo non siate collezionisti alla ricerca di prime edizioni o cose del genere. Per tutti gli altri si tratta di qualcosa in più, dell’oggetto da comprare per tendere a quella perfezione che fa parte del DNA dei Floyd.

Una osservazione finale va fatta sulla copertina, anch’essa sottoposta a un sorta di processo di remix. A differenza della registrazione, è stata realizzata dalla stessa persona che ha generato quella del 1997, quel Aubrey Powell tuttora al servizio della Hipgnosis. Queste le sue parole: «Ho sentito che ci sarebbe stato un album di remix e più o meno lo stesso giorno stavo attraversando Ebury Bridge Road (…) verso la centrale elettrica. Era il crepuscolo. La centrale elettrica era senza il tetto e circondata da gru, e ho pensato che tra due anni sarebbe stata completamente avvolta da nuovi appartamenti e non l’avremmo più vista così. L’abbiamo fotografata e inviata ai ragazzi. A loro è piaciuta molto. Ho ritoccato le luci della gru e tolto un po’ di colore perché Roger voleva che fosse cupa. Poi ho inserito una ripresa diversa del maiale rispetto all’originale, da un’angolazione leggermente diversa. Aveva quell’atmosfera tetra e orwelliana. Questa era l’idea originale quando abbiamo fotografato il maiale sopra la centrale elettrica nel 1976».

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