Recensioni

Dopo aver accolto musicisti del calibro di John Maus e Bonnie “Prince” Billy, la rassegna musicale T!LT di sPAZIO211 continua a portare a Torino alcuni tra gli artisti più intensi e interessanti del panorama internazionale.
Ultimi, non per importanza, di questo ricco programma sono stati gli acclamati King Hannah. Reduce dai successi del debutto I’m Not Sorry, I Was Just Being Me, e del recente Big Swimmer, la band Britannica è da poco ritornata in Italia per un breve tour invernale che, oltre alla capitale piemontese, il 5 e il 6 dicembre ha toccato rispettivamente Roma e Pesaro.

I King Hannah nel nostro Paese ci sono già venuti in diverse occasioni (tra queste ricordiamo lo show del 21 luglio 2024 alla Triennale di Milano e l’esibizione del 25 agosto al TOdays Festival 2023, sempre nell’area di sPAZIO211) fidelizzando ancora di più il rapporto con la fanbase italiana. O almeno, questo hanno lasciato intendere gli occhi talvolta lucidi di Hannah Merrick lo scorso 4 dicembre. Ma procediamo con ordine.

King Hannah live a sPAZIO211 – Foto di Valter Chiorino – Lunasoft Studio

Andata soldout già da metà novembre, la serata ha visto la partecipazione di numerosi spettatori che, un po’ per passione genuina, un po’ per l’hype palpabile, hanno riempito la sala del locale già un’ora e mezza prima dell’inizio del concerto. Anticipati da Joe Gideon e dal suo turnista, i King Hannah hanno finalmente fatto il loro ingresso sul palco ponendo fine all’estenuante attesa del pubblico: un’entrata graduale che ha visto dapprima Conor O’Shea e Jake Lipiec guadagnarsi le proprie postazioni (basso e batteria) per poi partire in sordina con l’esecuzione del primo brano in scaletta. E sulle note di quello che è forse il pezzo più “cazzuto” e stoner/space di tutto Big Swimmer, ovvero Somewhere Near El Paso, sono apparsi anche Craig Whittle e Hannah Merrick.

Vestita con lo stesso abito rosso indossato nel video del singolo Big Swimmer, l’impenetrabile frontwoman si è presentata apparentemente assente e distaccata, quasi come se cercasse di evitare gli sguardi della platea per non lasciarsi sopraffare dall’emozione. Ma è solo la calma prima di una tempesta che ha dato vita al climax struggente e ipnotico di una canzone che, con tutte le sue suggestioni letterarie made in USA (tra il mood beat di un Kerouac e il minimalismo di un Carver), ha fragorosamente superato gli undici minuti di esecuzione prima di dissolversi nella successiva The Mattress.

King Hannah live a sPAZIO211 – Foto di Valter Chiorino – Lunasoft Studio

È un’alchimia particolarissima quella messa in atto dalla band: una ricerca che attinge tanto dalle derive noise/post rock tipiche degli anni Novanta (Slint, Slowdive e Sonic Youth, in testa) quanto dal country e dal blues.
Su questo sfondo così ricco si staglia la voce di Merrick, profonda, sensuale e solenne, in grado di accogliere dentro di sé l’eredità di maestre quali Nico, Kim Gordon, PJ Harvey e Sharon Van Etten.

Una dote che ha raggiunto i picchi più alti durante l’interpretazione di brani quali Go-Kart Kid (Hell No), Milk Boy (I Love You), e le suggestive ballate John Prine on the Radio e Suddenly, Your Hand.

A impreziosire il concerto, della durata complessiva di 90 minuti, sono state la cover di Bruce Springsteen State Trooper, il singolo del 2020 Crème Brûlée, e una reinterpretazione della classica Blue Christmas eseguita esclusivamente dalla coppia Merrick/Whittle in chiusura dello spettacolo.

King Hannah live a sPAZIO211 – Foto di Valter Chiorino – Lunasoft Studio

Intimo, dirompente e ammaliante, così è stato in definitiva il concerto dei Kingh Hannah: un’esperienza non proprio comune che ha generato e alimentato un calore tale da spingere Merrick ad affermare che quello italiano sia il miglior pubblico in assoluto.

E forse sta proprio in questa commistione magica di stili diversi e performance accattivanti il segreto di un gruppo che, seppure giovane, appare al contempo maturo e con le idee ben chiare in testa. God save the King… Hannah.

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