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Settimo album per George Evelyn, in arte Nightmares On Wax. Prima generazione Warp che ritorna sul luogo del delitto e continua la missione musicale degli esordi sheffieldiani della label inglese con una dolcissima miscela di downtempo, funk e slow motion di classe (a voler essere precisi, i primi singoli dell’uomo erano sperimentazioni bleep, ma il biglietto da visita che lo ha reso famoso è sempre stato su coordinate trip). 

Il disco è un buon mix di chill-out music con ritmiche che vanno a pescare da un dub infarcito di ottoni (Tapestry), soul in battuta bassa (Give Thx), reggae (Be, I Do), jazz chic di scuola viennese (con il featuring di Wolfgang Haffner in Luna 2) e ambient (Om Sweet H(Om)e). La differenza con i lavori precedenti sta nell’uso di suoni orchestrali, che riflettono la collaborazione con Sebastian Studnitzky, l’arrangiatore di Jazzanova. Non a caso ci sono archi, qualche fiato e tappetini melodici balearic (There 4u) a far da collante ai brani. 

Roba da pre-club Novanta, quando si aspettava di andare al rave e ci si doveva scaricare, cose che sentivamo in Funki Porcini, DJ Vadim, Herbaliser o nella migliore Thievery Corporation (Now Is The Time). L’album suona retrò, ma è compatto, ben prodotto e viaggia senza problemi dall’inizio alla fine. Insieme a Tosca, Evelyn è uno dei pochi sopravvissuti (e non sputtanati) di quell’epoca, così distante, ma anche così vicina. L’uomo usa bene la nostalgia del passato, senza risultare patetico. Viaggione.

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