Recensioni
Franz Ferdinand, Verdena, Angelica, Giorgio Canali, Seun Kuti, LOVEGANG126, Napoli Segreta, Meg, Fuera
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Nino Ciglio
- 16 Agosto 2023

“Più forte, Calabria!” – grida a più riprese Alex Kapranos, leader dei Franz Ferdinand, per la prima volta su un palco calabrese. Sembra uno sponsor perfetto per la regione, che, nell’ultima giornata dell’ultimo live act del Color Fest, esplode in una coloratissima bolla d’energia. Il festival è all’ultimo atto di questa edizione, ma l’uditorio sembra non essere sazio. Se ne accorge subito Kapranos: “C’è un’energia unica, la sentite anche voi?”. Già, perché per tre giorni, il pubblico accorso da tutta la Calabria, non ha fatto altro che ballare, rilassarsi e godere di un festival organizzato su misura.
Nella campagna lametina, nel giardino degli ulivi di un agriturismo dal sapore autentico, in un’atmosfera calda e gioviale, il Color Fest è giunto quest’anno alla sua undicesima edizione. Un traguardo importante, lo abbiamo sottolineato nella nostra intervista al fondatore Mirko Perri, che immette di diritto il Color Fest fra gli appuntamenti più importanti del Sud Italia. Lo si deve a un’idea di festival completamente alternativa rispetto alle grandi macchine di produzione “commerciali”: il Color fa 3000 ingressi al giorno, la location è accogliente, il catering è tutto a chilometro zero, il parcheggio abbastanza capiente per tutti. Il pubblico pagante è la pietra angolare di ogni decisione presa nell’organizzazione dell’evento. Prova ne è la grande quantità di famiglie con bambini piccoli, che possono godere degli odori e dei profumi del Palco degli Ulivi, un verdissimo appezzamento di terreno che splende particolarmente al tramonto.

E poi c’è il fattore calabro. Quello che, se non altro, rende l’impresa della squadra del Color Fest ancora più impressionante. Una terra difficile, lo si è detto più volte, ma che ultimamente (complice anche il ritorno del Festival delle Invasioni a Cosenza e il grande successo del Be Alternative Festival) sta provando ad alzare la testa e proporre un impegno duraturo, un’offerta culturale di spessore, un qualcosa dal respiro internazionale. Lo conferma Perri che si definisce “testardo”, perché sarebbe impossibile riuscire in qualcosa del genere senza esserlo. Anche la line-up di questa undicesima edizione è testarda. Con un mix interessante di nuove prospettive e vecchie glorie.
Il venerdì è decisamente la giornata delle nuove prospettive, che virano verso un incontro singolare fra hip hop e itpop. È la giornata di Lovegang126, il collettivo, fatto di rap old school, formato da Franco126, Ketama126, Pretty Solero, Drone126, Asp126, Ugo Borghetti e Nino Brown – con incursioni da segnalare, come quella dell’eclettismo sperimentale e alternativo di Meg (che porta in Calabria il suo ultimo, interessante Vesuvia) e dei Fuera con il loro sound denso ed elegante.

Arriva il sabato e si nota qualche Ray Ban in più, qualche giacca di pelle a proteggere le spalle dall’arietta della collina lametina, persino qualche maglioncino a righe orizzontali e qualche camicia di flanella. È vero, i Verdena non sono (più) la band grunge italiana, ma il pubblico che attirano è decisamente più scuro, agguerrito. E la band bergamasca avrà modo di soddisfarli in tarda serata. Nel frattempo, però, il pomeriggio della giornata musicalmente più interessante, ha visto susseguirsi sul palco una varietà di generi intrigante. Gli slot tinteggiati dalla golden hour del Palco degli Ulivi sono affidati al groove caraibico dei PARBLEU (interessante scoperta di questo festival) e alla pop house di Biancamaria Scoccia, in arte Whitemary. Quest’ultima, giovane leva di 42 Records, scrive, produce, suona e canta in completa autonomia in un set che spazia tra linee di synth, hi-hat in levare e smalti house e jazz.
A risollevarci dal crepuscolo ci pensa una vera e propria leggenda della musica nigeriana Seun Kuti, figlio di Fela, padre dell’afrobeat accompagnato dalla sua band Egypt 80 con i quali fu anche nominato per un Grammy nel 2019. Sonorità fresche, scorribande fiatistiche, danze roventi sintetizzano il suo pensiero sulla situazione politica africana e mondiale e regalano forse il live più raffinato dell’intera kermesse.
Quando arriva il turno dei Verdena, ci si sposta sul palco Stefano Cuzzocrea e gli animi sono da subito ferventi, i volumi altissimi. I fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli sono un carro armato rock. Suonano dritti per due ore, alternando pezzi da Volevo Magia (ben 8) a grandi classici dati in pasto ai tanti Millenial accorsi anche un po’ per nostalgia. Diventati un quartetto, grazie al contributo di Carlo Maria Toller, polistrumentista bresciano inserito bene nelle dinamiche del trio, i Verdena sono un mix fra POST- shoegaze, psych, metal che li rende inafferabili (un po’ scivolosi, è vero…), ma anche dannatamente affascinanti. Lo confermano i brani immortali come Luna, Dentro Sharon, Scegli me, Muori delay, Valvonauta, ma lo confermano anche i due estratti da Endkadenz (Un po’ esageri dal primo e Fuoco amico II dal secondo). Quando si torna nell’uliveto per sgranchire le gambe a colpi di funk partenopeo targato Napoli Segreta, siamo ancora un po’ storditi dai ruggiti graffianti della band di Albino. E non è nemmeno domenica…
Grazie alla partnership stipulata con Be Alternative (di cui abbiamo parlato diffusamente su SA), la domenica prende il nome di Be Color, un evento che, chissà, magari è destinato a ripetersi in futuro. Ce lo auguriamo, vista la buona riuscita che ha fatto registrare il tutto esaurito all’Agriturismo Costantino. Era prevedibile, d’altronde, dato che l’headliner della serata, i Franz Ferdinand, non suonano spesso a queste latitudini. La giornata, però, era iniziata con gli Ada Oda (altra interessante scoperta festivaliera), band post punk belga, figlia di immigrati palermitani negli anni ’50, e con Angelica che ha proposto un set fatto di specchi pop tra lustrini 80s e compiaciute romanticherie rétro, danzabile, leggiadro e sbarazzino al tramonto del solito (questa volta gremitissimo) Palco degli Ulivi.

Più tardi, mentre i fan più avidi della band scozzese trovano posto dalle parti del Palco Cuzzocrea, Giorgio Canali e il cantautore calabrese Praino presentano brani dell’EP di quest’ultimo Rocamboleschi finali, oltre che grandi classici rock della variegata discografia del produttore di Predappio. All’ora di cena, le file per il cibo vengono smaltite in fretta, complice anche una nuova sistemazione nello spazio del festival sia della cassa bar che dell’area food.
Quando attacca la band di Glasgow non c’è più uno spazio libero. I Franz Ferdinand, dopo svariati cambi di line up, hanno trovato una dimensione potente oltre che nelle vocalità di Kapranos (che ha 51 anni e si muove come un ragazzino) e al basso di Bob Hardy, anche nelle percussioni di Audrey Tait, vera e propria rivelazione della nuova formazione. Il tour (e il greatest hits the questo promuove) si chiama Hits To The Head e c’è da aspettarsi un vero e proprio best of dei brani della discografia della band di Take Me Out.
Su di loro si può dire veramente di tutto: sono un po’ datati, non sono più quelli di una volta, si sono visti in giro già parecchie volte, i nuovi lavori non sono validi come quelli degli esordi… tutte opinioni legittime, ma sul fondo del bicchiere rimane una sola verità: i Franz Ferdinand dal vivo sono una garanzia, perché si divertono e, quindi, fanno divertire. Nei loro set si balla, si ride, si partecipa a una contagiosa energia collettiva.
E allora, la loro setlist scivola via che è un piacere. Da The Dark of The Matinée a No You Girls, da Do You Want To a Take Me Out. Un loro concerto è una bolla di prestanza e vigore indie rock, nel quale, gli amanti dei loro classici, ritroveranno memorie da dancefloor, mentre i novizi scopriranno una gagliardia unica. Vero, Kapranos è forse eccessivamente egotico (ripete più e più volte il suo nome, un po’ come se dovesse rivendicare la paternità della band), ma è anche uno showman avvezzo: “Sediamoci tutti insieme on the sweet Calabrian ground” dice prima di far saltare tutti sul potentissim0 finale di This Fire.
Amarsi un po’ è lo slogan che, citando Battisti, aveva presentato gli intenti dell’edizione 2023. L’altra idea di festival di cui parlavamo in un altro articolo, torna a ripetersi al Color Fest, che con la sua mentalità provinciale (nella migliore delle accezioni possibili), riesce a risultare malleabile e di ampio respiro. L’accoglienza calabrese, come sottolinea lo stesso leader della band di Glasgow, è la ciliegina sulla torta di un festival che è avviato verso un futuro radioso.
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