Recensioni

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Più che VESUVIA sembra di essere dalle parti di LONDONIABRISTOLIA: perché sì, c’è un po’ di Napoli – soprattutto nell’iniziale NAPOLIDE con NZIRIA – ma i suoni che costruiscono il disco (firmati Frenetik) guardano soprattutto a un preciso calderone di UK continuum a base di elettroniche assortite. Più che a Liberato si guarda piuttosto a tutta una serie di rimandi che vanno dal post-rave alla chill, dal trip hop alla garage e alla jungle. Produzioni su cui del resto la voce di Meg si appoggia sontuosamente: il risultato sa un po’ di notturno rito dionisiaco/stregonesco, sicuramente l’atmosfera è onirica nel senso più immediato del termine. L’unica perplessità riguarda la solita pronuncia dell’ex 99 Posse. 

Meg persevera in questo vizio di arrotare le “r” e smarmellare generosamente tutte le vocali che la fa sembrare la sorella di Piero Pelù: un espediente che può anche risultare peculiare e caratterizzante, ma rischia di diventare un poco ammorbante quando è troppo insistito. È il caso ad esempio di CIGLIA, la cui carica surreale finisce alla lunga col venire depotenziata da tutti questi pieropelusismi. Aggiungiamo che spesso anche i testi non è che aiutino a soprassedere; restiamo proprio su CIGLIA: «Ciglia come fiori / Ciglia che si impollinano d’amore / Brillano di piacere / Tremano di paura se non sei qui con le tue / Ciglia, ciglia, ciglia, ciglia». ‘nzomma. 

Eppure i pezzi ci sono: le melodie restano (AQUILA, con Elisa e Emma, nonostante un testo anche qui non troppo brillante, è notevole) e gli arrangiamenti sono davvero curati e fascinosi. Si stagliano pezzi come FORMICHE, OST di Age of Empires nelle strofe e panzer massiccio di fiati nei ritornelli, tra gli apici del disco, o i già detti tributi all’UK continuum: si giocano spesso e volentieri le carte garage, 2-step e jungle con buonissimi esiti (FORTEFRAGILE, PRINCIPE DELLE MIE TENEBRE). Apprezziamo quindi la bontà di fondo di un disco dalla personalità importante e in cui è palpabile la voglia di fare solo quello che volesse da parte di Meg. Dopo trent’anni di carriera (cinque dall’ultimo lavoro) e nient’altro da dimostrare, non è da tutti tornare con un album così ben scritto e prodotto.

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