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7.2

Sono passati sei anni e mezzo dalla pubblicazione di Endkadenz Vol. 2, uno iato mai visto nella storia discografica dei Verdena. Pausa obbligata dalla pandemia di coronavirus, che allo stato attuale impedirebbe qualsiasi normale svolgimento di un tour, per come la band bergamasca lo intende e lo esige, ossia nella sua forma più tradizionale (pubblico in piedi e senza distanziamento né numero ristretto di partecipanti). Così, ecco che l’uscita di una colonna sonora – America Latina (Music Inspired By The Film) – suscita un’aspettativa spasmodica, e una curiosità che ha valenza doppia: sia perché si tratta della prima incursione del gruppo in questo territorio sonoro, sia perché proprio per via del lungo periodo di assenza, si tratta del primo nuovo materiale firmato dalla band da sette anni a questa parte, necessario quanto una boccata d’ossigeno dopo un periodo all’apparenza infinito trascorso sott’acqua, annaspando.

Da quell’estate del 2015 in cui Alberto, Luca Ferrari e Roberta Sammarelli calcavano i palchi di tutta la penisola, sono successe un’infinità di cose: dalla formazione del supergruppo I hate my village con Alberto coinvolto in prima persona a quella degli Animatronic con Luca alla batteria, passando perché no, dall’evento della partecipazione del leader dei Verdena a X Factor nel dicembre 2020 (nell’aprile precedente, in piena pandemia, c’era stato il live-streaming per Latteria Molloy a sostegno di Emergency per le province di Bergamo e Brescia, pesantemente colpite dalla situazione sanitaria). Insomma, non è stato un periodo di vuoto assoluto, e proprio per questo motivo attorno ad ogni sparuta apparizione dei Nostri si è generato un vocio mediatico senza precedenti.

Capita così che mentre Fabio e Damiano D’Innocenzo stanno effettuando le riprese del loro terzo film, America Latina, chiedono ai Verdena se desiderino collaborare alla colonna sonora. I tre accettano la sfida e si mettono immediatamente al lavoro. Il processo di composizione avviene nell’estate 2021 e l’ispirazione principale (a dispetto del sottotitolo del disco) proviene da sprazzi di immagini di Favolacce (il secondo film dei fratelli D’Innocenzo, dato che America Latina è ancora in lavorazione, la band è al corrente solamente della storia), più da un’altra manciata di influenze facilmente riconoscibili. Rintracciato il DNA cinematografico dei registi, i Verdena elaborano il tema principale sul quale costruire un’intera suggestione sonora: la variazione. Alla base del loro lavoro c’è Fenuk, che i più esperti ricorderanno sicuramente come il nomignolo dato ad alcune session strumentali realizzate da Luca Ferrari nel 2010, all’epoca della registrazione di Wow. Tra le 31 tracce di queste session, i registi ne individuano due sulle quali i Verdena si mettono subito a costruire e modificare, modulare e, appunto, variare.

I due temi, ribattezzati Brazil e Scintillatore, vengono così a costituire il tentativo da parte dei Verdena di dare una forma e una sostanza a un incubo dal quale appare impossibile scappare o risvegliarsi (un po’ come lo scorrere dei giorni, dei mesi, oggi). Nell’affrontare per la prima volta la materia cinematografica pura, la band bergamasca ricorre non solo alla propria storia (l’atmosfera di Wow è palpabile, le variazioni di Brazil sembrano riecheggiare Razzia Arpia Inferno e Fiamme) ma anche a una delle soundtrack più memorabili composte da Neil Young, quella per Dead Man di Jim Jarmusch (l’omaggio è evidente, così come non si escludono rimandi all’ultima avventura corale di Alberto Ferrari). Una discesa agli inferi, pur mantenendo intatto un certo gusto per l’ironia (il sottotitolo Kurt Cobain nell’ultimo brano), salvifico per l’ingresso dolce e sinuoso di Lullaby (due versioni, o variazioni, di un tema composto da Stefano Cucci), sottile pausa dall’agonia, proprio come l’effetto di questa soundtrack dopo anni di buio. In attesa del nuovo album…

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