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Thruppi è l’album nato dall’incontro tra Giovanni Truppi e i Thru Collected, ma non si tratta di un supergruppo in senso classico. Piuttosto, è un progetto fatto di singole collaborazioni tra il cantautore napoletano e alcuni membri selezionati del collettivo. Il risultato sono sette tracce che compongono un lavoro breve – 23 minuti – assimilabile, per durata e concezione, a un maxi singolo secondo i parametri vinilici novecenteschi.

L’intimità e il gusto surreale per la poetica delle cose semplici (ma non facili) dell’autore di Tuo padre, mia madre, Lucia (brano portato a Sanremo nel 2022) si intrecciano qui con sonorità urban e hip hop figlie della scena musicale italiana più giovane. Non mancano rimandi all’emo in chiave notturna e minimale, spesso sospesa tra italiano e napoletano.

Buianotte, ad esempio, fonde la voce di Specchiopaura a quella di Truppi in un intreccio che si perde tra tappeti di synth, distorsioni gentili e un giro di piano che richiama certe eleganze sghembe da colonna sonora. Sotto forma di mantra malinconico si esprime invece una lennoniana Nero, un brano sull’isolamento contemporaneo che invoca l’emozione del contatto umano. In Denti perfetti, it-pop, folktronica e drum’n’bass si aprono da un nucleo acustico per esplorare la sterilità emotiva del benessere moderno.

A completare il quadro ci sono le ballate ambient(ali) di Tornare indietro, lo spoken word di Napoli città di morte e gli accenti jazzati à la Brainfeeder di Vecchie fiamme, costruita come un collage teatrale dalle tinte prog (!). Un brano liricamente intenso, in cui si agita di tutto sotto lenti noir.

Ne emerge una canzone popolare in senso moderno, priva di concettualismi e capace di parlare a un pubblico ampio. Un lavoro libero, giocoso ma coeso, in cui la presenza di Truppi è costante ma mai invadente: una centralità laterale che guida senza dominare. La varietà degli arrangiamenti e la freschezza compositiva donano al disco un’anima viva, con venature scure e riflessive che affiorano nella vitalità di ogni traccia senza mai prendersi la scena. Equilibri che aggiungono spessore a un progetto in divenire, che ci auguriamo non si esaurisca qui.

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