Recensioni

6.9

Su queste pagine abbiamo parlato di Giovanni Truppi l’anno scorso in occasione dell’uscita di Il mondo è come te lo metti in testa, e si diceva di un cantautore dall’amaro in bocca non ancora in possesso di una particolare sintesi. Questi elementi si ripresentano ancora nel suo nuovo disco omonimo edito per Woodworm, forse con un tocco di esistenzialismo in più rispetto all’idillio pop-punk (Pirati). Nei messaggi si coglie ancora una certa fermezza tanto galvanizzante quanto banale. Un fattore invece da cui Truppi potrebbe ricavare molti vantaggi è lo spleen che per ora pare mantenere un profilo basso (Eva). Comunque sia, sono tutti stati d’animo che esprimono una contrazione in piena regola e Truppi ne è un furioso e divertente interprete.

Un po’ di fonti potrebbero essere Piero Brega (Tutto l’universo) o Rino Gaetano (Il pilota è vivo), con alcune licenze proto punk (Stai andando bene Giovanni) e beat (Alieno!) espresse con paciosa disinvoltura, fino a certe affinità con gli Zen Circus che si snodano qua e là. Certe cose belle invece Truppi le canta o ce le spiega anche a luci spente, magari accarezzando corde di chitarra in perfetto stile velvettiano. Accade in brani come Conversazione con Marco sui destini dell’umanità e Hai messo in cinta una scema, dove il soliloquio spensierato nasconde sufficienti spunti di riflessione.

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