Recensioni

Prima Stagione, Canale Paesaggi, Entropia Padrepio. I Post Nebbia, giovane band padovana capitanata da Carlo Corbellini, hanno abituato gli ascoltatori a enigmatici titoli composti da sole due parole. Ognuno di questi, però, nella sua brevità, racchiude perfettamente un immaginario estetico e sonoro ben preciso. Se l’interessante debutto per Dischi Sotterranei indagava l’ipnotico panorama mediale italiano, l’acclamata seconda prova sulla lunga distanza è riuscita a spostare il concept verso la religiosità e i suoi simboli. Il tutto elaborato in un’originale chiave psych-pop che deve tanto ai Beatles quanto ai Tame Impala e Madlib.
Dato l’ottimo riscontro, sia in termini discografici che live, dell’ultima fatica in studio uscita due anni fa, era naturale essere genuinamente curiosi per la prossima mossa della formazione. Ad agosto il silenzio viene finalmente interrotto da un video: il terzo disco si intitolerà Pista Nera. Pastafrolla e Piramide, i due singoli, hanno permesso di intravedere ciò che, ad ascolto completo, appare chiarissimo.
La pista sciistica più ripida di tutte è un’interessante metafora per raccontare la disillusione che un giovane adulto si trova ad affrontare. Le promesse del futuro si sono rivelate inganni, l’infanzia è solo un lontano ricordo e all’orizzonte non ci sono altro che ballardiane colate di cemento. Il grottesco videoclip DIY di Piramide, in cui i quattro mettono in scena in maniera caricaturale l’assassinio di un avido magnate, sintetizza bene questo cinismo antropocentrico criticato aspramente nelle dodici composizioni.
Se i testi del frontman si fanno più taglienti e disillusi, pur rimandando in alcuni punti a tematiche già affrontate in precedenza, a livello sonoro la formazione vira verso pulsazioni più incalzanti e un utilizzo tout court più preponderante della distorsione. Il vestito cucito attorno alle liriche, infatti, è decisamente più scarno, diretto ed essenziale rispetto alle molteplici sfumature sintetiche di Entropia Padrepio e in alcuni punti potrebbe addirittura ricordare gli Oh Sees.
La maggior parte dei brani vengono trainati da galoppanti linee di basso e riff di chitarra elettrica, a partire dall’intro strumentale Leonardo, in cui una voce fuori campo cita il rifugio montano che dà nome al disco. In Io Non Lo So, uno dei momenti più riusciti, compare una chitarra acustica che fa eco alla musica brasiliana amata da Corbellini, mentre in Statonatura a sorreggere il brano è un incessante riff di Moog. I minuti scorrono tra assoli al vetriolo (Pista Nera), manipolazioni di delay (Super Sconto) e momenti in cui le strutture dei brani si librano verso gli orizzonti più onirici esplorati nelle precedenti fatiche discografiche (Pastafrolla e Municipio).
Arrivati alla fine dell’ascolto del loro quarto disco (se si include anche l’autoprodotto Prima Stagione) è impossibile non rendersi conto che i Post Nebbia sono oramai a tutti gli effetti una delle band più importanti della scena alternativa italiana. Sono riusciti, ancora una volta, a spostare il baricentro concettuale verso nuovi (interessanti) lidi, dando prova di una maturità che è al contempo testuale e sonora.
Se ne sono certamente accorti i tanti presenti all’annuale festa di Dischi Sotterranei dove i quattro hanno simbolicamente deciso di interrompere l’assenza dalle scene. Proprio in quel luogo che li ha visti crescere artisticamente, infatti, hanno dato un’anticipazione di quello che ci sarà da aspettarsi dal lungo tour nei club che li vedrà protagonisti da gennaio del prossimo anno.
Non resta che imbracciare gli sci, allacciare gli scarponi, salire in vetta e lanciarsi a tutta velocità lungo la pericolosa pista nera. Potremmo arrivare al “lurido parcheggio” evocato nella conclusiva Notte Limpida prima di quanto pensiamo.
Amazon
