Recensioni

Entropia Padrepio, la terza fatica in studio dei Post Nebbia, band psych-pop concepita dall’immaginazione del ventiquattrenne padovano Carlo Corbellini, è stato uno dei dischi più discussi dell’anno scorso. Molte testate specializzate lo hanno inserito nella lista dei migliori album italiani del 2022, accendendo ulteriormente i riflettori su una della band più interessanti del panorama underground nostrano. Il gruppo si era già distinto con il precedente Canale Paesaggi, un LP in cui Corbellini parlava degli effetti dei mass-media sulle persone, agitando lo spettro di McLuhan e citando allo stesso tempo filter bubbles, Cronenberg e le “televendite di quadri” dell’imbonitore Alessandro Orlando.
Con la nuova prova sulla lunga distanza i Post Nebbia cambiano concept, avvicinandosi questa volta a morte, spiritualità e religione, affinando ulteriormente il sound che, nonostante l’estrema assonanza con band neo-psichedeliche come i Tame Impala (a Corbellini non piace il continuo paragone con Kevin Parker), non suona mai sgradevolmente pastiche, anche grazie a dei concept tematici efficaci ed unici nel panorama italiano.
La band padovana ha presentato l’acclamato nuovo lavoro discografico in un lungo tour estivo, prima di portare i dieci brani di Entropia Padrepio nei principali club italiani. Dopo aver già toccato la città di Roma ben due volte, allo Spring Attitude prima, al Qube dopo, il gruppo partorito dalla mente di Corbellini sbarca al Monk, registrando un tutto esaurito in piena mania sanremese. Chissà che già questo non significhi qualcosa.

Pochi minuti dopo le ventidue, in un locale gremito di giovani alternativi, i Post Nebbia salgono sul palco mentre risuona un campionamento del canto liturgico Tu sei la mia vita, interrotto ben presto da due dei brani più iconici del nuovo disco: Cuore Semplice (il primo singolo rilasciato) e Voce Fuori Campo, un pezzo dove i Talking Heads e gli LCD Soundsystem sembrano incontrarsi nelle incalzanti linee di basso di Moog.
Si intuisce ben presto che la scaletta del concerto attinge ai due dischi più famosi del gruppo, ignorando completamente l’autoprodotto e, forse, ancora acerbo Prima Stagione del 2018. È ora la volta di Vietnam e, dopo un breve ritorno ai lidi eterei di Pensiero Magico, di Luminosità Alta, due dei pezzi più iconici (e paranoici) di Canale Paesaggi. Ci pensa la strumentale Interlace a far ondeggiare le teste dei presenti con la sua ritmica spezzata di matrice hip-hop, un’altra delle influenze che coesistono nella musica postmoderna del ventenne veneto. Il frontman della band, avvolto dalla nebbia artificiale generata dalle luci del palcoscenico, si concede raramente al dialogo col pubblico, preferendo destreggiarsi tra voce, taglienti assoli di chitarra e arpeggi di sintetizzatore.
Il catalogo della gruppo psych-pop è momentaneamente interrotto da una divertente cover (l’unica) di Pop Porno, suonata prima di sprofondare gli ascoltatori dentro l’immaginario profumato d’incenso di Entropia Padrepio con il tris composto da Freni Inibitori, Cristallo Metallo (l’altro singolo dell’LP) e la beatlesiana Viale Santissima Trinità, uno degli highlight dello show con i suoi sei minuti di durata. C’è ancora tempo per un paio di brani prima che la band si congedi dai presenti dopo meno di un’ora di concerto: è la volta del pezzo più celebre della discografia dei Post Nebbia, l’ironico Televendite di Quadri, seguito da Oltre la Soglia, onirico brano di chiusura del disco che dà nome all’attuale tour. Il pubblico è in estasi e ne vorrebbe ancora e ancora.

I Post Nebbia dal vivo soddisfano le aspettative che si hanno quando si è di fronte ad una band attualmente sulla cresta dell’onda e incensata quasi in maniera unanime dalla stampa musicale italiana. Il gruppo traspone live con grande maestria i brani dei suoi dischi, complice anche un’ottima chimica tra i giovani musicisti: ci sono certamente dei margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la presenza scenica, ma le esecuzioni sono già discretamente solide. Peccato, forse, per la scarsa durata del concerto che rasenta a fatica i sessanta minuti e la mancanza di live visual, presenti, invece, in altre tappe del tour invernale. In ogni caso, questo concerto riconferma la band targata Dischi Sotterranei come una delle più interessanti del sottobosco underground italiano. Staremo a vedere cosa avrà in mente Carlo Corbellini una volta terminato questo lungo tour italiano: chissà quale sarà il prossimo passo “oltre la soglia” dopo la distopica analisi del panorama mediatico italiano e la disamina delle trascendenti proiezioni extracorporee di Entropia Padrepio.

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