Recensioni

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«Gli Osees rimangono straordinariamente aperti agli stimoli che li ispirano costantemente a fare buona musica». Questa prima frase della presentazione di Henry Rollins riguardo all’ultimo lavoro di John Dwyer e soci centra perfettamente il punto. Una band che segue di volta in volta la propria visione del momento, pur mantenendo la personalità salda e una discreta media qualitativa. Da questo punto di vista un parallelo lo si potrebbe fare con i Boris, ma se il trio nipponico azzanna la musica a 360 gradi (vedi gli antipodi su cui si collocano i due album pubblicati quest’anno, il soffuso e ricercato W e l’assalto proto metal punk di Heavy Rocks), gli americani scandagliano tenacemente da tempo le 50 sfumature del garage rock più cerebrale.

Nulla di strano, quindi, che A Foul Form sia un omaggio al punk hardcore più senza compromessi, con cui i Nostri – come tanti altri del giro – si sono formati. Un decisivo indizio in questo senso lo avevamo già ricevuto nel 2020 con Live at Big Sur, concerto in cui il quintetto ci andava giù con un bel trittico di cover (Jealous Again, Nervous Breakdown e Wasted) dei Black Flag. Dieci brevi e veloci tracce senza pietà su cui la band non rinuncia a stendere il nervoso tocco lo-fi che la contraddistingue e nondimeno chiama in causa i nomi forti del punk hardcore della prima ora.

Levando la dichiarata cover di Sacrifice dell’anarcho-punk band britannica Rudimentary Peni, brano trattato con la giusta brutalità che l’etichetta prevede, Funeral Solution è grezzume à la Dicks, Frock Block sputa linee primitive come i primi Big Boys, Too Late For Suicide rallenta gli Urinals esacerbandoli di ruggine sintetica, il tuta-tupa della title track cade dalle parti dell’EP Aglio e Olio dei Beastie Boys e A Burden Snared prende fiato malalamente eviscerando il post-punk più rugginoso.

Il quintetto non dimentica poi di lanciare furiosi strali à la Controllers (Fucking Kill Me), di macinare randellate come fossero i Middle Class altezza Out of Vogue EP (Scum Show) e nemmeno di trattare il garage punk come avrebbero fatto i Circle Jerks di Group Sex (Perm Act e Social Butt). Un lavoro sardonico e lapidario come si conviene, e molto, molto coinvolgente.

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