Recensioni

7.2

Chi È Nicola Felpieri? Oltre a essere il titolo della prima prova sulla lunga distanza de l’ensemble milanese de Il Mago del Gelato, uscita il 14 marzo per la storica etichetta Dischi Numero Uno, è una domanda che viene naturale porsi durante l’ascolto.

Ben presto si intuisce che questo misterioso nome, però, altro non è che un McGuffin, un espediente narrativo che ogni ascoltatore può declinare in maniera totalmente differente ad ogni replay. Guardando la copertina dal sapore retrò, ad esempio, lo si può immaginare come un misterioso poliziotto che vaga di notte per le strade desolate del capoluogo lombardo, o come un trickster che continua a sfuggire alle forze dell’ordine. Basta leggere anche gli evocativi titoli delle canzoni, che spaziano da Depistaggio a Il Felpieri, per essere catapultati in una pellicola immaginaria la cui trama può essere (ri)composta e frammentata a piacimento.

Se in soli due anni di attività dalla pubblicazione dell’EP Maledetta Quella Notte la formazione è riuscita a ritagliarsi un proprio spazio nella scena indipendente, collocandosi tra il funky tagliente dei Calibro 35 e la contaminazione dei generi dei Nu Genea, adesso è pronta ad alzare nuovamente l’asticella. Nel nuovo album, infatti, le ispirazioni virano ancora di più verso l’immaginario library music nostrano, tra morriconiane suggestioni cinematografiche e fughe al cardiopalma tipiche del cinema noir anni Settanta.

Il sound, infatti, si colloca in perfetto equilibrio tra il puro groove percussivo dell’afrobeat e incendiarie derive funky (Depistaggio), impreziosite a più riprese da incursioni vocoderizzate (Enrico Lascia Perdere) e sfumature acide (Granturismo). Non mancano neppure atmosfere più distese, sensuali e notturne, come quelle arricchite dallo spoken word di Mélanie Chédeville (Tic Tac). Quello con la cantante francese non è l’unico featuring del disco: nell’onirica Controtempo compare anche Venerus, mentre a Le Feste Antonacci è stato riservato In Punta di Piedi.

Il rischio di scadere nella mera celebrazione della golden age della musica italiana anni Settanta è grande quando ci si confronta con l’eredità di un periodo storico così importante e largamente riscoperto (si veda la rinnovata popolarità di Piero Umiliani, recentemente omaggiato pure in Joanita di Joan Thiele).

Il Mago del Gelato, complice anche una padronanza tecnica invidiabile, è riuscito con successo a omaggiarla, senza scadere nella mera riproposizione. Anzi, potremmo anche spingerci oltre e dire che in qualche modo sono riusciti pure a innovarla, rendendola ancora una volta attualissima. Non una cosa da poco, insomma.

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