Recensioni

7.1

Dopo l’abbandono di Luca Cavina e le recenti esperienze cinematiche (la colonna sonora originale della serie Blanca e le interpretazione delle musiche di Ennio Morricone per i due volumi di Scacco al maestro), i Calibro 35 sono tornati in studio, precisamente all’Auditorium Novecento di Napoli, la più antica sala di incisione italiana, “per la semplice voglia di confrontarsi e aggiornare un progetto dall’immaginario molto chiaro e definito”. Facile intuire come la strategia sia stata dettata dalla volontà di trovare nuovi stimoli e alleggerire la propria percezione di gruppo dalle sovrastrutture concettuali che da sempre ne animano la visione.

Bisogna ammettere che la scelta ha dato frutti molto interessanti facendo emergere un approccio si memore una certa tradizione compositiva italiana, ma capace anche di svincolarsi dai canoni prettamente filmici per rivolgere lo sguardo in avanti. Le ispirazioni fondamentali di questo nuovo viaggio sonoro provengono non a caso dai mondi immaginari di Jules Verne o dalle “nuove avventure” di György Ligeti a marcare non un cambio di rotta, quanto un proseguimento alla ricerca di consapevolezze differenti. Nouvelles Aventures suona in effetti come il disco di una band psichedelica che vuole sperimentare sui cardini del proprio riconoscibile suono.

Ne sono dei tipici esempi l’apripista Apnea che viaggia forte in quota soul hip hop mutevole a benedire il cammino, come anche la prima anticipazione del disco, Extraordinaire, sapiente mix di epica poliziotesca e linee space capace di impastarsi perfettamente con ritmi africani e fraseggi noir. Seppur maggiormente orchestrale, Ottofante parte dalle stesse coordinate ma per svicolare in aperture post-rock, mentre il serrato funk rock d’assalto di Gun Powder, così accuratamente aumentato di visioni acide e armonizzazioni celestiali, arriva come un distillato di Calibro sound annata 2023.

Non mancano svisate più squisitamente spy action (Eteretaco) o divertissement di qualità (Bolero!), ma a lasciare il segno ci pensano quei brani ibridi come il funk surf di Dinamometro, che straborda dal solco con marcature riverberate di chitarra a conferire differenti livelli di densità, o il magnetismo del post-rock arabeggiante di Mompracem; come anche la psichedelia cristallina e notturna per divagazioni tex mex siderali di Milan au 30eme siecle o la liquida ipnosi doorsiana da fine della notte di Novecento e Mille.

Un lavoro affascinante che ribadisce la nota statura della band a cui manca però la scelta definitiva di mollare qualsiasi zavorra. Il passo successivo sarebbe quello di vagare libera alla ricerca di nuove città invisibili.

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