Calibro 35
Calibro 35, foto per la stampa di Chiara Mirelli (2023)

La nuova stagione. Intervista ai Calibro 35

I Calibro 35 concluderanno in bellezza il tour estivo relativo a Nouvelles Aventures il 1 settembre al Karel Music Expo di Cagliari. Da giugno la band ha calcato palchi italiani ma anche internazionali dapprima con la doppia data al prestigioso Primavera Sound, sia nella sua storica sede di Barcellona che quella di Madrid, poi all’Off Festival di Cracovia e al Parades De Coura Festival nell’omonima città del Portogallo.

Per la formazione è stato il completamento di una nuova stagione creativa iniziata proprio con le session dell’ultimo album, un disco registrato all’Auditorium Novecento di Napoli pensato sia come un ritorno alle origini sia come il risultato di quindici anni di esperienze accumulate tra album, colonne sonore e progetti collaterali.

I Calibro 35 ritornano ai propri viaggi immaginari attraverso quel peculiare mix strumentale di funk, prog, jazz e suggestioni cinematiche che da sempre ne contraddistinguono il percorso artistico. Su queste pagine, in sede di recensione, lo abbiamo descritto come un lavoro psichedelico che viaggia alla ricerca di nuove consapevolezze per guardare anche oltre la tradizione compositiva filmica.

Una definizione che piace a Tommaso Colliva che in questo botta e risposta tira un po’ le fila di un anno che ha finora regalato belle soddisfazioni all’ora quartetto condiviso con Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta e Fabio Rondanini che dal vivo, per questo tour, si è avvalso del contributo del bassista Roberto Dragonetti.

Come sta andando il tour e che peculiarità presenta anche rispetto al disco che state presentando?

Negli ultimi anni ci siamo dedicati a progetti speciali come un omaggio a Ennio Morricone o la colonna sonora della Serie TV Blanca per Rai Uno. Progetti che ci hanno insegnato molto ma che sono stati in parte “limitrofi” alla vera essenza di Calibro 35 che è quella di affrontare un certo tipo di atmosfere in formato quartetto con il nostro stile. Il disco nuovo Nouvelles Aventures e questo tour vogliono invece ripartire proprio da dove eravamo rimasti integrando tutte le nuove esperienze nella nostra musica. Anche per questo la scaletta è assai varia.

Il Calibro ha una connotazione molto filmica ma doveste contestualizzarlo a livello di territorio o territori come lo descrivereste?

Calibro 35 fu il nome “di lavorazione” che assegnammo al progetto durante le registrazioni del primo disco 15 anni fa, con l’idea di trovarne uno definitivo più avanti. Non ce l’abbiamo mai fatta perché Calibro 35 riassume tutto l’immaginario da cui siamo partiti – con quell’esplicito riferimento al noir Milano Calibro 9 di Giorgio Scerbanenco da un lato e al cinema con i 35 millimetri dall’altro.

Che rapporto ha il Calibro con la Sardegna?

Un amore totale che ci sembra essere molto corrisposto ma che negli ultimi anni ha avuto una frequentazione troppo saltuaria. Promettiamo di mettercela tutta a tornare più spesso.

E visto che l’ultimo disco è stato inciso all’Auditorium Novecento di Napoli che rapporto ha con la città?

La scelta di registrare in una città diversa da Milano, Roma o Torino è stata in primis dettata dall’esigenza di staccare completamente dalle nostre routine quando registriamo un disco. Farlo nelle città in cui viviamo sarebbe pressoché impossibile e dopo aver sperimentato New York (con Ogni Riferimento… del 2012) e Londra (SPACE 2015) ci siamo detti “perché non andiamo da qualche parte in Italia?”.

La cosa ha trovato una quadra quando abbiamo pensato a un luogo magico e ricco di storia come Auditorium Novecento: uno studio dove siamo riusciti a chiuderci nella nostra bolla senza sentirci fuori luogo coi nostri strumenti vintage.

Calibro 35
Calibro 35, foto per la stampa (2023)

Come mai questo titolo all’Album?

Siamo nati come un progetto da studio che non aveva volontà di diventare una band stabile. Ci siam ritrovati invece a viaggiare in lungo e in largo per portare la nostra musica ovunque e a lavorare in studio espandendo man mano quello che facciamo. Dopo quindici anni, otto dischi, una manciata di colonne sonore e svariati altri progetti volevamo in qualche modo tornare alle origini aprendoci a Nuove Avventure da affrontare facendoci forti di tutte le cose imparate durante le puntate precedenti… come se fosse la seconda stagione di una serie dopo aver visto i primi dodici episodi.

Lo scrivevamo in sede di recensione Nouvelles Aventures suona come il disco di una band psichedelica che vuole sperimentare sui cardini del proprio riconoscibile suono. Vi ci trovate? E se sì come si colloca questo disco rispetto ai precedenti ed eventualmente al prossimo che andrete a incidere?

Dopo aver discusso di molti ipotetici concept anche molto stretti si è deciso di abbandonarli praticamente tutti a priori, entrare in studio e vedere cosa succedeva senza ragionare troppo, ché temevamo ci avrebbe ingessato inutilmente. È di conseguenza un disco molto ampio musicalmente ma che ci rappresenta al 100%, per questo la tua definizione mi sembra calzante e sono felice se passa questo.

Come sono nati i brani del nuovo album? E in generale da cosa si sviluppa un brano del Calibro? Sono cambiate le strategie e le ispirazioni durante gli anni?

Siamo in continua evoluzione, diversissimi dai nostri inizi e diversi – probabilmente – da quello che saremo domani. Contribuiamo tutti alla scrittura dei brani sia proponendo idee individuali sia mettendoci a servizio di quelle degli altri.

Anche le ispirazioni seguono un percorso simile: ognuno porta quelle che pensa siano adatte. In questo modo si cresce assieme, nutrendoci dei rispettivi punti di vista.

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