Recensioni

7.3

Li avevamo lasciati due anni fa, i Calibro 35, nel bel mezzo della loro folgorazione per l’Architettura, mentre tributavano i maestri della Geometria e del Tecnigrafo – Archizoom e Superstudio su tutti – a suon di groove, afrobeat e funkettoni sparsi. Quella sorta di sonorizzazione per acciaio e cemento armato che era Decade (inteso all’inglese, non all’italiana) metteva il punto fermo a conclusione del primo decennio di attività della band, cominciata nel 2007 con l’omonimo esordio.  Da quegli inizi tutti poliziotteschi, P38 e derapate tanto è cambiato e quelli del Calibro 35 sono cresciuti in maniera costante ed esponenziale, colorando il loro già vasto vocabolario con termini sempre nuovi e ricchi, sperimentando nuovi stili per cercare nuovi sbocchi e direzioni. La stagnazione – e questa è una verità lapalissiana – non fa parte del loro bagaglio, perché sono curiosi, attenti e abbastanza umili da mettersi  in gioco e in discussione. MOMENTUM è la decisa e concreta testimonianza di questa attitudine.

Licenziato dalla fedelissima Record Kicks, MOMENTUM si deve considerare come il punto zero del nuovo corso dei Calibro 35 che, se dovesse mantenere le premesse, si prospetta decisamente luminoso. Novità? Tante, a partire dalla direzione presa dai cinque dell’Apocalisse, decisamente indirizzata verso quelle sonorità che stanno caratterizzando quella corrente che mi piace definire la New Wave of British Experimental Jazz. Pensate ad un titanico clash tra The Comet is Coming, Nubiyan TwistBADBADNOTGOOD, e Gian Piero Reverberi: fatto? Bene, ci siamo. Una sorta di cinematic hip-hop, sparati in faccia già nei primi attimi della openin’track Glory Fake Nation, con l’inesorabile drumming di Rondanini a fare la voce grossa come a mettere da subito le cose in chiaro; ma anche nei tre minuti e spiccioli di Stan Lee, che vede la partecipazione di Illa J, ex Slum Village e fratello del più noto e venerato (mai troppo) J Dilla, in cui i Calibro si divertono a fare i BADBADNOTGOOD della Madunina, pittando i flow di J a suon di soul e jazz.

C’è spazio per tutto in MOMENTUM, per i grandi classici nelle loro corde come Death of Storytelling (implicito rimando a Stan Lee?) e Tom Down, ma anche per voli in spazi aerei di Shabaka Hutchings come Automata che sembra uscita da una jam con The Comet is Coming. Saltellando tra lo space-funk di Thunderstorms and Data e l’errennebì di Black Moon con il featuring della Mc MEI, si arriva dritti dritti a Fail It Till You Make It, forse la composizione più importante del disco. Scandita da un Rondanini in stato di grazia (e due), Fail It Till You Make It è un brillante lavoro corale in cui tutti i componenti portano tasselli fondamenti per la realizzazione di un impressionante mosaico sonoro. Imprescindibile traccia per capire chi sono ora in questo momentum storico i Calibro e dove stanno andando. Chiudono i giochi 4×4 e One Nation Under a Format, degna conclusione di un lavoro importante e coraggioso. “Tutti i suoni sono veri e reali al 100%”, recita il comunicato stampa di accompagnamento (simile dicitura si trovava nei Booklet dei primi album dei RATM) e si potrebbe dire che si sente eccome e non è scontato dirlo, però in un momento storico così particolare dominato da sampler e da plugin fa un certo effetto leggerlo e, soprattutto, sentirlo. 

Momentum è, senza se e senza ma, il lavoro più completo e importante della discografia dei Calibro 35, la loro opera omnia. La prima pietra per la costruzione di nuove cattedrali sonore è stata posata; a noi non resta che aspettare comodamente la rifinitura dell’ultima guglia per ammirare lo spettacolo. 

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