Recensioni

È una felice coincidenza che il libro del fotografo americano riesca — al suo terzo tentativo di pubblicazione in oltre vent’anni — ad arrivare in libreria proprio ora, a poche settimane sia dall’apertura del David Bowie Centre a Londra sia dalla release di I Can’t Give Everything Away, sesto e ultimo box della Parlophone dedicato alla fase discografica finale di David Bowie. Quasi una puntuale documentazione di un periodo a volte sottovalutato.

Per la verità, il percorso artistico di Frank Ockenfels 3, specializzato nel ritrarre celebrità del mondo musicale, cinematografico e non solo, aveva incrociato quello del cantante già nella sua fase forse più inconsueta, quando David aveva deciso di “sfumare” la propria identità nel progetto Tin Machine. L’atipicità e la giocosità di Frank (qui la nostra recensione al suo Volume 3) colpirono a tal punto Bowie da fargli decidere di richiamarlo ripetutamente negli anni successivi e collaborare assieme, supportando i suoi progetti musicali: copertine e booklet per le uscite ufficiali (Earthling e Reality), shooting per promuovere i propri lavori presso la stampa internazionale (1.Outside, Hours e Heathen) e collaborazioni in studio con alcuni colleghi (quella jazz con Angelo Badalamenti e quella revival-glam con i Placebo). Alcune immagini vennero commissionate da testate specializzate, finendo più di una volta sulle loro prime pagine, ad esempio The New York Times, Rolling Stone o Q Magazine.

Collaboration presenta un totale di 16 sessioni fotografiche (quasi tutte in studi di posa e, fatta eccezione per la prima, tutte realizzate a New York) lungo un periodo di 15 anni. Sfogliandolo, si nota subito l’alto numero di scatti totalmente inediti, rimasti tali almeno fino a queste settimane, quando sono emerse alcune preview in rete.

Bowie posa davanti agli obiettivi di Ockenfels in modi molto diversificati: in alcuni shooting il livello di glamour viene portato incredibilmente in alto, indossando abiti elegantissimi — con alcuni colori primari particolarmente sgargianti — nei panni di un attraente dandy di fine millennio. In altri si concede alle sperimentazioni dell’americano per decostruire la propria immagine, spingendo verso territori inconsueti e perturbanti: un lavoro sopraffino, perché se in precedenza il cantante aveva lambito sentieri simili nelle tante maschere della sua lunga carriera — grazie soprattutto all’uso di make-up, camuffamenti e mise-en-scène di abiti — qui tutto viene realizzato quasi esclusivamente attraverso le inconsuete lenti del mezzo fotografico. La deformazione del viso e del corpo viene proposta con una messa a fuoco atipica, la sovrapposizione o l’accostamento di diversi frame e la sperimentazione voluta o casuale degli scatti ancora analogici dentro la camera oscura. Ne nasce un percorso parallelo di stilosa bellezza e mostruosità seducente (in parte sperimentato anche con Floria Sigismondi, vedi la nostra recensione), reso possibile sia dall’apertura e generosità di Bowie, sia dalla curiosità e professionalità di Ockenfels. Il primo presta il corpo e lo sguardo con un’attitudine affinata sin da metà anni ’60, album dopo album, interagendo con una lunga lista di fotografi. Il secondo obbedisce alle richieste del suo committente evitando ripetizioni, contaminando le reciproche fantasie e ispirazioni.

Enigmatica la sezione intitolata Berlin Project, alla ricerca di un mood vicino a Il gabinetto del dottor Caligari; affascinante invece la serie di istantanee ispirate allo studio dal ritratto di Innocenzo X di Francis Bacon, rielaborazione deformata a sua volta del ritratto di Diego Velázquez.

L’abbondanza delle fotografie realizzate in occasione degli album ufficiali è tale che nel corso degli anni, oltre a locandine, poster e articoli vari, ha alimentato anche progetti alternativi: la copertina dell’edizione americana di The Buddha of Suburbia, l’album a lungo rimasto inedito Toy, il cofanetto sopracitato e il precedente Brilliant Adventure.

Per Bowie, da sempre abituato a vendere un pezzetto della propria immagine in modi sempre diversi, l’apporto di Ockenfels ha ampliato le sue potenzialità. Ne siamo consapevoli solo ora, alla luce di queste 256 pagine di grande formato, stampate su carta patinata opaca e rilegate con copertina rigida in Italia da D’Auria Printing, per Abrams Books. All’interno della copertina, il fotografo interviene scarabocchiando e disegnando a china alcune istantanee, aggiungendo frammenti di frasi vagamente leggibili ai margini, creando collage e pastiche di immagini e parole. A primi piani o figure intere a piena pagina — a colori, in bianco e nero o seppia — si affiancano fogli di lavoro con le stills dove David ha annotato le proprie scelte ed esclusioni, oppure appunti di Frank dai suoi journals, per la composizione di un’inquadratura. Sono presenti anche foto di patchwork privati, assemblati incollando negativi, schizzi, ritagli di riviste e giornali.

Il capitolo tredicesimo documenta l’unico concerto dal vivo incluso: una data presso il Beacon Theatre di Manhattan, ottobre 2002, per l’Heathen Tour. Un reportage magnifico, come le immagini promozionali per Reality, ennesimo disco in studio dell’ex Thin White Duke, ancora ignaro del suo imminente ritiro mediatico.

L’ultima occasione di incontro e collaborazione risale al maggio 2006, per i 20 anni di Q Magazine, con un Bowie meno alieno e altero del solito, probabilmente con qualche problema di salute. Il volume si chiude come si apre, con pagine fitte di provini in bianco e nero per Hours, figurine «alterate» con disegni di faccine mostruose, inchiostro sparso e pezzi di nastro adesivo appiccicati direttamente sopra la rock star. Un’arte ibrida, bizzarra e stupefacente, introdotta dalla prefazione del giornalista musicale Joe Levy e graficamente concepita da Beth Middleworth.

Tuttavia, nemmeno questo meraviglioso feeling tra i due artisti avrebbe scalfito il successivo isolamento auto-impostosi da Bowie, che si sarebbe concesso esclusivamente all’obiettivo del suo assistente personale, Jimmy King, concentrandosi completamente sulla gravità della sua Blackstar.

© Frank Ockenfels 3
Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette