Recensioni

The Green Light devouring the sun is a popular alchemical symbol. A metaphor for when a sulfate purifies matter, leaving behind the gold within matter. An acid that eats anything, except gold. A metaphor for when a person is purified, on a higher spiritual path.
Rosarium Philosophorum, 1550
Pochi artisti dell’immagine possono vantare una “duttilità” nelle arti visive pari a quella di Floria Sigismondi. Durante la sua carriera l’artista italo-canadese ha dimostrato di muoversi agilmente tra pittura, fotografia, pubblicità, videoclip, cortometraggi, serie-TV e cinema, infondendo in essi la propria particolarissima impronta. La sua è una disturbante miscela di vari ingredienti: il feticismo per le bambole, l’attrazione per rettili e gatti, gli incubi gotici, i colori intensi e accesi, l’androginia e la deformazione dei corpi umani, gli ambienti estremi.
Eat The Sun è il terzo volume fotografico che la Sigismondi pubblica attraverso la casa editrice tedesca gestalten. In Redemption (1998) e Immune (2005) venivano collezionate soprattutto le immagini derivanti dai videoclip che l’artista aveva diretto nella prima parte della sua carriera: attraverso di essi era riuscita ad affermarsi e a liberare in qualche modo la propria creatività e le sue personali ossessioni. In alcuni casi Floria aveva dovuto in parte adattare le proprie visioni ai committenti (Leonard Cohen, Fiona Apple), ma il più delle volte aveva contaminato, sottolineato e arricchito la loro immagine: rese per esempio nuovamente alieno David Bowie in Little Wonder (di fatto terrestre solo nel titolo dell’album dal quale era tratto il singolo, Earthling), lanciò l’immagine gore ed estrema di Marilyn Manson e accentuò, estremizzandoli, alcuni tratti dark di Björk, The Cure, Tricky, Incubus, The White Stripes… Per altri si trattò addirittura di uno stravolgimento (Page & Plant, Christina Aguilera, Katy Perry, Rihanna).
Questo libro documenta invece la seconda parte dei 25 anni di carriera dell’artista: prevalgono qui le esperienze cinematografiche e televisive, ma senza dimenticare i videoclip, le incursioni nella moda o i servizi esclusivi per qualche importante rivista di settore. Ecco dunque Dakota Fanning e Kristine Stewart sul set del suo primo lungometraggio The Runaways (2010), un irriconoscibile Matthew Bellamy in Supermassive Black Hole (2006), uno stiloso Justin Timberlake dal video di Mirrors (2013), l’ambiguo e trasformista Lawrence Rothman (che qui firma anche la prefazione), un inquietante e simil-Joker Andy Serkis e ancora Alice Glass, Nicole Kidman, Cynthia Nixon. Questi scatti si caratterizzano per una maggiore eleganza rispetto a quelli delle precedenti pubblicazioni, sia per la mise en scene che per i soggetti trattati. Ad ogni modo è interessante osservare come Eat The Sun sembri muoversi maggiormente nei margini dei suoi lavori: molte infatti sono le foto a personaggi secondari e comparse dai set dell’artista, ma non per questo meno importanti o meno cariche di significato. Ecco dunque che dai due video per la ricaduta sulla Terra di Bowie, The Stars Are Out Tonight e The Next Day (2013), viene dato molto spazio non solo al suo protagonista e ai personaggi di contorno (niente meno che Tilda Swinton e Marion Cotilliard) ma anche a modelli e modelle come Iselin Steiro, Denna Thomsen, Saskia De Brauw o Andrea Pejic.
Meno mostri e macabri freak in definitiva, ma altrettanti personaggi in parti assolutamente stranianti e all’interno di evocative immagini: Timothée Chalamet, Jack White, Saoirse Ronan, Kenneth Anger, Elle Fanning. In tutto questo non resta che citare qualche autoscatto della stessa Sigismondi e l’anticipazione del suo nuovo progetto (The Turning, l’horror che sarà nei cinema a gennaio 2020) attraverso i primi piani a un intenso Finn Wolfhard e a una meravigliosa Mackenzie Davis.
Facile restare stregati davanti alle grandi pagine di questo libro dalla egregia fattura editoriale, ma ancora più facile perdersi nelle fervide fantasie di un’artista che come quasi nessun altro è riuscita a condividere i (e a farci entrare nei) suoi personalissimi incubi.
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