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Che cosa resta dei fiori una volta che li raccogliamo? C’è più vita in una radice nascosta nel sottosuolo o in un petalo che cade in piena vista da un bellissimo vaso? Ma soprattutto, perché a Roma i fiorai restano aperti tutta la notte? A questi e molti altri interrogativi prova a dare una risposta Andrea Spiridigliozzi nel suo EP d’esordio, Sospiri.

La copertina del disco si ispira all’estetica del musicista brasiliano Cartola e ricorda quella di Brian D’Addario nell’ottimo Till The Morning; le sonorità sono quelle, tutte verdeoro, della bossanova e della musica popolare brasiliana alla maniera di Milton Nascimento e del Clube da Esquina. Il singolo Fiore Nel Cuor è un toccasana leggero ed elegante, perché il lusso dell’esistenza, come insegnano in Sud America, è potersela godere a battiti rallentati. Impossibile, ascoltandolo, non scomodare l’inflazionato concetto di saudade, ma anche quello, assai meno celebrato, della gioia, della bellezza ricercata nelle cose semplici e nella musica ben fatta (senza etichetta).

Andrea è un ragazzo classe 1998, diplomato in chitarra jazz al Conservatorio di Santa Cecilia, attivissimo nel sociale e come chitarrista turnista per progetti come Labadessa e Orchestra Ravvicinata del Terzo Tipo. Quest’esordio, prodotto in collaborazione con Sami Bianchi, parla di Roma, di periferie, di Casalotti, di ruspanti gruppi Facebook di quartiere, accordi diminuiti e raffinatissime dominanti secondarie, in un meraviglioso melting pot dall’animo gentile e dalla struttura ricercata. La realtà quotidiana viene tagliata a fette in Autolisi, sospirata in una piccola libreria di Battistini dove si vendono romanzi Harmony. C’è poi l’introspettiva Relazioni Amorose, con la sua coda arricchita da archi e fiati, così come quella in crescendo dell’ultimo brano, Noi, se, dove esordisce con forza anche la sua chitarra elettrica.

Le connessioni carioca in Italia si devono soprattutto a Ornella Vanoni e Toquinho, a Stefano Bollani, Fabio Concato e, più recentemente, a Gaia e ai Selton. Fiore Nel Cuor riapre questo interessantissimo dialogo. Perché la saudade è soprattutto una postura emotiva davanti al mondo, uno strumento per abitare il qui e ora con malinconia (che poi non è altro che consapevolezza) ed eleganza quotidiana. E allora la bossanova pop di Sospiri è un coloratissimo vestito buono per tutte le stagioni.

Il fiore è da sempre lo strumento narrativo perfetto per indicare la caducità del tempo e della bellezza, ma i fiori recisi continuano a vivere nei profumi dei salotti, nella gioia degli occhi di chi li riceve e nelle notti romane più buie e periferiche, quelle che Andrea abita da sempre e restituisce in brani di altissimo spessore tecnico ed emotivo. E mentre c’è chi avanza le ipotesi più sinistre sul perché dei chioschi aperti alle tre di notte in giro per la capitale, tra degrado, lassismo amministrativo e l’ombra mai completamente diradata della droga e dello sfruttamento, Spiridigliozzi sceglie di concentrarsi sulla bellezza e sul risvolto più nobile della questione: i fiori sono un bene di prima necessità, come la meraviglia che suscitano, l’amore che comunicano, la fugacità dei momenti di gioia che regalano e la malinconia che il loro ricordo inevitabilmente lascia, cristallizzandosi spesso nell’arte.

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