Recensioni

Veicolo straordinario di immagini ed emozioni, la musica è spesso in grado di travalicare ogni confine portando l’ascoltatore verso territori nuovi da esplorare a occhi chiusi. Si tratta di una magia misteriosa resa possibile non solo dalla sensibilità di chi ne fruisce ma soprattutto dalla maestria di chi la esegue. Ne sa qualcosa in merito Paolo Angeli che, grazie proprio alla forza immaginifica delle sue produzioni, riesce con estrema poesia a tramutare il suono in vera e propria visione. O almeno, questo è ciò a cui si assiste durante una sua esibizione dal vivo.
Reduce dalla sua ultima fatica discografica, Níjar, il compositore e chitarrista gallurese è attualmente impegnato in un tour che si concluderà presto con una tappa a Roma e una a Madrid (rispettivamente il 26 e il 29 novembre). Fra le città toccate di recente vi è stata anche Torino che, lo scorso 22 novembre, lo ha accolto all’interno del Magazzino sul Po.
Presentato come evento off della rassegna targata TUM, Jazz Is Dead, il concerto è andato prevedibilmente soldout confermando il grosso affetto di un pubblico in trepida attesa di quei personalissimi naufragi emotivi che soltanto Angeli sa provocare.

Filo conduttore di questa esperienza è l’attraversamento di quelle che l’artista definisce tre macroisole, o meglio tre continenti che altro non sono che i suoi album più recenti: Jar’a, con il suo ritorno a una Sardegna più ancestrale, Rade – definito dallo stesso Angeli come “un tributo ai popoli del Mediterraneo e una rivendicazione della Sardegna in quanto punto d’incontro e di scontro di civiltà e di mediazione culturale fra Oriente e Occidente” –, e Nija, dedicato al poeta spagnolo Federico Garcia Lorca.
Idealmente accolto all’interno di un’imbarcazione immaginaria, il pubblico è stato così traghettato tra un’isola e l’altra a suon di ritmi e atmosfere in costante mutamento.
Fra melodie dal sapore arabeggiante, accenni di flamenco e sonorità che abbracciano tanto il prog quanto le sperimentazioni post industrial, ci si è lasciati cullare senza sosta per un’ora e mezza filata proprio come se si stesse galleggiando sulle onde di un mare amicale e non ostile.

Accompagnato dalla sua fedelissima chitarra sarda preparata (ovvero una sorta di orchestra a 25 corde assemblata in puro stile DIY), il musicista si è fatto così cantore di un viaggio epico, fatto di esodi, derive e approdi, da vivere tutto d’un fiato. A circondare l’atipico nostromo effetti e pedali di ogni tipo che hanno contribuito a far assumere al suo strumento forme e dimensioni sempre diverse: dapprima arpa, poi contrabbasso, violoncello e addirittura batteria. Cangiante, proprio come la sua anima artistica, la chitarra modificata di Angeli è un riflesso di sé stesso: la manifestazione di un alter ego che, grazie a un intricato sistema di ponti, eliche e martelletti, favorisce la visualizzazione di paesaggi lontani e di imprese struggenti.
In un alternarsi di climax e inabissamenti, si è giunti infine al termine dello spettacolo con un bis cantato esplicitamente rivolto al III atto del dramma di Lorca, Bodas de Sangre: un momento carico di pathos che conferma la sensibilità estrema di uno degli autori italiani più interessanti e genuini del nostro tempo.
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