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Il debutto italiano dello sgangherato collettivo Africa Express è una festa nel vero senso della parola, c’è la presentazione di un nuovo album a stretto giro – Bahidorá – ma è prima di tutto, anche con un filo di giusta e ovvia retorica del caso, la genuina celebrazione di un modo di concepire la musica, aperto, condiviso e universale. Con un Damon Albarn dall’improbabile completo grigio coi pantaloni che quasi gli toccano terra, arrivano cinquanta musicisti che si passano la staffetta nelle due ore circa di show, una ventina di pezzi in tutto, col backstage intasatissimo che è un via vai continuo.

Si salta, si balla, chi sta sul palco si diverte quasi più di chi guarda. In effetti la situazione è piuttosto atipica, con il pubblico ad affrontare pezzi nuovi di zecca ma aspettando in cuor suo una zampata dell’Abnormal Dan che ovviamente non arriva neanche per sogno. L’ex dente d’oro di Leytonstone se ne sta in disparte, non vuole che le luci siano per lui, e anche la policy per i fotografi prevede scatti che riprendano minimo due musicisti, a suggellare un concept a tasso zero protagonismo.

Albarn si piazza sulla sinistra tra piano e tastiere, accenna qualcosa (ogni volta che prende la melodica tutti preghiamo che parta Clint Eastwood), si alza in piedi e girovaga sul palco a forzare spesso applausi per i suoi compagni d’avventura, ogni tanto prende il microfono, cita Elon Musk e sottolinea (giustamente) la poesia del Teatro Romano di Ostia Antica su cui vigila una luna brillantissima, un paio di volte canta pure e perfino in spagnolo (Soledad).

Africa Express al Teatro di Ostia Antica (foto gallery di Alice Blandini 2025)

La sua è pura presenza a certificare la bontà del progetto e nulla più. Ma i bicchieri diventano in rapida sequenza uno, due, tre e inevitabilmente arriva il ko tecnico, inciampa, cade, lascia spesso il posto nel bel mezzo della performance e a un certo punto si concede un inaspettato e sguaiato twerk, che per fortuna si conclude in un attimo. Ma come fai a non volergli bene?

Africa Express al Teatro di Ostia Antica (foto gallery di Alice Blandini 2025)

Per il resto, il disco si preannuncia già una curiosa girandola di mood e stili a incrociare suoni dal mondo, poderosa la voce di Luisa Almaguer, niente male il fronte hip hop afro, ma la pattuglia messicana – che si mette anche a lanciare dischi alle prime file, momento splendido – stravince col suo profluvio di fiati. Ah, c’è anche spazio per una bizarra cover di Panic degli Smiths.

Si chiude con un finale in levare col pubblico, in generale preso molto bene, che azzera del tutto le distanze e su invito invade letteralmente il palco, sommergendo Damon. Il concerto termina nell’anarchia e la band non viene neanche a prendersi gli applausi. Divertente, nulla da dire.

La foto gallery di Alice Blandini.

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