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Perché no, sarebbe dovuto essere questo il vero party per la fine del mondo immaginato per Humanz. Allora Damon chiamò a sé una parata di stelle USA, ora invece, come da tradizione Africa Express, a circondare il Nostro è un cospicuo team formato da colleghi occidentali e artisti sudafricani. Volendo citare nuovamente i Gorillaz, stavolta quelli di The Now Now, all’epoca non potevamo non sottolineare un Albarn mai così geloso e protettivo verso la sua creatura. Oggi la situazione è praticamente identica: Africa Express è qualcosa di più di un estemporaneo side project al sapor d’Africa (d’altronde mica ti fai sbattere fuori dal palco dopo 5 ore di concerto tanto per…). E pur essendo sempre impegnato a muovere i fili in cabina di regia, attento a non inciampare nelle sabbie mobili dell’esotismo, stavolta l’abnormal dan ci mette la voce più del solito, casomai qualcuno si dimenticasse che sa essere tanto mente quanto braccio.

Occhio a chiamarla world music, questa registrata a Johannesburg lo scorso gennaio in appena sette giorni (Egoli è la traduzione in lingua Xhosa della metropoli in questione) è una più che valida opera che parte da e sempre ritorna al Continente Nero, ma aggrappandosi salda alle sue radici, abbraccia un’idea di pop potabile il giusto (la press utilizza invece la bella definizione, magari un po’ forzata, di joyous sounds of Afro Futurism) che volteggia leggiadra in uptempo (ma senza farsi mancare deliziosi momenti folk), tra il divertente inno di una Rimini immaginaria che torna a fare il botto negli anni ’10 (City In lights), funk robotico o forse sorridente post-punk (Become The Tiger), dancehall asciugata nella trap (ma quella che piace noi, No Games). Assieme agli alfieri del genere, gli Infamous Boyz, ci si gioca inoltre la carta gqom (The Return Of Bacardi, Sizi Freaks), in sintesi l’house locale assieme al kwaito, e in pratica quel sound of Durban che in tempi non sospetti – date un nuovo ascolto al numero finale del Fabriclive per conferma – mandò ai pazzi uno come Steve Goodman (e prima Mike Paradinas).

Forse Egoli è tutt’altro che un party per la fine del mondo. È semplicemente un nuovo messaggio nella bottiglia per la travagliata fase di uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Se vogliamo, una risposta di speranza a Merrie Land. Rimane da dire che, al netto di In C, è il miglior capitolo del progetto finora.

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