Verdena
Verdena, foto per la stampa 2022

Weekend discografico. In streaming gli album di Verdena, Francesco Bianconi, Josephine Foster, Jethro Tull e altri

Weekend discografico. In streaming gli album di Verdena, Francesco Bianconi, Josephine Foster, Jethro Tull e altri

È finito il primo mese del 2022 ed è tempo di iniziare nuovamente un ciclo di pubblicazioni per la rubrica del weekend discografico, spazio dedicato alle nuove uscite in formato album ed EP.

Dovessimo fare un breve riassunto del mese, scorrendo la nostra sezione weekly a ritroso fino al weekend del 7-9 gennaio, da segnalare, volendo restringere al massimo sulle uscite più rilevanti, ci sono Antidawn, il dibattuto EP di Burial, che comunque dalle nostre parti è stato ben accolto da Lorenzo Montefinese, e DAWN FM, l’album a sorpresa di The Weeknd, che ha rappresentato la prima grande uscita dell’anno. Un disco che riprende un po’ il concept di uno dei suoi produttori Oneohtrix Point Never per condurre l’ascoltatore sulle frequenze di una radio bloccata in un ritorno al futuro 70s e 90s, tra disco-funk ed electro-pop fatto di Daft Punk e Quincy Jones. Fattori che non potevano non far scattare paralleli con Random Access Memories e non a caso, visto il coinvolgimento dell’iconico produttore di (tra gli altri) Michael Jackson, che lì sta al posto di Moroder.

Inoltre, se per l’Italia Sick Luke ha fatto capire in X2 che nel prossimo lustro la trap scivolerà sempre più (già è così, vedi Madame prezzemolino, Chiello, ecc.) verso un pop che ha vampirizzato altre frequenze da radio FM, ovvero quelle di indie (nell’accezione “moderna”) e rock, Ditonellapiaga ci dice che all’interno dell’etichetta ombrello “urban” ci possono stare cose interessanti, come i suoi tagli jazz. Camouflage, debut della cantante romana che presto affiancherà Rettore a Sanremo 2022, non è niente male, e di fatti su SA porta a casa recensione e valutazione più che discreta.

Non proprio urban e sicuramente meno arty che mai, anche FKA Twigs si è riaffacciata sul mercato discografico con alle spalle una major questa volta. Qualcuno, malignando, ha detto che sembra più frutto delle sue Instagram stories più che della creatività a cui in passato ci ha abituati. Eppure Caprisongs non è un brutto lavoro, anzi, a partire dal lato della produzione e dei suoi bei videoclip.

Gennaio ha segnato anche il ritorno di Cat Power come ottima interprete e di Daniel Blumberg  come altrettanto ispirato e per nulla scontato autore di colonne sonore (The World To Come). Così come Murubutu, abbandonato un po’ lo storytelling spinto, convince pienamente con testi che sembrano voler affrescare, prima ancora che raccontare, nel suo Storie d’amore con pioggia e altri racconti di rovesci e temporali. Sempre questo primo mese dell’anno la fanbase italiana di Bonobo si è fomentata sulla nostra pagina Fb per lo scarso riscontro che il suo Fragments ha avuto in sede di recensione. Quella di Elvis Costello ha invece dimostrato di apprezzare, accodandosi al nostro articolo su The Boy Named If, l’album del ritorno alla gioventù (sua e universalmente nostra) che finora si piazza tra i lavori anti-lockdown più gioiosi e contagiosi prodotti in questo primissimo scorcio d’anno.

Parlando di rap, due dischi: Virus di Noyz Narcos, della serie sai quello che trovi (e trovi bene), e Sick! di Earl Sweatshirt, fuoriclasse del flow anti-virtuoso che lo conferma il miglior underdog della scena, e questo grazie a produzioni fumose e minimali, jazzate e lo-fi, lontane dall’hook facile e dallo stardom Hip Hop.

Sul post-punk e su quel cantato parlato che in UK va tanto di moda, gli Yard Act di The Overload portano a casa il risultato senza beccarsi la telefonata critica di cloni dei cloni ecc. Per qualcuno la band è esattamente questo, ma da queste parti non la pensiamo così. Rimanendo sulle chitarre ma spostandoci sull’Italia: il disco del mese lo consegnano i Gomma con Zombie Cowboys, che arricchisce il tipico tiro post-core nineties della band con forti dosi di southern rock e cupezza post-punk. E rubiamo le parole a Massimo Onza che ha curato anche la recensione del ritorno dei Boris: l’album W del trio giapponese si spinge oltre i singoli generi utilizzandoli come tasselli di una narrazione complessa e autoriale.

C’è poi chi come Biosphere, in Shortwave Memories, partendo dal voler fare un omaggio al post-punk è finito per disegnare un prequel di compilation di culto come Artificial Intelligence, ovvero la raccolta che ha segnato l’inizio di una scena finita negli anni ’90 sotto l’amata/odiata etichetta di IDM. C’è chi invece, come i Deaf Club, riattualizza la furia post-core della San Diego anni ’90 arricchendola di gragnuole di blast beat, inserti di elettronica contundente e noise caotico. Productive Disruption è il devastante esordio sulla lunga distanza della band, un travolgente mix di grind mutante à la Locust e abrasioni à la Swing Kids.

Venendo a questo WE, le buone uscite non mancano. Certo, il ritorno degli Eels (Extreme Witchcraft) e dei Jethro Tull (The Zealot gene) suonano più “mestierati” che altro, come leggerete nelle rispettive recensioni di Ciglio e Soncini, viceversa c’è senz’altro del buono nell’intingolo indie rock, folk e alt-country dei Pinegrove di 11:11, recensito da Raugei. Così come Josephine Foster nel suo Godmother si conferma autrice di classe qui in bilico tra prewar folk e il dipinto di un’origine del mondo musicata coi sintetizzatori.

Piatto forte del fine settimana è comunque la colonna sonora che i Verdena hanno prodotto per l’ultimo film dei fratelli Fratelli D’Innocenzo, America Latina, musicato sulle note di una immaginifica cinematografia dark dai tratti lancinanti (vedi Scintillatore – Kurt Cobain) e desertici (Brazil – Chitarrorista), crudi (Scintillatore – Bambola a gas) così come anche lunari (Stagno Brado). Curioso anche l’ascolto di Accade, l’album di cover (e non solo) di Francesco Bianconi, che già prima dell’uscita aveva catalizzato un bel chiacchiericcio per via della cover-divertissement di Baby K.

Da segnalare doverosamente ci sono anche i Combo Chimbita di IRÉ. Il loro suono, ci dice Boscolo in sede di album, è urban quanto basta, dai ritmi buoni per la pista da ballo e non solo, con la voce stentorea di Carolina Oliveros che recupera anche uno stile folk quasi identitario e un pizzico di sensualità e psichedelia che servono a legare insieme la ricetta. E se quest’ascolto rappresenta un ideale invito al viaggio, quelli di Imarhan (Aboogi) e Beirut (Artifacts) sono alcune delle sue tappe.

Per l’elenco completo delle uscite del weekend vi rimandiamo alla sezione weekly.

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