Prima il timore di disturbare, poi una session notturna a base di chitarre e synth. Così Robert Smith, leader dei Cure, ha rivelato di aver inizialmente rifiutato l’invito a collaborare nel nuovo attesissimo Foreign Tongues, l’album dei Rolling Stones in uscita il prossimo venerdì 10 luglio. Dietro la genesi di Divine Intervention c’è infatti un insolito aneddoto e un pizzico di orgoglio indie che contraddistingue l’anima dei Cure.
Un drink di troppo e la proposta “improvvisa”
Ospite di Speaking In Tongues, il nuovo podcast ufficiale degli Stones rilasciato giusto qualche giorno fa, Smith ha raccontato come si è ritrovato ai Metropolis Studios di Chiswick, a Londra. A fare da tramite è stato il produttore Andrew Watt, con un accordo iniziale piuttosto semplice.
“Mi disse che avevano quasi finito di registrare le tracce e che Mick Jagger era lì per le voci. Mi propose di salire a bere una birra fresca”, spiega il frontman dei Cure, che subito inizia a farsi mille scrupoli:
So cosa significhi stare in studio, specie quando si è lì per cantare. L’ultima cosa che vuoi sono gli ospiti. Il clima è cruciale e la cosa peggiore del mondo è la gente che irrompe per fare festa mentre stai solo cercando di lavorare.
Convinto dall’assistente di Jagger, Smith è riuscito comunque a entrare nella control room, trovandosi faccia a faccia con lui. “Ho guardato oltre il vetro e c’era Mick che cantava. Proprio non me lo aspettavo”.
Poi, tra una chiacchiera e l’altra – e qualche drink – l’atmosfera si è decisamente scaldata: “La mia lingua ha iniziato a sciogliersi e i miei suggerimenti sui brani stavano diventando sempre più assurdi”. Tanto assurdi da spingere Jagger a dirgli: “Ti andrebbe di fare qualcosa nell’album? Suona un po’ di chitarra”. Gelo totale nella stanza:
Ho dovuto rispondere con un ‘No, non posso farlo’. Ero salito lassù con la sola intenzione di ubriacarmi, non mi aspettavo mica di suonare in un disco dei Rolling Stones.
Il colpo di scena durante la notte
Un rifiuto durato solo il tempo necessario a Jagger per finire la sessione e tornare a casa. Rimasto in studio con Watt e con le tracce audio tra le mani, il leader dei Cure ha quindi ceduto al richiamo del suo strumento: “Gli ho detto ‘Dai, colleghiamo la chitarra e facciamo un tentativo‘. Da cosa nasce cosa ..”
Il risultato di quel colpo di testa notturno è ora parte integrante di Foreign Tongues. Robert Smith ha inciso un giro di chitarra fieramente “indie” in Divine Invention e ha firmato anche sintetizzatori e cori per Never Wanna Lose You. Lo stesso Jagger, intervistato da NME, ha ricordato entusiasta il primo impatto in studio:
C’era questo tizio di spalle con una lunga tunica addosso. Quando si è girato, era completamente coperto di rossetto. Gli ho detto ‘Beh, visto che sei qui, conviene che ti metti a fare qualcosa‘”
Un album di grandi ritorni e collaborazioni
L’incontro ravvicinato tra l’oscurità dei Cure e l’energia degli Stones impreziosisce sicuramente un album, Foreign Tongues, che si preannuncia già monumentale. Il successore del pluripremiato Hackney Diamonds (2023) vede anche i preziosi contributi del compianto batterista della band, Charlie Watts, una collaborazione con Paul McCartney e persino una cover del classico di Amy Winehouse, You Know I’m No Good.