La polemica post-Glastonbury 2025 non accenna a placarsi. Dopo il controverso coro “Death, death to the IDF” intonato durante la loro performance, i Bob Vylan si sono ritrovati nel mirino di una bufera politico-mediatica che ha avuto ripercussioni pesanti: indagine penale in corso, concerti cancellati in Germania e Francia, contratti interrotti e visti statunitensi revocati.
Tra i tanti commenti arrivati sul caso, si è espresso anche Damon Albarn, leader di Blur e Gorillaz, che al Times ha definito la performance “uno dei più spettacolari autogol che abbia mai visto”, criticando anche un gesto del frontman Bobby Vylan — una camminata definita “alla passo dell’oca” in tenuta da tennis — e aggiungendo: “Sono tutti così isterici oggigiorno. Il vecchio testosterone ti fa esagerare”.
La versione di Albarn (ma anche di Yorke e Greenwood)
Le dichiarazioni di Albarn arrivano a ridosso della promozione di Bahidorà, ultimo capitolo del collettivo Africa Express, da lui fondato. Nell’intervista rilasciata al Times, il musicista aveva espresso riflessioni sul conflitto israeliano-palestinese e sull’uso della musica come strumento di riconciliazione culturale: “Parte del grande problema della Palestina è il modo in cui la loro identità viene così brutalmente erosa. Africa Express potrebbe andare in Palestina. Non è politica, è cultura. E quindi vorrei andare anche in Israele, per mettere insieme le persone. Se mi chiedessero di andare in Russia, ci andrei. Andrei anche in Ucraina”.
Albarn, come del resto Thom Yorke e Jonny Greenwood nei loro recenti interventi pubblici, non ha mai pronunciato la parola genocidio né posto l’accento sul numero dei morti tra la popolazione di Gaza dall’inizio del conflitto. Ed è proprio su questo punto che i Bob Vylan — come già fatto dai Massive Attack, accorsi pubblicamente in loro sostegno — hanno replicato: “Un aiutino per qualsiasi altro musicista anni ’90 fuori dal mondo a cui venga chiesto dei Bob Vylan a Glastonbury,” hanno scritto su X/Twitter.
La tua risposta dovrebbe probabilmente suonare più o meno così: ‘Oltre 58.000 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023. Più di 700 uccisi mentre cercavano di ricevere aiuti. Oltre 1.400 operatori sanitari uccisi dallo stesso giorno. Un genocidio viene trasmesso in diretta per chiunque voglia vederlo, e il Regno Unito non solo lo permette, ma lo facilita, insieme agli Stati Uniti. Perché stiamo parlando di una punk band?’ Fine
Bob Vylan
Albarn ha più volte espresso sostegno alla causa palestinese. Nella stessa intervista, ha continuato: “Faccio questo mestiere da tanto tempo, ma ancora non ho risposte. È importante dire ciò in cui credi, ma comporta enormi responsabilità”.
Inoltre a Glastonbury, nel 2024, salendo sul palco con i Bombay Bicycle Club, aveva chiesto al pubblico: “Siete pro-Palestina? Sentite che sia una guerra ingiusta?”.
Mediazione culturale?
La sua posizione si conferma improntata a una mediazione culturale. È la stessa logica che ha guidato anche il recente progetto di Johnny Greenwood e Dudu Tassa, che univa musicisti israeliani e arabi e che ha visto cancellare alcune date a causa del sostegno di alcuni organizzatori al BDS, il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele promosso dalla società civile palestinese.
Un movimento a cui aderiscono artisti come Roger Waters, Brian Eno e molti altri, ma che in diversi casi ha suscitato polemiche – anche da parte di Nick Cave – per la sua opposizione a qualsiasi forma di collaborazione transfrontaliera, anche in ambito artistico — una posizione di cui abbiamo più volte approfondito le motivazioni.
Il ritorno live dei Bob Vylan
Nel frattempo, i Bob Vylan hanno recentemente suonato il loro primo live post-Glastonbury al 100 Club. Durante lo show, Bobby Vylan ha invitato il pubblico a non ripetere il coro incriminato: “No no no no no, così mi mettete nei guai. A quanto pare ogni altro coro va bene, ma questo no.” Ha poi guidato il pubblico in un più moderato “Free, free Palestine”.